Il Bayern Monaco sta avendo dei grossi problemi con alcuni giocatori che non vogliono vaccinarsi

Prima il caso di Kimmich, ora un possibile taglio degli stipendi per coloro che hanno rifiutato il vaccino e sono finiti in quarantena.
di Redazione Undici 22 Novembre 2021 alle 18:48

La sconfitta patita ad Augusta (1-2), che ha riportato il Borussia Dortmund secondo in classifica a un solo punto di distanza, non è la notizia peggiore per il Bayern Monaco e per Julian Nagelsmann: il club bavarese e il tecnico ex Lipsia devono fare i conti con alcuni componenti della rosa che non si sono ancora sottoposti alla vaccinazione contro il Covid-19, e che sembrano non aver alcuna intenzione di farlo. Tutto è cominciato qualche giorno fa, quando Joshua Kimmich è stato costretto ad andare in quarantena per via di un contatto privato con una persona risultata positiva al tampone. Il terzino/centrocampista tedesco, che ha dichiarato pubblicamente di non essersi sottoposto alla vaccinazione, è stato posto in isolamento per la seconda volta in pochi giorni dopo che un suo compagno di club e di Nazionale, Niklas Süle, è risultato positivo al virus in occasione dei tamponi svolti prima dell’ultimo break internazionale per le gare di qualificazione ai Mondiali. Insieme a Kimmich, anche Serge Gnabry, Michael Cuisance, Jamal Musiala ed Eric-Maxim Choupo-Moting sono stati posti in  quarantena domenica mattina, a causa di «un contatto con una persona positiva che lavora nell’ambiente della prima squadra».

Secondo le informazioni raccolte da diversi giornali tedeschi, citati anche dallo Spiegel, in questo elenco di calciatori ce ne sarebbero altri che hanno deciso di seguire l’esempio di Kimmich, e quindi di non vaccinarsi. Per tutta risposta, il Bayern aver deciso di punire i giocatori non vaccinati finiti in quarantena: per farlo, dovrebbe trattenere i loro stipendi in proporzione al numero di giorni e/o settimane in cui non saranno a disposizione dell’allenatore. Il club bavarese non ha confermato né smentito il provvedimento, ma un intervento di Karl-Heinze Rummenigge – ex amministratore delegato e presidente – allo show televisivo Sky90 ha evidenziato una certa tensione all’interno della dirigenza e della squadra: «Questo dibattito sulle vaccinazioni», ha detto Rummenigge, «sta infastidendo molto il Bayern. Il management del club ha provato a fare di tutto per risolvere il problema e trovare una soluzione, ma non ha funzionato. Se le notizie sui tagli degli stipendi sono vere, si tratterebbe di un messaggio significativo nei confronti di chi non vuole vaccinarsi». Secondo le notizie raccolte in Germania, i giocatori sarebbero venuti a conoscenza di questo provvedimento nella giornata di giovedì, e avrebbero già minacciato di avviare delle azioni legali nei confronti della loro stessa società. Il problema è che la legge sembrerebbe essere dalla parte del Bayern: in base alle nuove regole entrate in vigore dal primo novembre nel land della Baviera, i dipendenti privati che non sono vaccinati, e che perdono ore di lavoro a causa della quarantena, perdono il diritto a ottenere lo stipendio e/o un risarcimento.

Da settimane, ormai, all’interno del Bayern – e del movimento tedesco in generale – si discute sulle quote di immunizzazione dei calciatori. Il caso di Joshua Kimmich ha scatenato un forte dibattito, non solo perché parliamo di uno dei giocatori più forti e rappresentativi del club bavarese e della Nazionale: un anno fa, Kimmich ha fondato un’associazione solidale dal nome We Kick Corona, per raccogliere fondi e sostenere la ricerca, ma poi non si è sottoposto al vaccino. Kimmich ha motivato la sua decisione adducendo perplessità e preoccupazioni sulle conseguenze a lungo termine del trattamento. Il calciatore del Bayern ha detto di non sentirsi un No-Vax, infatti si è detto «pienamente consapevole della mia responsabilità: seguo tutte le misure igieniche e mi sottopongo a tutti i test necessari ogni due o tre giorni. In ogni caso, credo che ognuno dovrebbe prendere la propria decisione da solo». In merito a questa situazione, Julian Nagelsmann – rientrato dalla positività dopo la quarantena – si era espresso in maniera chiara: «In Germania e al Bayern non c’è alcun obbligo vaccinale, però invitiamo tutti a farlo, perché crediamo sia giusto. Noi non possiamo costringere nessuno, ma crediamo sia la scelta migliore».

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