Senza il calcio, 700mila pinte di birra andranno perse solo negli stadi di Londra

I mancati introiti potrebbero toccare quota tre milioni di sterline.
di Redazione Undici 15 Maggio 2020 alle 11:37

Una delle poche certezze in merito alla (eventuale) ripartenza dei campionati di calcio europei è l’assenza dei tifosi. Fino a che non ci sarà assoluta sicurezza, magari tramite la somministrazione di un vaccino, assembramenti come quelli di uno stadio non saranno concessi dalle autorità. La riapertura dei grandi impianti sportivi, quindi, sarà parziale: serviranno solo come spazio in cui giocare, non come luogo di aggregazione, il pubblico non potrà accedere agli spalti, e quindi molte cose cambieranno rispetto al passato. Una di queste riguarda i servizi di vendita: i lavoratori e i gestori degli esercizi negli stadi subiranno delle perdite enormi. Secondo i dati raccolti dal Sun attraverso una fonte del settore, si stima che nei soli stadi di Londra andranno perse 700mila pinte di birra. Più o meno 360mila litri.

Di solito i bar in servizio negli stadi fanno scorta in vista delle quattro partite successive, quindi le perdite economiche sono già iniziate, e dovrebbero attestarsi intorno alle 500mila sterline da qui a luglio. In totale, questo mercato potrebbe veder sfumare una cifra di tre milioni di sterline. Anche perché, come spiega questa fonte contattata dal Sun, la mancanza di tifosi non impatterà solo sui mancati introiti delle vendite, ma anche sullo stato delle attrezzature. Wembley, Stamford Bridge, White Hart Lane e tutti gli altri stadi di Londra sono chiusi da due mesi, quindi i fusti e le pompe sono rimaste inutilizzate da allora. Al momento della riapertura ci saranno della birra e dell’acqua stagnante, e la sostituzione delle apparecchiature rovinate potrebbe portare a un’altra spesa, da sommare a quella delle forniture non consumate.

La Premier League non ha ancora individuato una data per la ripartenza: il governo britannico ha dato il via libera (potenziale) per ricominciare a giocare dal primo giugno, ma ora sono i giocatori ad aver manifestato preoccupazione per la scarsa sicurezza. Il segretario alla cultura, Oliver Dowden, ha spiegato che l’esecutivo «sta lavorando per creare le condizioni perché il calcio ritorni in sicurezza, ora tocca alle leghe professionistiche curare i dettagli perché i campionati possano ripartire». Le riunioni dei prossimi giorni saranno determinanti per capire quali sono i margini perché si possa ricominciare a giocare, in ogni caso senza tifosi e senza birra sugli spalti.

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