Perché sempre più giocatori si stanno ribellando contro FIFA 21?

Ibrahimovic e Bale, tra gli altri, hanno chiesto spiegazioni sulla presenza dei loro avatar nel videogame.
di Redazione Undici 25 Novembre 2020 alle 13:29

Tra i videogiochi di simulazione sportiva, in particolare quelli sul calcio, FIFA è sicuramente il titolo più diffuso e atteso. Da tantissimi anni, permette di ricreare, sulla consolle di casa, un’esperienza del tutto simile a quella del calcio vero, grazie a un enorme numero di squadre giocabili, di stadi originali, le divise ufficiali e i giocatori con i nomi reali, con la riproduzione virtuale dei loro voli, con le loro caratteristiche fisiche e tecniche. La modalità di gioco FUT (FIFA Ultimate Team), poi, ha esteso il business del gioco, portandolo oltre la semplice vendita del titolo: nel 2020, EA Sports (la casa di produzione di FIFA) avrebbe incassato circa 1,49 miliardi di dollari lordi dalle microtransazioni degli utenti nella modalità Ultimate Team – considerando anche Madden, gioco emulo di FIFA ambientato però nella NFL, la lega di football americano più famosa del mondo.

Da qualche giorno, però, alcuni calciatori professionisti stanno portando avanti una vera e propria battaglia nei confronti di EA Sports. Il tema centrale dello scontro sono i diritti e le licenze che permettono alla casa di produzione americana di inserire i loro nomi e riprodurre le loro fattezze all’interno del gioco. Zlatan Ibrahimovic, tra tutti, ha espresso su Twitter il suo disappunto: «Chi ha dato il permesso a FIFA di usare il mio nome e il mio volto? FIFPro? Non sono consapevole di essere un membro della Fifpro e, se lo sono, sono stato messo lì senza alcuna reale conoscenza attraverso qualche strana manovra. Di sicuro non ho mai permesso a FIFA, o alla FIFPro, di fare soldi usandomi. Qualcuno sta facendo profitti sul mio nome e sul mio volto senza alcun accordo. È ora di indagare». Anche Gareth Bale, da poco tornato al Tottenham dopo sette anni al Real Madrid, si è accodato alla protesta, specificando di non essere a conoscenza dell’esistenza di FIFPro.

La FIFPro – Federazione internazionale dei calciatori professionisti – riunisce i sindacati nazionali di tutto il mondo, coprendo più di 65mila giocatori professionisti con la missione teorica di curare i loro interessi fisici, mentali e finanziari. Inoltre, stipula accordi con le numerose associazioni di categoria e in nome di questi accordi va a trattare direttamente con EA Sport sui diritti per riprodurre l’immagine dei singoli atleti. In questo modo i calciatori non gestiscono personalmente l’accordo e sembra proprio che la polemica di Ibrahimovic verta su questo aspetto. Così come Bale, l’attaccante del Milan ha “denunciato” di non essere a conoscenza di FIFPro, di non farne parte e quindi di non poter essere associato a questo ente. A Ibra sembra dar ragione anche il caso di David Beckham, un ex calciatore, quindi una persona fuori dalla giurisdizione di FIFPro: l’ex centrocampista di Manchester United e Real Madrid, attualmente presidente e proprietario dell’Inter Miami, ha negoziato un contratto personale e personalizzato con EA Sports per comparire su FIFA come personaggio giocabile, e per questo incasserà 45 milioni di dollari.

EA Sports ha prontamente risposto alle accuse dei giocatori: «Per creare un’esperienza autentica, anno dopo anno lavoriamo con numerose leghe, squadre e giocatori per garantire i diritti di somiglianza dei calciatori che includiamo. Uno di questi è il rapporto con il rappresentante globale dei calciatori professionisti, FIFPro, che collabora con una serie di licenziatari per negoziare accordi a vantaggio degli atleti». Secondo The Athletic, numerosi giocatori sarebbero pronti a ribellarsi all’uso della propria immagine in FIFA; in Inghilterra, oltre 400 professionisti hanno creato il “Project Red Card”, che ha come obiettivo quello di tutelare la loro immagine e soprattutto le statistiche relative alle loro prestazioni in campo, trattandoli come dati personali, che quindi dovrebbero essere ceduti solo dietro accordi negoziati singolarmente.

Il problema è che ogni Paese ha leggi diverse, e infatti EA Sports tratta direttamente con le società e con le varie leghe di tutto il mondo. Come detto, però, non tutti i campionati offrono le stesse licenze e spesso bisogna fare grande attenzione anche ai contratti individuali dei singoli atleti. Questi, infatti, possono presentare dei limiti per l’inserimento del loro avatar su un videogioco: in passato, per esempio, Michael Jordan non è comparso su alcune edizioni dei giochi ambientati nel mondo Nba poiché i suoi diritti d’immagine non appartenevano ai Chicago Bulls, ma alla Nike; nei videogiochi FIFA 99 e FIFA 2000, fu invece Ronaldo – allora all’Inter – a non concedere i diritti perché il gioco potesse riportare il suo nome e ricostruire la sua immagine.

Nel caso di Ibrahimovic, la casa produttrice americana ha detto di aver stipulato un accordo diretto con il Milan; in Italia, infatti, la Lega Serie A non tratta in nome di tutte le squadre per la loro presenza nel gioco, e perciò alcuni club del nostro campionato – Juventus, Roma, Crotone e Spezia – sono presenti con giocatori reali ma con nomi fittizi – Piemonte Calcio al posto di Juventus, per esempio – e con maglie e loghi non originali. Ci sono dunque tantissime incertezze, che non contribuiscono a sbrogliare una situazione mai chiarita del tutto: ora la battaglia iniziata da Ibrahimovic potrebbe aprire un nuovo fronte, con conseguenze difficili da immaginare per le prossime edizioni di FIFA e di altri videogiochi di simulazione sportiva.

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