In Brasile non vogliono che il Maracanã sia intitolato a Pelé

Le istituzioni hanno votato per il sì, ma a Rio de Janeiro pensano che non sia il momento di farlo, ma soprattutto credono che cambiare il nome dello stadio non sia la scelta giusta.
di Redazione Undici 17 Marzo 2021 alle 12:38

Quello che è universalmente celebre come stadio Maracanã, in realtà si chiama diversamente: dal 1964, il suo nome ufficiale è “Estádio Jornalista Mário Filho”, perché proprio il giornalista Mario Filho fu uno dei più accesi sostenitori della sua costruzione, avvenuta in occasione dei Mondiali 1950. Da qualche giorno, però, il Brasile si sta dividendo su un nuovo provvedimento di renaming dell’impianto calcistico più grande del Paese: martedì 10 marzo 2021, i legislatori dello stato di Rio de Janeiro hanno infatti votato una mozione per cui il Maracanã potrebbe essere intitolato a Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé. In attesa dell’approvazione definitiva, come detto, l’idea non è piaciuta proprio a tutti. Anzi, a Rio le reazioni sono state piuttosto negative, per tanti motivi diversi.  

Secondo un reportage di The Athletic, il progetto ideato tra gli altri da Bebeto – ex attaccante della Nazionale brasiliana ora diventato politico – viene criticato innanzitutto per il suo tempismo: il Brasile è uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia, rispetto a tante altre nazioni sembra ben lontano dalla risoluzione dell’emergenza, e quindi questo provvedimento ha tutta l’aria di voler distrarre il popolo da una lotta piuttosto improvvisata contro il Coronavirus. Insomma, in questo momento le istituzioni dovrebbero avere ben altre priorità. Un altro problema riguarda la geografia: Pelé ha già uno stadio intitolato a lui – a Maceio, capitale dello Stato dell’Alagoas, nel Nord-Est del Paese – e inoltre ha giocato per la maggior parte della sua carriera in un altro stato (il Santos, l’unica squadra brasiliana in cui ha militato, rappresenta un comune della Mesoregione Metropolitana di San Paolo); certo, ha disputato alcune storiche partite al Maracanã, soprattutto con la Seleçao, ma alcuni giornalisti di Rio hanno sottolineato come altri grandi fuoriclasse – Garrincha, Zico, Roberto Dinamite o Rivellino – abbiano avuto un legame molto più stretto e duraturo con la città.

L’aspetto che ha generato le maggiori critiche è però essenzialmente storico. Come detto, il Maracanã è in realtà intitolato a Mario Filho, un nome che a Rio ha un significato molto particolare: suo fratello, il drammaturgo Nelson Rodrigues, l’aveva definito «l’inventore delle moltitudini», celebrando la sua capacità di raccontare la città come nessuno, attraverso il calcio ma anche promuovendo altri grandi avamposti culturali, il samba, la spiaggia, il divertimento; Filho è stato per anni l’anima del Jornal dos Sports, ma soprattutto ha convinto le istituzioni locali a costruire lo stadio Maracanà dove si trova ora, quando invece il consigliere Carlos Lacerda, insieme a un gruppo di politici di Rio, credeva che dovesse essere posizionato nel sud della Città, vicino alle spiagge di Barra da Tijuca. Alla fine prevalse l’idea di Filho, anche grazie a una lunga battaglia mediatica combattuta attraverso una serie di articoli a sua firma intitolati “La battaglia dello stadio”, in cui spiegava come fosse più giusto avvicinare il nuovo impianto ai quartieri operai, ubicati nel centro di Rio. Secondo molti giornalisti carioca – tra cui Mario Neto, nipote di Filho – il nome dello stadio è una delle poche cose che ancora lo lega alla sua identità storica, anche perché la ristrutturazione completata prima dei Mondiali 2014 «ha cancellato l’essenza stessa del Maracanã, che oggi è uno stadio simile a tutti gli altri, senza anima, un’arena per le élite, quando una volta era un luogo in cui era possibile sognare che il Brasile fosse un Paese unito nelle masse, costruito da sognatori come Mario Filho». Queste parole, scritte dallo storico Luiz Antonio Simas sul giornale Folha de São Paulo, spiegano perché neanche la figura Pelé, uno dei pochi simboli nazionali universalmente riconosciuti, non riesca a fare breccia nei tifosi di Rio.

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