Il Chelsea ha inventato la tattica del falso rigorista

Azpilicueta e Havertz l'hanno attuata prima del penalty decisivo nella finale del Mondiale per Club.
di Redazione Undici 22 Febbraio 2022 alle 17:20

Il Chelsea ha conquistato il suo primo titolo mondiale per club grazie a un rigore di Kai Havertz, ancora decisivo dopo il gol che, circa nove mesi fa, ha permesso ai Blues di vincere la finale di Champions contro il Manchester City. Tra l’altro la trasformazione decisiva del fantasista tedesco è arrivata a pochi minuti dalla fine dei tempi supplementari, quindi in un momento di grande tensione in campo e sugli spalti. Proprio per questo è saltata agli occhi la nuova trovata dei giocatori di Tuchel, o forse dello stesso allenatore tedesco: la tattica del falso rigorista. Niente di illegale o di cervellotico: semplicemente, per tutto il tempo della revisione Var – l’arbitro ha assegnato il penalty, per fallo di mano del difensore Luan, dopo aver rivisto l’azione all’On Field Review – e delle proteste dei giocatori brasiliani, fino a pochi attimi prima del tiro dagli undici metri, Cesar Azpilicueta si è comportato come se fosse l’incaricato della trasformazione. Ha protestato e conversato con l’arbitro mentre questo cercava di calmare i giocatori del Palmeiras, si è avvicinato al dischetto e solo alla fine ha ceduto il posto a Havertz. Che ha aspettato il fischio del direttore di gara, ha preso la sua rincorsa e ha spiazzato il portiere avversario. Potete rivedere tutta la sequenza qui, nel video della partita in versione integrale pubblicato dalla Fifa sul suo canale YouTube.

In questo articolo di The Athletic c’è la ricostruzione di quei momenti: Azpilicueta ha assistito da vicino a tutte le proteste del Palmeiras con l’arbitro, comprese quelle del portiere Weverton, e nel frattempo ha sempre tenuto il pallone in mano; solo quando l’estremo difensore brasiliano si è posizionato sulla linea, dopo reiterati inviti da parte dell’arbitro, il capitano del Chelsea si è girato e ha passato la palla al suo compagno. È stato lo stesso Azpilicueta a confermare di aver impersonato il rigorista per togliere pressione a Havertz prima di un tiro potenzialmente decisivo. E che, effettivamente, alla fine ha deciso la partita. Il terzino spagnolo ha raccontato di aver studiato l’atteggiamento dei giocatori del Palmeiras quando viene assegnato un rigore ai loro avversari: «Sapevo che avrebbero protestato e infastidito il rigorista in un certo modo». Così ha attuato una contromossa che, fatti alla mano, si è rivelata vincente.

Geir Jordet, professore di psicologia nel calcio presso la Norwegian School of Sports Sciences, è stato intervistato da The Athletic e ha spiegato che «questa del rigorista-esca, o del finto rigorista, è una tattica che non avevo mai visto applicata in maniera così netta e diretta. E devo dire che di rigori ne ho studiati tanti, nel corso della mia carriera. Certo, ho notato che diverse squadre hanno messo a punto degli stratagemmi per proteggere il proprio compagno rigorista prima di un rigore, ma mai in questo modo». La domanda che ci poniamo ora è: dietro questa nuova tattica c’è un fondamento scientifico? O meglio: la pressione degli avversari può davvero creare dei problemi a chi si appresta a tirare dagli undici metri? Secondo Jordet, la risposta è sì: «In tutte le ricerche che ho fatto», ha spiegato, «emerge un chiaro fattore di rischio legato alle prestazioni: la pressione. Maggiore è la pressione avvertita, maggiore è lo stress provato dai giocatori. Di conseguenza, aumentano le possibilità che un rigorista, per quanto allenato, possa sbagliare se messo sotto pressione. Da un punto di vista puramente statistico, potrei dire che ogni interferenza può incidere per il 10 per cento sull’esito di un rigore».

Con questa nuova tattica, dunque, Azpilicueta ha provato ad azzerare questo 10 per cento di pressione aggiuntiva sulle spalle di Kai Havertz. L’ha fatto in modo creativo per non dire innovativo. E ha funzionato. «Ora», aggiunge Jordet, «non è detto che quanto successo al Chelsea debba diventare una regola. Il punto è che potrebbe cambiare la percezione di un rigore da parte di chi tira. Se, finora, abbiamo assistito a qualunque messinscena, a qualunque tentativo di disturbo da parte di portieri e difensori che subivano il penalty, anche a qualche pratica scorretta, forse ora siamo entrati in un’era in cui sono i tiratori e i loro compagni a cercare di confondere gli avversari».

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