Quando i giocatori sono più giovani di noi

Cosa pensiamo quando il passare degli anni ci costringe ad ammirare calciatori di una generazione che non è più la nostra.
di Leonardo Colombati 04 Dicembre 2019 alle 15:53

È successo qualche settimana fa. Me ne stavo seduto nel mio solito posto in tribuna allo stadio Olimpico e guardavo la Roma strapazzare l’Istanbul Basaksehir, quando mi sono accorto che esiste qualcosa che davvero hanno in comune Francesco Totti e Nicolò Zaniolo, il passato e il (possibile) futuro della squadra per cui tifo. Quel qualcosa non ha niente a che vedere con la tecnica o il modo di stare in campo: malgrado qualcuno insista nell’equivoco, Zaniolo non è un numero 10, un trequartista, ma quello che ai miei tempi era un numero 8, ovvero un interno di centrocampo – un incrocio tra Marco Tardelli e Nicola Berti. No, quello che hanno in comune il biondo imperatore di Roma e il biondo talento massese è la precocità. Diciamo meglio: è la giovinezza.

Ho visto giocare Totti dal vivo per la prima volta che aveva diciassette anni: era un Roma-Sampdoria di Coppa Italia, il ragazzino fu schierato da centravanti dal primo minuto e ne passarono solo altri due o tre prima di ricevere il benvenuto tra i grandi da Pietro Vierchowod più o meno all’altezza della caviglia che tanti anni dopo gli sarebbe stata fracassata da Vanigli. Zaniolo il suo esordio in maglia giallorossa l’ha fatto con due anni di più sulle spalle, il 26 settembre 2018. Strana coincidenza: il 26 settembre 2018 Totti ha compiuto 42 anni. Sì, perché, mannaggia, quel Roma-Sampdoria con in campo Vierchowod, Gullit, Giannini, Comi, Lombardo, Mancini, Bonacina ed Evani s’è giocato nel dicembre del 1993, ovvero ventisei anni fa.

Ma il calcio produce strani incantesimi e per me il tempo – tutto quel tempo – non è mai passato, e Totti e Zaniolo continuano ad avere, e avranno per sempre, solo i due anni di differenza dei loro diversi esordi. Sono entrambi dei ragazzi. O meglio: tutto questo fino a quando la rivista che avete tra le mani mi ha chiesto di scrivere su quei giocatori nati dopo il primo gennaio 2000.

Ecco, questa è una cosa di cui non mi ero ancora reso conto: mentre Francesco Totti – malgrado l’incantesimo – continua a seguirmi a soli sei anni di distanza nel triste calendario della mezza età (mi aspettano, tra qualche mese, cinquanta candeline che immagino listate a lutto), c’è gente in Serie A che è nata in un secolo diverso dal mio. Zaniolo è fuori da questo elenco per una sola questione di mesi. Ma nei campionati europei si aggirano dei bambini come Kean e Pellegri, o come quel Vinícius Jr che il Real Madrid ha acquistato per poco meno di 50 milioni. Hanno l’età di mia figlia, Dio mio!

Vinícius Júnior è stato acquistato dal Real Madrid a 17 anni per 45 milioni di euro (Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Come è possibile? C’è stato un tempo – che io credevo non finisse più – in cui i calciatori erano tutti più vecchi di me. Ho detto “vecchi”, non “grandi”, perché gente come Romeo Benetti e Luciano Spinosi, il bomber Pruzzo e Ciccio Graziani, Franco Causio e Pietro Paolo Virdis avevano proprio la faccia da vecchio: baffoni, peli, rughe, anche qualche pancetta (chi si ricorda di un centravanti della Roma di nome Giuliano Musiello?). Ancelotti, quando fu falciato dal difensore viola Casagrande e gridò per il ginocchio spezzato nell’allucinante silenzio dello stadio, era per me il “Bimbo”, e così è rimasto nella mia nostalgica palla di vetro (quella che a rovesciarla viene giù la pioggia che ti ghiacciava negli stadi senza ancora la copertura). Ma oggi ha sessant’anni! Ho tifato per gente che ora ha sessant’anni (quasi ottanta, nel caso di Zoff). «Maledetto tempo!» come ha detto Totti, quando si è tolto la maglia per l’ultima volta. Ma l’ha fatto davvero?

Dal numero 30 di Undici
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