10 x Dieci — Zlatan Ibrahimovic

Un giocatore che non ha mai nascosto nulla, in giro per il mondo con una bandiera solo sua.
di Stefano Ciavatta 08 Gennaio 2020 alle 03:13

La storia è nota. Al primo incontro tra i due, Raiola «sembrò uno dei Soprano, jeans, T-shirt Nike e una pancia enorme», mentre Ibrahimovic sfoggiava Rolex, giacca di pelle Gucci e Porsche. Raiola non fu diplomatico: «Pensi di potermi impressionare con queste cose? Trovo che siano tutte cazzate. Dovrai vendere le tue macchine e i tuoi orologi e cominciare ad allenarti tre volte più duramente. La tua statistica fa schifo».

Ibrahimovic i numeri li ha rimessi a posto già nella prima metà della carriera, dopo il guscio Ajax (quando chiese aiuto a Raiola) è esploso con Juventus e Inter, plasmandosi completamente nel campionato italiano, per poi approdare nel 2009 al Barcellona come colpo di mercato, un totale di 184 reti compresa la Nazionale.

Negli anni Dieci, dall’età di 29 anni a oggi, ne ha segnati ancora di più: Milan (56 reti in due anni), Psg (156 gol in quattro stagioni), Manchester United (29 in due anni), Los Angeles Galaxy (53, altro biennio). Prima ancora dei gol americani sul computo totale pesano quelli in Nazionale. Tenendo conto che per gli Azzurri il capocannoniere è ancora Gigi Riva con 35 gol, Ibrahimovic ne ha fatti 40 nelle 49 partite che ha giocato da capitano svedese dal 2010 al 2015. In tutto fanno trecentotrentaquattro (334) marcature nei suoi anni Dieci.

I grandi numeri lo hanno tenuto al riparo da possibili ombre: nelle esultanze a braccia spalancate sta il segno di un giocatore cristallino, che non ha mai nascosto nulla e niente resta tecnicamente inespresso. È stato capocannoniere a Milano dell’ultimo scudetto rossonero, bomber in Francia e uomo dei record del neo-Psg made in Qatar, ha vinto pure l’ultima coppa importante dello United arrivandoci con la green card dei 35 anni.

Quattro gol belli realizzati da Ibrahimovic con le sue ultime quattro squadre di club: in ordine di tempo, ci sono il Milan, il Psg, il Manchester United e i Los Angeles Galaxy

Trofei di ogni tipo, statistiche idem. Fama sempre desta: perché il pallone lo artiglia, fa a sportellate con i difensori, ha il coraggio dalla sua, ricambiato da una fiducia di ferro del tifoso. Però in cima ai numeri c’è spazio anche per un altro bilancio. Molto orgoglioso del suo professionismo e delle quotazioni stratosferiche – idolatria diversa da CR7, più stradarola – Ibra ha girato l’Europa col marchio del figlio di immigrati, generosamente fedele al ghetto multietnico di Rosengård, e quindi all’idea onesta di emergere, imporsi, riscattarsi.

Ma mentre era re delle quotazioni qualcosa è girato dall’altra parte. Era all’Inter, la Champions l’ha vinta il Barça, è andato al Barça e l’Inter è diventata campione d’Europa, è andato al Milan e il Barça ha rivinto la Champions. L’anno dopo, Didier Drogba, più vecchio di lui, ha fatto l’impresa dopo 8 anni di militanza Chelsea. Forse Ibra ha girato troppo, con una bandiera solo sua. E Parigi non è valsa una messa.

*

“10 x Dieci” è la serie di profili dei dieci giocatori che hanno influenzato di più il calcio degli anni Dieci, secondo il giudizio della Redazione di Undici (a parte Messi e Ronaldo). La rassegna è stata pubblicata originariamente sul numero 31 di Undici

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