Calcio

Bellissimo – Inter vs Milan, Serie A 2007

Il giorno in cui Zlatan Ibrahimovic cancellò Ronaldo dal cuore dei tifosi nerazzurri.

Tifare Inter e frequentare un liceo milanese a fine ’900 era una congiuntura quotidiana molto sfavorevole. L’Inter bucava stagioni su stagioni mentre le sue due storiche rivali collezionavano finali di Coppa Campioni e tu, ogni lunedì mattina, ti ritrovavi a difendere l’indifendibile. La sola eclatante eccezione alla regola atterrò a Malpensa nel giugno del 1997. Si chiamava Ronaldo. Per la prima volta nella mia vita da tifoso, l’Inter non era più una nobile in decadenza ma la squadra del giocatore più forte del mondo. Purtroppo l’incantesimo durò poco: il castigo divino che, insieme all’incompetenza della sua dirigenza, perseguitava l’Inter di quegli anni si abbatté anche sulle cartilagini del Fenomeno. Dopo un primo anno folgorante e alcuni stagioni a mezzo servizio, nel 2002 Ronaldo finì così a Madrid a fare il Galactico. Il tutto mentre il Milan vinceva lo scudetto più improbabile della sua bacheca (’98/99), pescava in Ucraina una punta sensazionale e noi gli regalavamo due dei più grandi centrocampisti di sempre. Per queste ragioni, e ancora più a posteriori, ricordo un prodigioso gol Ronaldo in un derby vinto 3 – 0 come uno dei più intensi godimenti mia procurati dal calcio.

Capite bene la mia delusione quando, messo alla porta dal Real, nel gennaio 2007 Ronaldo tornò in Italia indossando, tra tutte, proprio la maglia rossonera. Sovrappeso e coi boccoli, Ronaldo non era più un assoluto Fenomeno (per quello non lo era più nemmeno al Real, sebbene ancora fortissimo) ma restava comunque un giocatore con molte opzioni tra cui scegliere. Avrebbe potuto tentare l’avventura in Premier in cui non si misurò mai, tornare in Brasile a chiudere la carriera quando ancora aveva qualcosa da dire, andare in Asia a farsi strapagare. Qualunque cosa tranne il Milan, una scelta che assomigliava molto a una specie di ostentata ripicca contro l’Inter, la squadra che l’aveva circondato di affetto senza vederlo quasi mai in campo.

È vero che alla resa dei conti tra Ronaldo e Cuper, Moratti si era schierato con l’allenatore argentino, mostrando un polso non da lui nell’unica occasione in cui sarebbe in effetti stato più saggio assecondare i capricci di una stella. Tuttavia è anche vero che Ronaldo non aveva mai avuto altro che parole di miele e di riconoscenza per Moratti. E quindi perché proprio il Milan? Misteri di una delle carriere più strane tra quelle dei dieci più grandi di tutti i tempi (categoria a cui Ronaldo appartiene).

Comunque sia arrivò ovviamente il derby. Una partita che di suo aveva poco da dire: l’Inter del primo anno post-Calciopoli ci arrivava con oltre 20 punti di vantaggio mentre il Milan era ormai concentrato sulla Champions. L’unico vero motivo di interesse in quell’ormai rara stracittadina pomeridiana era la presenza di Ronaldo nella metà “sbagliata” del campo. E non solo per noi che guardavamo da fuori ma anche per colui che, di fatto, ne aveva virtualmente preso il posto nel pantheon interista: Zlatan Ibrahimovic. Ronaldo era stato il suo idolo da ragazzino (come dimostrano diverse foto dello svedese, giovanissimo, in una camerata tappezzata di poster del Fenomeno) e ora eccolo lì, di fronte a lui in una delle sfide più importanti nel mondo del calcio.

Per aggiungere pathos alla situazione, prima del fischio d’inizio Ibrahimovic fece una di quelle cose che lo hanno reso “Ibra”, “Zlatan”, insomma un adulto che parla di sé in terza persona e non lesina i paragoni con Dio: si mise a fissare Ronaldo con lo sguardo di uno che vuole attaccare briga fuori da una discoteca. Un gesto a cui il brasiliano – non esattamente il primo che sceglierei al mio fianco in una rissa – rispose guardandosi intorno come a dire “ma ce l’ha con me?”.

Su Youtube è disponibile l'intera partita. I gol sono ai minuti 46:40 (Ronaldo) 1:03:38 (Cruz) 1:24:30 Ibrahimovic

Ovviamente quaranta minuti dopo fece gol. Una gran stilettata da fuori area che mentre si infilava nell’angolino destro si portò dietro anche gli ultimi scampoli di adolescenza che ancora conservavo nel cuore (l’esultanza con le mani all’orecchie dell’ex Fenomeno si portò invece dietro parecchi insulti). Fine primo tempo: 0-1 Milan. Ricordo che nell’intervallo pensai: “tipico”. Non importava che avessimo un enorme vantaggio in classifica, non importava neppure che ci stessimo avviando a vincere un campionato atteso da anni: comprando Ronaldo, schierandolo in un derby, facendolo segnare contro di noi, il Milan era comunque riuscito a infangarci la stagione. Sentivo che avremmo perso. Peggio: sentivo che Ronaldo avrebbe segnato ancora. E invece.

L’Inter rientrò in campo con il carisma di chi sa di essere la squadra più forte del derby. E per la prima volta da anni, probabilmente lo era davvero. In primis perché non era più solo un’accozzaglia eterogenea di campioni (dallo stesso Ronaldo a Zanetti passando per Vieri) e mezze figure (troppe per citarle) ma un collettivo di undici giocatori tutti all’altezza della situazione. E infatti, dopo nemmeno dieci minuti di costante pressione e diverse occasioni sfumate di un soffio, pareggiammo. Entrato da appena 11 secondi, segnò Julio Ricardo Cruz: uno dei giocatori che più ho amato nella nostra Storia, forse l’attaccante più sottovalutato, in relazione all’intelligenza e all’efficacia in campo, che abbia mai visto con la maglia dell’Inter. A quel punto non c’erano più dubbi: l’avremmo ribaltata. Anche perché, dopo una prima frazione anonima, Ibrahimovic cominciò a giganteggiare sulla partita, con quegli strappi di tecnica e potenza che al suo meglio lo rendevano inarrestabile. Come se il gol di Ronaldo lo avesse acceso, quasi avesse ascoltato quel che ognuno di noi in quel momento gli stava chiedendo: portaci via questo brutto ricordo. E, al trentesimo, se lo portò via. Non fu certo il gol più bello di Ibrahimovic all’Inter ma, ancora oggi, paradossalmente rivaleggia, ai vertici della classifica dei gol per cui più ho goduto in un derby, proprio con quello succitato di Ronaldo.

Come noto, anni dopo anche Ibra avrebbe attraversato il Naviglio, rivelando un improvviso impeto di devozione al rossonero che, sospetto, fosse anche motivato dall’esito della Champions del 2010. Non gli ho mai portato rancore per la scelta. All’Inter aveva dato tantissimo – tra cui appunto liberarci per sempre del fantasma di Ronaldo – e, a differenza di Ronaldo, tantissimo ancora aveva da dare nel momento della carriera in cui scelse il Milan. Al Milan vinse un altro scudetto e, soprattutto, giocò svariati derby da assoluto protagonista. Per esempio l’ultimo.

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