È arrivato il momento del calcio americano

Da Pulisic a McKennie, da Dest a Reyna: i talenti Usa si stanno prendendo la scena negli stadi di tutta Europa. E sembra sia solo l'inizio di una nuova era.
di Federico Sarica 04 Febbraio 2021 alle 13:46

C’è un fenomeno, non più ignorabile, che va prendendo forma dentro ai principali campionati europei di calcio; un fenomeno che ha le sembianze di un gruppo di giocatori i cui talenti e destini, per la prima volta nella storia, portano potenzialmente a far coincidere il futuro del soccer americano e quello del calcio del nostro continente. E l’impressione è che sia davvero solo l’inizio. Già, perché se escludiamo Tim Ream, classe 1987, difensore centrale del Fulham, i “veterani” del gruppo in questione sono John Brooks, classe 1993, difensore centrale del Wolfsburg e Zack Steffen, classe 1995, portiere, che in questa stagione ha raggiunto Pep Guardiola a Manchester, sponda City. Compresi loro tre, i “vecchi” del gruppo, parliamo di una ventina di giocatori, alcuni sicuri titolari a stelle e strisce, altri fortemente candidati ad esserlo, tutti potenzialmente nel gruppo dei venti/ venticinque convocabili, tutti tesserati da club europei, la cui età media non supera i ventitré anni.

Certo, ci sono poi anche le stelle locali della MLS, alcune ovviamente nel giro della Nazionale, ma a oggi è molto probabile che l’undici titolare ideale degli Stati Uniti, e gran parte della sua panchina, sia tutto composto da membri del gruppo di cui sopra. E se la giovanissima età media, come detto, è una caratteristica che fa pensare di essere di fronte appunto a un fenomeno solo all’inizio, sono le qualità tecniche, il livello dei club che hanno puntato su alcuni di loro, e il loro modo estremamente moderno di interpretare il gioco più bello del mondo, a confermarci che ci troviamo di fronte a una novità di dimensioni e rilevanza che non ha precedenti per una nazione il cui pallone da prendere a calci, a livello professionistico globale, è sempre e solo stato una splendida eccellenza femminile. Il livello dei club e il talento di alcuni di loro, si diceva, diventati ormai centrali nei progetti tecnici in cui sono stati coinvolti. Che dire ad esempio di Christian Pulisic, classe 1998, uno dei talenti più fulgidi del gruppo, ormai punto fisso del reparto avanzato del Chelsea tutto nuovo di Frank Lampard. O di Gio Reyna, classe 2002, quasi un veterano del Borussia Dortmund ormai, uno di cui, vagliata la personalità con cui agisce fra centrocampo e attacco, devi sempre andare a verificare che sia vero che ha da poco compiuto diciotto anni.

A proposito di Borussia: è proprio la Bundesliga il campionato che più di tutti ha intercettato il fenomeno, e non è un caso che oggi, oltre a Reyna e al già citato Brooks, nel mezzo di uno dei centrocampi più interessanti del 2020, quello del Lipsia, troviamo Tyler Adams, classe 1999, vero uomo d’ordine davanti alla difesa che non disdegna però il box to box. Sempre in Germania poi, occhio a Josh Sargent, classe 2000, attaccante modernissimo del Werder Brema e sicuro vertice alto della sua Nazionale per tanti anni a venire. E occhio anche a Chris Richards, difensore centrale, classe 2000, arrivato due anni fa da Dallas al Bayern Monaco, e da questa stagione stabilmente aggregato alla prima squadra del club campione d’Europa.

Dalla Germania, è cosa nota, è arrivato in agosto alla Juventus Weston McKennie, centrocampista di sostanza ma non solo, l’uomo che Andrea Pirlo ha scelto per dare un nome e un volto a quell’intenzione dichiarata di basare il suo calcio sul recupero feroce e immediato del pallone. Prima di approdare allo Schalke, McKennie è cresciuto nell’Academy del Dallas FC, proprio come Bryan Reynolds, il nuovo terzino della Roma: classe 2001, è arrivato nel mercato di gennaio al termine di una vera e propria asta di mercato, che ha coinvolto tanti altri grandi club europei. McKennie e Reynolds, insieme a Pulisic e Adams, rappresentano un po’ la certezza della vicenda che stiamo raccontando.

A loro va aggiunto senza dubbio alcuno Sergiño Dest, talento purissimo, terzino destro arrivato in estate al Barcellona dopo un’infanzia e un’adolescenza all’Ajax (Dest è americano di cittadinanza e origini, ma è nato e cresciuto, anche calcisticamente, in Olanda). Restando ai blaugrana: è fortemente consigliato seguire le gesta di un certo Konrad De La Fuente, una specie di prototipo dell’attaccante tecnico del futuro, perfetto nei tre dietro la punta, classe 2001, uno su cui al Barca puntano decisamente. Sempre nella penisola iberica: Yunus Musah, 2002, centrocampista notevole in forza al Valencia, e Reggie Cannon, classe 1998, difensore da settembre in forza al Boavista. Ah, ovviamente guai a dimenticarsi di Timothy Weah, figlio d’arte, classe 2000 del Lille, dove di attaccanti un po’ se ne intendono. Non c’è spazio per menzionare cosa questo gruppo di ragazzi rappresenti anche fuori dal campo: modernità, diversità, cosmopolitismo, intelligenza, valori. Andate a cercarvi le loro storie. Se poi contate che il loro motto è “The Future Is Us”, mi chiedo come non si possa già essere pazzi di loro.

Dal numero 36 di Undici
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