La Fifa dovrà pagare 120 milioni di multa agli inventori dello spray per le barriere

Dovranno essere risarciti dopo che la loro idea è stata "rubata".
di Redazione Undici 29 Ottobre 2021 alle 12:19

Qualche anno prima del Var, il calcio ha conosciuto un altro cambiamento regolamentare. Più piccolo e quindi meno impattante, ma anche meno controverso, cioè accettato e approvato da tutti: l’utilizzo dello spray per tracciare la posizione della barriera prima dei calci di punizione. La prima grande manifestazione in cui gli arbitri furono dotati delle famose bonbolette è stata il Mondiale brasiliano del 2014, dopo alcuni esperimenti riusciti – per esempio in Copa Libertadores e in altre competizioni in Sud America. Gli imprenditori che inventarono lo spray, vale a dire i brasiliani Pablo Silva e Haine Allemagne, si accordarono con la Fifa perché quest’ultima rilevasse i diritti del loro prodotto – e quindi fosse autorizzata a usarlo, e a produrlo – in cambio di 40 milioni di euro. Solo che i dirigenti di allora, quelli con cui fu stipulato questo accordo, vale a dire Joseph Blatter e Julio Grondona, furono costretti a lasciare la confederazione internazionale dopo poco tempo – Blatter fu travolto dallo scandalo Fifa Gate, Grondona è morto all’improvviso.

Da allora è partito un lungo contenzioso giudiziario: secondo la versione Haine Allemagne, prima dei Mondiali 2014 la Fifa gli offrì 500mila dollari di anticipo per poter usare il suo spray; l’accordo non andò in porto, ma in ogni caso ai Mondiali furono usate 300 bombolette donate gratuitamente da Allemagne, solo con il marchio della sua azienda coperto, per evitare problemi con le rigide regole di sponsorizzazione che caratterizzano un evento così importante. Qualche tempo dopo la fine del torneo, la nuova giunta direttiva della Fifa – Blatter si è dimesso nel 2015 – scrisse ad Allemagne per complimentarsi con lui per la sua grande invenzione, ma anche per manifestare l’intenzione di non acquistare più il brevetto. Nel frattempo, però, lo spray inventato da Allemagne fu “copiato” da molte aziende, da cui la Fifa e le altre confederazioni iniziarono a rifornirsi per le partite ufficiali.

Neanche l’arrivo del nuovo presidente Fifa, Gianni Infantino (eletto nel 2016), ha risolto la questione. E così il processo è andato avanti fino alla prima sentenza del 2017, quando un tribunale brasiliano ha imposto una multa di 15mila euro per ogni partita delle competizioni patrocinate dalla Fifa in cui lo spray è stato usato in maniera irregolare. Oggi, quattro anni dopo, la 14esima Sezione Civile della Corte di Giustizia di Rio de Janeiro ha fatto i calcoli e ha condannato la Fifa a versare 120 milioni di euro a Silva e Allemagne. Nel dispositivo, si legge che la Confederazione internazionale «ha agito in malafede» e «si è appropriato indebitamente dell’invenzione di Silva e Allemagne». Il verdetto, inoltre, è stato emesso all’unanimità (tre voti su tre da parte dei giurati). «Siamo molto felici ma anche scioccati», ha detto Pablo Silva a Diário As. «Due imprenditori semplici sono riusciti a sconfiggere in tribunale un gigante come la Fifa».

>

Leggi anche

Calcio
Il PSG e Netflix dovevano fare uscire un documentario, ma il progetto si è arenato
Secondo L'Équipe, ci sarebbero state delle divergenze sui contenuti e sull'accesso garantiti alla troupe.
di Redazione Undici
Calcio
Per Gravina e Buffon le dimissioni dalla FIGC erano l’unica strada possibile
La sconfitta in Bosnia e la mancata qualificazione al terzo Mondiale di fila hanno portato a un doppio addio inevitabile: un atto politico, come succede sempre, ma soprattutto il frutto di tutta una serie di errori.
di Alfonso Fasano
Calcio
De Zerbi al Tottenham può sembrare una scelta assurda, ma non lo è per niente
Nel caso di una non impossibile salvezza, l'allenatore italiano avrà a disposizione mezzi tecnici ed economici pressoché illimitati per ricostruire la squadra. Gli Spurs sono ben diversi dal Marsiglia.
di Redazione Undici
Calcio
Mudryk è ancora sospeso per il caso doping, ma intanto si allena da solo afittando il campo di una squadra dilettantistica
L'attaccante ucraino del Chelsea non gioca da quasi un anno e mezzo, ma vuole farsi trovare pronto in caso di assoluzione.
di Redazione Undici