Serie A

Tre cose sulla 21esima giornata di Serie A

La continuità di Milan e Inter, una nuova-vecchia Juve, il ritorno di Deulofeu.

 

Inter e Milan hanno scoperto la continuità

Come si fa a diventare una vera contender per lo scudetto? Dal punto di vista puramente tattico, ovviamente, non esiste una risposta unica e certa a questa domanda. Ma per quanto riguarda il rendimento, non ci sono dubbi: la continuità è un requisito fondamentale. Lo stanno dimostrando benissimo Inter e Milan, ormai pienamente a loro agio nelle vesti di squadre candidate al titolo. Con lo 0-2 colto a Firenze, tra l'altro al termine di una gara gestita con una tranquillità sorprendente, i nerazzurri sono tornati a vincere in trasferta dopo tre gare di astinenza (la sconfitta contro la Sampdoria, i pareggi contro Udinese e Roma), e hanno portato a 23 punti il loro score negli ultimi dieci turni. Il rendimento degli uomini di Conte in questo segmento di stagione è estremamente regolare, il migliore della Serie A insieme a quello della Lazio, eppure lo svantaggio dal Milan si è assottigliato di un solo punto: i rossoneri, infatti, hanno battuto il Crotone con la stessa facilità e hanno raggiunto quota 22 punti nelle ultime dieci gare, gli stessi messi insieme dalla Juventus. È evidente che l'idea del campionato equilibrato, della lotta al vertice aperta a ogni soluzione, stia resistendo al tempo che passa. Ed è merito delle due squadre di Milano: grazie a progetti tattici ben riconoscibili, molto diversi nella forma ma simili nella sostanza, Conte e Pioli hanno dato grande sicurezza ai loro giocatori, che ora affrontano le partite con la certezza di avere gli strumenti per venirne a capo. Ora che abbiamo superato la metà delle partite, le distanze e i valori della classifica possono ormai considerarsi definiti. Forse non definitivi, questo no, ma il fatto che Milan e Inter abbiano imparato a essere continue, a non inciampare spesso, vuol dire che saranno in gara fino alla fine per lo scudetto. E che il derby che si giocherà tra due settimane sarà una partita determinante.

Una vecchia, nuova Juventus

«Avevamo preparato la partita proprio in questo modo. Del resto difficile è essere aggressivi in ogni momento. Quando potevamo l’abbiamo fatto, altrimenti abbiamo aspettato e ci siamo chiusi». Le parole di Andrea Pirlo nel dopopartita di Juventus-Roma 2-0 disegnano un presente – e forse anche un futuro – che ha i connotati del passato. Per la prima volta, forse, la sua Juventus si è sintonizzata con la storia bianconera, con l'idea che la forza difensiva sia la prima risorsa da coltivare per poter puntare al successo. Secondo Pirlo, la scelta di giocare in questo modo è stata fatta perché la sua squadra risultasse funzionale alla singola partita, per la precisione quella contro un avversario che ragiona di sistema, che porta molti uomini in avanti e ha ottime qualità nei singoli, e che quindi sarebbe stato più facile da gestire e contenere con un baricentro basso. È andata esattamente così: al di là del rendimento dei singoli, delle immagini di battaglia in marcatura e in anticipo, la Juventus ha sofferto pochissimo. E, soprattutto, ha concesso ancora meno. Ha trovato il vantaggio con Ronaldo e poi ha sapientemente controllato la gara. Magari l'ha fatto in un modo diverso, meno accattivante ed estetico, rispetto alle intenzioni manifestate da Pirlo fin da quando è diventato allenatore, ma resta il fatto che il calcio è un gioco in cui vince chi fa gol e/o non ne subisce. Non è una questione di ambiente o di dna, o almeno non solo: se Conte, Allegri, Sarri e ora Pirlo si sono convertiti – chi più chi meno, a seconda delle inclinazioni personali ma anche dei vari momenti – a un certo stile di gioco, è perché evidentemente ci sono calciatori che sanno far questo, che spingono in questa direzione. Si può sperimentare, ma poi alla fine si torna sempre lì, più o meno. A una Juventus che ha provato e sta provando a essere nuova – e in certi frangenti gli riesce anche bene –, ma che quando deve sa rifugiarsi nelle antiche convinzioni, nella sicurezza, nella solidità.

La sintesi di Juve-Roma 2-0

Gerard Deulofeu, elogio della qualità

I sei mesi di prestito al Milan, tra gennaio e giugno 2017, convinsero il Barcellona a puntare su Gerard Deulofeu nella stagione successiva. Il ritorno nella squadra in cui era cresciuto non è andato benissimo, infatti a gennaio 2018 era già passato al Watford, ma forse il punto è che l'esterno spagnolo si trova davvero bene nel campionato italiano. Lo sta dimostrando nelle ultime settimane con l'Udinese, e per rendersene conto basta riavvolgere e rivedere gli highlights delle sfide contro Spezia e Verona: ci sono tantissime azioni belle e decisive, ci sono dribbling, azioni personali, assist, rigori procurati e infine il primo – meritatissimo – gol, quello che ha chiuso la partita contro la squadra di Juric. Certo, nell'azione che ha portato alla sua prima rete in questa Serie A pesa il rinvio un po' così di Magnani, ma resta il fatto che certi tiri – a fil di palo, dopo un controllo velocissimo e con un difensore addosso – vanno fatti, non solo pensati. E Deulofeu ha la qualità per farli, per essere determinante a certi livelli. Gotti ha dovuto aspettarlo per un po', del resto parliamo di un giocatore che a marzo 2020 ha subito una rottura parziale del legamento crociato. Questa attesa, però, sta dando i suoi frutti: grazie alle ultime due vittorie marchiate a fuoco dall'esterno catalano, l'Udinese ha risalito la classifica, e ora può guardare con rinnovata serenità alla seconda fase del campionato. Non è solo una questione di margine sulla zona-retrocessione: la squadra friulana, proprio a partire da Deulofeu e da capitan De Paul, sembra possedere la qualità necessaria per poter raggiungere la salvezza con relativa tranquillità. Il successo contro il Verona e i pareggi contro Atalanta e Inter sono dei segnali chiari, in questo senso: Gotti ha delle risorse importanti – ci sono anche Pereyra, Llorente, Musso – e può puntare a riportare l'Udinese indietro nel tempo, quando era una delle squadre in grado di lanciare e/o rilanciare i talenti più interessanti della Serie A. Ecco, Deulofeu potrebbe rinverdire questa pratica: a 27 anni da compiere, c'è ancora il tempo per provare a mantenere le enormi promesse della gioventù, finora un po' disattese. Magari in una squadra più ambiziosa, magari in Italia, dove sembra riuscire a fare davvero la differenza.

Udinese-Hellas 2-0