Alcuni dirigenti della Federcalcio francese sono accusati di bullismo e sessismo, dice il New York Times

Secondo molte testimonianze, l'ambiente di lavoro sarebbe così tossico che «i risultati della Nazionale potrebbero peggiorare presto».
di Redazione Undici 15 Ottobre 2020 alle 15:55

La Nazionale francese ha vinto i Mondiali 2018, è arrivata in finale agli ultimi Europei e da anni è un modello di riferimento per integrazione e sviluppo del talento giovanile. È evidente che i progetti di campo funzionino, e anche il successo organizzativo dei due ultimi tornei ospitati in casa – gli Europei 2016 e i Mondiali femminili del 2019 – ha mostrato che la Federcalcio locale è un’istituzione in salute, o comunque efficace. Secondo quanto riportato dal New York Times, però, questa stessa Federazione vive una profonda crisi interna: molti funzionari ed ex funzionari hanno accusato i dirigenti di comportamenti sessisti e di atti di bullismo, «che avrebbero creato un clima tossico negli uffici e nei rapporti lavorativi».

In un lungo reportage firmato da Tariq Panja e Romain Molina, c’è un racconto dettagliato di tutti i problemi interni. La ricostruzione parte da una mail inviata da Noël Le Graët – ex sindaco socialista di Guingamp che dal 2011 è presidente federale – ad alcuni membri dello staff, in cui vengono evidenziati «casi di disfunzione e di tensione all’interno dei team, una condizione che sta mettendo a dura prova la nostra organizzazione». Secondo le testimonianze raccolte dal NYT, i dipendenti descrivono un ambiente di lavoro in cui erano frequenti «il linguaggio volgare e la pressione mentale» e in cui l’abuso di alcol «aveva alimentato dei comportamenti scorretti durante gli eventi aziendali».

La Fédération Française de Football (FFF) conta circa 300 membri del personale che operano in due siti principali: la sede dell’organizzazione, a Parigi, e un centro di formazione nazionale a Clairefontaine-en-Yvelines, a circa 35 miglia a sud-ovest della capitale. Con un budget annuale di circa 300 milioni di dollari, gestisce tutto ciò che riguarda il calcio amatoriale e professionistico: il collegio elettorale conta oltre 2,1 milioni di giocatori dilettanti autorizzati e circa 1.500 professionisti. La federazione gestisce anche uno dei migliori sistemi di produzione di talenti al mondo, con 25 centri di reclutamento e formazione a livello nazionale – di cui otto specifici per le donne.

Nonostante la modernità e il successo di questo modello, i rapporti interni sono molto tesi da diverso tempo. Il presidente federale Le Graët ha perfino contattato un’azienda specializzata nel miglioramento dei rapporti lavorativi all’interno delle aziende – la Plein Sens, guidata da Eric Moliere – ma è stato accusato di non aver preso dei provvedimenti in grado di cambiare le cose. Secondo alcuni dei funzionari che sono stati contattati dal New York Times, il problema principale della Federazione sarebbe «una struttura politica troppo estesa, per cui 17 direttori diversi sono costantemente in lizza per ruoli e incarichi di primo piano». Uno dei fronti più caldi sarebbe quello che vede contrapposti molti dirigenti all’ex campionessa di scherma Florence Hardouin, vicedirettore generale della Federazione a capo del dipartimento marketing fino al 2013.

Non meno grave, però, sarebbero i retaggi culturali e i conseguenti comportamenti di alcuni dirigenti: «Dopo la vittoria ai Mondiali 2018», si legge sul NYT, «la Federazione ha richiamato ufficialmente il suo direttore finanziario, Marc Varin, dopo che una dipendente di sesso femminile aveva presentato una denuncia nei suoi confronti. Secondo lei, aveva tenuto un comportamento improprio nei suoi confronti a una festa a Mosca. Le successive indagini hanno scagionato Varin dall’accusa di molestie sessuali, ma in seguito è stato accusato di linguaggio inopportuno da colleghi di entrambi i sessi, e anche di un eccessivo consumo di alcol».

La Nazionale francese e i dirigenti federali (Noël Le Graët è alla sinistra del ct Deschamps) festeggiano la vittoria ai Mondiali 2018: è stato il secondo successo dei Bleus nella competizione, dopo quello casalingo del 1998 (Thomas Samson/AFP)

Quello relativo a Marc Varin non è l’unico episodio raccontato dal NYT: alcuni anni prima, nel centro di Clairefontaine, almeno due dirigenti senior sarebbero entrati senza permesso nella stanza in cui dormiva una loro collega donna, portando con loro una bottiglia di champagne. La Federazione, secondo il quotidiano americano, ha negato l’esistenza di tali problemi e ha osservato che il 45% dei suoi dipendenti sono di sesso femminile. Nonostante le smentite, però, dalla fine dei Mondiali in Russia i funzionari della FFF non possono più consumare alcol durante gli eventi organizzati dalla Federazione; all’inizio del 2020, poi, tutti i dipendenti federali hanno dovuto seguire un corso di formazione obbligatorio contro le molestie sessuali.

La tensione resta molto alta, considerando che il consiglio federale non si riunisce da quattro mesi – nonostante le inevitabili perdite economiche causate dalla pandemia. Alcuni alti dirigenti, che hanno preferito rimanere anonimi, si sono detti «preoccupati per il futuro del calcio francese: le vittorie della Nazionale sono state il frutto di un grande lavoro portato avanti nel tempo, ma ora l’atmosfera è molto diversa. Nei prossimi quattro o cinque anni, vedremo i risultati di questo enorme peggioramento dell’ambiente federale».

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