La Liga potrebbe finire a luglio, ma il 30 giugno scadrà il contratto di tantissimi giocatori

Il Leganés, per esempio, a giugno perderà il 60% del proprio organico.
di Redazione Undici 16 Marzo 2020 alle 12:42

La scorsa settimana la RFEF ha annunciato che le massime divisioni del calcio spagnolo sono sospese a causa del Coronavirus, ed è stata una decisione accettata con favore da tutti i club. Ovviamente, però, il passo successivo è stato che tutti si sono chiesti quali saranno le conseguenze di questo lockdown visto che il torneo, al momento del suo stop, manca ancora di quindici giornate da giocare, e tutti i verdetti sono in bilico. Nel panorama di incertezza che aleggia sulla Liga, si è ipotizzato anche di far slittare la fine del torneo all’estate, con una programmazione che farebbe terminare il massimo campionato spagnolo circa a luglio: una soluzione che ovviamente implica anche la necessaria posposizione di Euro 2020.  Solo che nella Liga, come ha sottolineato il quotidiano iberico As, ci sono 115 giocatori che terminano il loro contratto il 30 giungo fra prestiti e scadenza naturale del rapporto. Quindi, se il campionato si dovesse protrarre oltre quella data, diciannove squadre su venti non avrebbero a disposizione molti giocatori – l’unico club che non ha calciatori prossimi alla scadenza è il Barcellona.

Una squadra come il Leganés, attualmente penultima in Liga, sa già che dal 30 giugno in poi non avrà a disposizione quattordici giocatori attualmente in rosa; come la squadra castigliana sono in una posizione simile anche il Granada (dodici giocatori), l’Espanyol (dieci), il Real Maiorca (dieci) e il Valladolid (nove) – la media per le venti squadre della Liga è di circa 5,7 giocatori senza contratto a luglio. Oltretutto, in questa situazione ci sono anche nomi importanti del campionato spagnolo, come il secondo portiere del Real Madrid Alphonse Areola – unico giocatore in scadenza a giugno nei Blancos –, il fantasista della Real Sociedad Martin Odegaard, per cui scadrà l’accordo di prestito con il Real Madrid, e poi Florenzi del Valencia, Ben Arfa del Valladolid, Soldado del Granada. Inoltre, a giugno diranno addio al calcio anche Aritz Aduriz dell’Atheltic Bilbao e Santi Cazorla del Villarreal. La situazione è complessa: se la Liga dovesse terminare senza che si giochino le partite rimanenti, i club subirebbero un danno inestimabile; se invece queste gare dovessero essere calendarizzate per l’estate, sarebbe inevitabile pensare a una soluzione straordinaria per risolvere il problema di questi contratti in scadenza.

Oltretutto, e non è una cosa da poco, in Spagna le temperature estive raggiungono picchi che renderebbero difficile lo svolgimento di attività agonistiche di alto livello, tanto che nell’ottobre del 2017, a Siviglia, un match contro il Leganes venne posticipato alle 22:30 a causa della temperatura di 32° registrata nel capoluogo andaluso. Come sottolinea As, non si è mai verificata una situazione simile nella storia della Liga, che in passato, si era fermata al massimo per due giornate. Ma adesso, a causa del Coronavirus, la RFEF dovrà trovare delle risposte a chi chiede come si concluderà un torneo combattutissimo, che al momento del suo stop vede il Barcellona primo a 58 punti e il Real secondo a 56, mentre nella bagarre per le posizioni europee, dal terzo posto al decimo posto ci sono sette squadre nel giro di dieci punti. Nella lotta per evitare la retrocessione è ancora tutto in discussione, con l’Espanyol ultimo a 20 punti staccato solo di sei dalla quartultima posizione, occupata dal Celta Vigo.

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