Il grande ritorno di Kalechi Iheanacho

Dopo l'addio al City e i primi anni al Leicester, sembrava un talento perduto. Ora, però, ha trovato una nuova dimensione tattica, e sta esprimendo tutto il suo potenziale.
di Redazione Undici 02 Aprile 2021 alle 11:49

L’impatto di Kelechi Iheanacho nella storia del calcio, in particolare nella storia del Manchester City, sembrava dover essere molto più consistente. Quando Manuel Pellegrini e poi Pep Guardiola puntarono su di lui, tra il 2015 e il 2016, era un teenager di grande prospettiva, aspirava a diventare il primo grande prodotto del settore giovanile dei “nuovi” Citizens, dall’alto di una grande velocità, un’ottima tecnica e pure una certa abilità sotto porta – non tutti i ventenni segnano 21 gol in 64 partite di tutte le competizioni, come ha fatto lui. Poi però le cose sono andate diversamente: Iheanacho ha lasciato Manchester, si è unito al Leicester e per un po’ di tempo è apparso smarrito, poco decisivo, ben lontano dalle promesse e dalle premesse degli esordi. Il suo score totale nelle sue prime tre stagioni al Leicester è stato di 20 gol in 89 gare di tutte le competizioni, un po’ pochini considerando l’investimento di 28 milioni di euro per rilevare il suo cartellino. Negli ultimi mesi, però, l’attaccante nigeriano delle Foxes sta mettendo di nuovo in mostra quel talento elettrico che lo aveva reso uno dei giovani più interessanti della Premier League: secondo il Telegraphè destinato a essere nominato Giocatore del Mese di marzo in Premier League, inevitabile quando segni sette gol (più un assist) in quattro partite tra campionato e FA Cup; tra l’altro si tratta di reti fondamentali, che hanno permesso alla squadra di Rodgers di mantenere il terzo punto e sette punti di vantaggio sulla quinta piazza.

«Per acquistare Iheanacho dal Manchester City», ha spiegato Rodgers, «il Leicester ha speso una cifra importante, che ha generato molte aspettative. Lui ha dovuto adattarsi a questa condizione, ma da quando ci sono io ha sempre mostrato l’ambizione di crescere, di essere un giocatore migliore. Ha interpretato qualsiasi ruolo con grande professionalità, e ora sta raccogliendo i frutti di quel lavoro». In effetti, Iheanacho sembra aver pagato proprio questo: le grandi attese che c’erano intorno a lui e un ruolo indefinito (prima punta? seconda punta? esterno offensivo?). Ora, però, ha trovato una sua dimensione tattica – attaccante di complemento accanto a Vardy in un 3-5-2 piuttosto fluido – e così anche il miglior contesto possibile, pure a livello emotivo, per poter esprimere tutto il suo talento. In questo senso, la tripletta realizzata contro lo Sheffield United, prima dell’international break, è un segnale evidente.

Quando è stato ceduto, nell’estate 2017, il City aveva fissato una clausola di riacquisto di 50 milioni di euro, proprio per avere la possibilità di portarlo di nuovo a Manchester nel caso in cui il suo periodo al Leicester avesse portato a una valorizzazione delle sue qualità. Ora quella clausola è scaduta, ma è evidente che Pellegrini, Guardiola e i dirigenti ci avevano visto giusto: col tempo, Iheanacho è diventato un attaccante essenziale ma soprattutto efficace in fase realizzativa, un partner perfetto per una prima punta come Vardy, abilissima ad aprire spazi ma anche a trovare i compagni con passaggi precisi – il numero nove del Leicester ha già raggiunto quota sette assist stagionali in Premier League. A suo tempo, il presidente del City Khaldoon al-Muburak aveva inserito Iheanacho in un gruppo di potenziali superstar cresciuto nel vivaio del City, oltre a lui c’erano Jadon Sancho, Phil Foden e Brahim Díaz. Fino a qualche tempo fa, sembrava difficile inserire il nigeriano in questa lista, ma ora il suo ritorno in grande stile dimostra che certi paragoni non erano esagerati, anzi a 25 anni da compiere a ottobre Iheanacho ha ancora tutto il tempo per imporsi come si prospettava ai tempi delle giovanili nel City, solo che sta succedendo lontano dal City.

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