Com’era il Barcellona l’ultima volta che ha giocato in Europa League?

Era una squadra e una società in confusione, proprio come oggi. Con Xavi in campo e Laporta presidente, più o meno come oggi.
di Redazione Undici 09 Dicembre 2021 alle 12:14

Era la stagione 2003/04. Xavi se la ricorderà bene: aveva 23 anni, era già il cervello della squadra azulgrana dopo aver ereditato il posto che era di Guardiola (nel frattempo Pep si era trasferito a Brescia) e aveva già vissuto la prima era Van Gaal, poi quella di Serra Ferrer e infine quella di Rexach, prima del ritorno di Van Gaal e dell’arrivo di Rijkaard. Insomma, l’ultimo Barcellona ad aver disputato l’Europa League (che allora si chiamava Coppa Uefa, ma vabbè, il senso è quello) era una squadra e una società in confusione, esattamente come quello del 2021/22, come il suo Barça eliminato da Bayern Monaco e Benfica. Di solito la girandola di allenatori in panchina è un sintomo di questi problemi. Esattamente come succede ed è successo oggi, con Xavi chiamato a ricucire gli strappi lasciati da Valverde, Setién, Koeman. E ovviamente dalla gestione societaria di Bartomeu.

Nell’annata precedente, quindi nel 2002/03, il già citato ritorno di Van Gaal non portò i risultati sperati: mentre il Madrid dei Galácticos comprava l’ex Ronaldo e vinceva la Liga al termine di un incredibile duello con la Real Sociedad, il Barça di Saviola, Riquelme, Overmars, Kluivert (ma anche di Patrik Andersson, Christanva, Gerard, Mendieta, Rochemback e Sorín) non riusciva ad andare oltre il sesto posto in classifica e i quarti di finale di Champions League. L’eredità di quella stagione fallimentare consisteva dunque in una qualificazione in Coppa Uefa da sfruttare come occasione per rifondare. Il nuovo presidente eletto, Joan Laporta (lo stesso Joan Laporta che è stato eletto qualche mese fa), scelse Frank Rijkaard per la panchina e David Beckham per rilanciare il Barça-squadra ma anche il Barça-brand. Non fece però i conti con Florentino Pérez, con il Real Madrid, che alla fine riuscì a convincere Beckham e costrinse il Barcellona a “ripiegare” su Ronaldinho. Oltre al fantasista brasiliano ex Psg, il nuovo Barça acquistò anche un giovanissimo esterno portoghese (Ricardo Quaresma), il più celebre portiere turco (Rustu), un centrale messicano (Rafa Márquez) e Gio van Bronckhorst dall’Arsenal; inoltre, furono definitivamente promossi in prima squadra alcuni giocatori della Masía, vale a dire Andrés Iniesta, Victor Valdés, il difensore Oleguer.

La stagione 2003/04 del Barcellona fu divisa in due metà: la prima tragica, con cinque sconfitte nelle prime 15 partite di Liga e l’undicesimo posto in classifica. Poi divenne addirittura esaltante, grazie a nove vittorie consecutive in Liga tra gennaio e marzo e pure all’arrivo di Edgar Davids, epurato dalla Juventus. Alla fine, viste anche le premesse, il secondo posto a cinque punti dal Valencia di Benítez venne considerato un’impresa. Paradossalmente la nota stonata della stagione fu proprio il percorso in Coppa Uefa: dopo i primi turni superati in scioltezza contro squadre non proprio trascendentali come Matador Púchov, Panionios e Bröndby, il Barça fu battuto dal Celtic proprio nell’apice del suo momento d’oro, tra l’11 e il 25 marzo 2004; lo 0-1 subito in Scozia non fu ribaltato al Camp Nou, e così Ronaldinho e compagni furono eliminati da un torneo di cui erano considerati i favoriti assoluti – una visione condivisibile, considerando che il tabellone delle semifinali sarebbe stato composto dal Valencia poi vincitore della coppa, dal Marsiglia finalista, dal Newcastle e dal Villarreal. Nella gara di ritorno contro il Celtic, quindi l’ultima del Barcellona in Coppa Uefa/Europa League, Rijkaard schierò in campo la seguente formazione: Victor Valdés; Reiziger, Puyol, Olegeur; Xavi, Cocu, Gerard, Gabri; Luis Enrique, Luis García, Ronaldinho. Due anni dopo, cinque di questi calcistori avrebbero alzato la Champions League sul prato del Parco dei Principi, dopo aver battuto in finale l’Arsenal di Wenger. Probabilmente l’unico buon auspicio per Xavi è proprio questo: guardare al passato per programmare il futuro.

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