Il Psg ha un pessimo rapporto col suo settore giovanile

Il club parigino ha formato tanti campioni, che però si sono affermati altrove.
di Redazione Undici 14 Gennaio 2020 alle 15:27

Dopo l’addio di Adrien Rabiot nella scorsa estate, il Psg è rimasto con soli due calciatori cresciuti nel vivaio che vengono utilizzati dal tecnico Tuchel: si tratta di Presnel Kimpembe (1044 minuti in campo per 14 presenze stagionali) e del 17enne Tanguy Kouassi (320 minuti in campo per quattro presenze stagionali). Gli altri giovani formati nell’Academy e aggregati alla prima squadra sono Adil Aouchiche, Loïc Mbe Soh e Arthur Zagre, e hanno tutti minutaggi trascurabili (nessuno supera i 150′ di gioco in tutte le competizioni). Non è una situazione nuova per il club parigino, che da anni vive un rapporto davvero negativo con i giocatori cresciuti nel proprio vivaio: nessuno è riuscito davvero ad affermarsi nel club, Kimpembe è l’unica eccezione a una vera e propria diaspora di talenti. Tra i giocatori “perduti” dal Psg, oltre a Rabiot, ci sono infatti Kinglsey Coman e Matteo Guendouzi, uomini di punta del Bayern Monaco e dell’Arsenal; abbassando solo leggermente il livello, troviamo Moussà Dembélé (Lione), Jonathan Ikoné (Lille), Dan-Axel Zagadou (Borussia Dortmund), Christopher Nkunku (Red Bull Lipsia), Alphonse Areola (Real Madrid).

La situazione va analizzata da due punti di vista differenti: alcuni giovani cresciuti nel Psg lasciano Parigi a parametro zero, oppure per somme risibili, altri invece vengono ceduti dal club per ragioni finanziarie. Al primo gruppo di giocatori appartengono Rabiot e Coman (entrambi passati alla Juventus a titolo gratuito, nel 2014 e nel 2019), Guendouzi (che nel 2014 ha lasciato l’Academy del Psg per unirsi al Lorient), Zagadou (trasferitosi a costo zero nel 2014, al Borussia Dortmund) e Dembélé (per cui il Fulham ha investito 360mila euro nel 2012, quando aveva sedici anni). Il secondo gruppo è invece composto da elementi che hanno generato introiti rilevanti, soprattutto negli ultimi anni: Moussa Diaby e Christopher Nkunku si sono trasferiti in Germania nell’estate 2019, il Psg ha incassato 28 milioni in tutto, 15 per Diaby e 13 per Nkunku; sei mesi fa, anche Stanley Nsoki ha lasciato Parigi e ha firmato per il Nizza, il suo cartellino è stato valutato 12,5 milioni; incassi leggermente inferiori per Timothy Weah (al Lille per dieci milioni) e Arthur Zagre (al Monaco, sempre per dieci milioni). Nel 2018, il Psg ha portato a termine operazioni simili per Jonathan Ikoné (al Lille per cinque milioni) e Odsonne Edouard (passato al Celtic per dieci milioni). Nel 2017, invece, fu la volta di Jean-Kévin Augustin (passato al RB Lipsia per 16 milioni).

Il quotidiano Le Parisien, qualche giorno fa, ha anticipato che anche Tanguy Kouassi potrebbe lasciare il Psg a parametro zero. Il suo contratto, infatti, scadrà il 30 giugno di quest’anno, e il calciatore avrebbe già ricevuto offerte dal Manchester City e dal Lipsia. Insomma, la politica giovanile del club campione di Francia continua a essere incomprensibile, perché se le cessioni “normali” servono anche a dare respiro a un bilancio sempre a rischio, soprattutto in relazione ai parametri del Fair Play Finanziario, la mancata valorizzazione – economica e tecnica – di tanti talenti che si sono segnalati negli ultimi anni ha generato un mancato indotto nelle casse della proprietà qatariota. Secondo i dati di Transfermarkt, infatti, solo Coman, Guendouzi e Dembélé hanno un valore di mercato pari a 150 milioni di euro. Per i loro cartellini, il Psg ha incassato 360mila euro.

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