Classe 2000 — Vinícius Jr

Fantasia e velocità supersonica, in attesa del controllo.
di Redazione Undici 06 Marzo 2020 alle 02:34

La prima cosa che si nota di Vinícius Júnior è la velocità. Tutti i suoi gesti viaggiano su ritmi elevatissimi e potrebbero essere disegnati in un fumetto con le scintille o le saette che lo illuminano tutto intorno. Persino i movimenti più elementari – l’accelerazione, il dribbling, il passaggio, il tiro – rimandano tutti all’idea della rapidità intesa come elemento primordiale del gioco. Non a caso il calcio di Vinícius è immediato e diretto, un’idea verticale priva di qualsiasi sovrastruttura, che vive esclusivamente in funzione della porta. Nel dribbling, ad esempio, scompare quasi del tutto l’elemento barocco che lo avvicinerebbe allo stereotipo dell’ala brasiliana, anzi carioca – è nato a São Gonçalo, nello Stato di Rio de Janeiro, nel luglio del 2000.

Più semplicemente, Vinícius è un attaccante aggressivo, disequilibrante, distante da qualsiasi idea di controllo. È una sensazione che viene confermata anche dai suoi limiti più grandi: gli errori macroscopici e frequenti in alcuni gesti tecnici, per esempio tiri o cross apparentemente semplici, stonano con la sua idea di calcio estremamente verticale e diretta; Vinícius vive per arrivare lì, vicino alla porta avversaria, salvo poi perdersi al momento di concludere o di servire un compagno.

È la più grande spigolosità del suo gioco, che al Real Madrid – un luogo dove i difetti sono amplificati ancor più dei pregi – gli è costata le prime critiche severe, rese ancora più aspre dalle enormi responsabilità che gli sono state affidate fin da subito. Non c’entra solo il cartellino pagato 45 milioni di euro: nella scorsa stagione, Santiago Solari ha sostituito Lopetegui e ha provato a trasformare il Madrid, così Vinícius è diventato in poco tempo un elemento imprescindibile, ha dovuto ignorare il peso di una delle maglie più prestigiose del mondo e ha provato a tirare fuori il Real dalle sabbie mobili.

Poi però sono arrivati un infortunio alla caviglia e l’esonero del tecnico argentino, che hanno ridimensionato la figura di Vinícius. Solo momentaneamente, però: resta il talento di un ragazzo che ben prima di compiere 19 anni aveva toccato quota 100 presenze tra i professionisti, proprio perché la sua qualità e il suo atletismo – che lo rendono un freak anche nel calcio ipercinetico del 2020 – sono così consistenti che lo hanno portato a fare la differenza sui campi brasiliani già da quando era un teenager.

Un po’ di dribbling e trick interessanti, ovviamente velocissimi, di Vinícius Jr

A poco più di un anno dal suo arrivo a Madrid, Vinícius ha già vissuto molte vite, eppure è evidente che finora abbiamo visto appena la punta dell’iceberg. Per rispettare davvero le promesse e non rimanere un incompiuto – e un rimpianto – deve dimostrare di essere in grado di imparare dai suoi errori, di voler lavorare su se stesso, su tutta la parte sommersa del suo gioco. Il primo passo è limare le imperfezioni e le carenze più grandi, soprattutto in fase di definizione. Con gli anni potrà provare ad aggiungere altre facce al suo gioco, ciò che gli serve per diventare un calciatore totale.

*

“Classe 2000” è la serie di profili dei 50 più interessanti calciatori nati nel nuovo millennio, pubblicata originariamente sul numero 30 di Undici e realizzata in collaborazione con Wyscout

Illustrazione di Cristina Amodeo
>

Leggi anche

Calcio
La semifinale tra Atlético Madrid e Arsenal ha dimostrato che un altro calcio, un calcio più equilibrato e difensivo, è ancora possibile (anche se è meno divertente)
Ventiquattr'ore dopo lo spettacolo del Parco dei Principi è andata in scena "l'anti-PSG-Bayern": pochi gol, attacchi contratti, organizzazione tattica da manuale. Vale tanto quanto, se non si dispone di fuoriclasse di grande strappo.
di Redazione Undici
Calcio
La FIFA ha avviato la procedura per obbligare tutti i club del mondo a schierare un giocatore Under 20 o Under 21 cresciuto nel proprio vivaio
Sarebbe una rivoluzione epocale per il calcio, perché costringerebbe le società a cambiare completamente la propria programmazione.
di Redazione Undici
Calcio
PSG-Bayern 5-4 è stata il trionfo dell’attacco sulla difesa, e non ha senso indignarsi: il calcio d’élite, oggi, è un gioco prettamente offensivo
Luis Enrique, Kompany e gli altri allenatori dei top club non fanno altro che valorizzare le qualità dei loro migliori giocatori, anche a rischio di concedere qualche gol in più.
di Alfonso Fasano
Calcio
Per capire lo spettacolo di PSG-Bayern, bisogna guardare Achraf Hakimi: un’ala più che un terzino, ma soprattutto un giocatore decisivo
Il fenomenale esterno marocchino è stato un riferimento offensivo continuo per i suoi compagni, ed è questo a renderlo unico nel suo genere.
di Redazione Undici