Lo Schalke 04 ha tolto il logo Gazprom dalla maglia, ma può rinunciare ai suoi soldi?

Al momento no, ne andrebbe della sopravvivenza del club. E il problema è proprio questo, visto ciò che sta succedendo in Ucraina.
di Redazione Undici 25 Febbraio 2022 alle 16:34

L’invasione da parte della Russia e la guerra in corso in Ucraina hanno già avuto un impatto consistente sul calcio europeo: al netto delle manifestazioni di giocatori e tifosi nelle gare di Europa e Conference League, la Uefa ha già spostato la sede della finale di Champions League – originariamente prevista a San Pietroburgo, ora si giocherà a Parigi Saint-Denis – e probabilmente anche quella per gli spareggi per la qualificazione ai Mondiali 2022, anche perché le Federazioni inserite nello stesso gironcino della Russia (Svezia, Polonia e Repubblica Ceca) hanno già manifestato la volontà di non giocare a Mosca, sede di una semifinale e, nel caso di vittoria della Nazionale russa, anche della finale. Un altro aspetto su cui, almeno finora, non sono stati presi provvedimenti, riguarda il rapporto molto stretto tra Gazprom e Uefa: la compagnia di gas con sede a San Pietroburgo ha un accordo di partnership con la confederazione europea che durerà fino al 2024 e vale circa 40 milioni di euro l’anno; inoltre, il CEO di Gazprom Aleksander Djukov –  che tra l’altro è anche presidente della Federcalcio russa – è stato eletto nel comitato esecutivo della UEFA.

Oltre a questi legami con la Uefa, un altro aspetto che ha tenuto banco nelle ultime ore – soprattutto in Germania – riguarda il contratto di main sponsorship con lo Schalke 04, club che milita nella seconda divisione tedesca. Il primo provvedimento deciso dalla dirigenza è stata l’eliminazione del logo dell’azienda russa dalla maglia ufficiale. Poche ore dopo, sono arrivate le dimissioni di un componente del consiglio d’amministrazione, Matthias Warnig. Non è un nome molto famoso oltre il bacino della Ruhr, ma la sua storia è piuttosto controversa: come spiega So Foot in questo articolo, Warnig è nato ad Altdöbern, Brandeburgo, nel 1955 ed è un ex appartenente della Freie Deutsche Jugend, vale a dire il movimento organizzato giovanile del Partito Socialista Unificato di Germania al tempo della Repubblica Democratica Tedesca, cioè della Germania Est; in seguito, appena maggiorenne, si è unito alla Stasi ed è stato decorato con la medaglia d’oro come membro dell’Esercito Popolare Nazionale, un corpo inevitabilmente molto vicino al regime. Dopo la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS, Warnig si è avvicinato a Putin ed è stato uno dei protagonisti della costruzione del gasdotto Nord Stream 1, che dalla Russia conduce il gas in Germania passando per il Mal Baltico. In virtù della sua appartenenza al consiglio di amministrazione di Nord Stream AG, la società che gestisce il gasdotto, è nell’elenco dei sanzionati dagli Stati Uniti per l’invasione di poche ore fa. Per quanto riguarda il calcio e lo Schalke, il suo ingresso nel board risale al 2019, come emanazione diretta di Gazprom. Dopo l’invasione e le sanzioni, come detto, Warnig si è dimesso, ma lo Schalke ha chiarito che non c’è correlazione tra questi due avvenimenti.

Anche la presenza e l’influenza di Warnig mostrano come il rapporto tra Gazprom e lo Schalke sia molto più profondo rispetto a un classica sponsorizzazione. Del resto, come racconta lo Spiegel in questo articolo, anche Clemens Tönnies – l’ex presidente dello Schalke, accusato di discriminazione e di aver violato i dispositivi di sicurezza per il Coronavirus in una delle sue aziende – è considerato molto vicino a Putin, ed è al suo lavoro congiunto con Warnig che si deve l’ingresso di Gazprom nello Schalke e nel calcio tedesco (avvenuto nel 2007). È ancora lo Spiegel ad andare oltre, e a spiegare – in questo reportage – che in realtà il club di Gelsenkirchen è ancora «ostaggio» dell’azienda russa: il contratto che lega Gazprom con lo Schalke è stato rinnovato di recente fino al 2025, nonostante la crisi economica della società e la retrocessione nella 2.Bundesliga. Il valore della sponsorizzazione si aggira intorno ai 10 milioni di euro, che diventerebbero automaticamente 15 in caso di ritorno nel massimo campionato: una cifra considerevole per un club che sta vivendo un momento complicatissimo a livello finanziario e sportivo, e a cui «non è possibile rinunciare», come ha spiegato e scritto anche Marcel Witte,  il direttore del medium RUHR24.

Se lo Schalke decidesse di recedere il contratto in anticipo, dovrebbe addirittura versare una penale a Gazprom, che da parte sua è rimasta vicina al club, estendendo il contratto proprio nel momento in cui si prospettava la retrocessione. Certo, le cifre sono state ribassate – ai tempi della Bundes e della Champions League l’accordo garantiva 20 milioni di euro a stagione allo Schalke – ma a oggi è impossibile pensare di interrompere il rapporto, ne andrebbe della stessa sopravvivenza della squadra. Il fatto che i prossimi provvedimenti in merito dovrebbero essere discussi solo il 12 giugno, in occasione della prossima assemblea generale dei soci, spiega che in questo momento la dirigenza non ha molte alternative. Se non quella di incassare dei soldi da un’azienda russa, cancellando però il suo logo dalla maglia. Ovviamente in Russia ora ci sono altre priorità, quindi non è ancora chiaro come reagirà Gazprom a tutto quello che sta succedendo all’interno dello Schalke. In ogni caso, l’opinione pubblica sembra essersi schierata in maniera netta: secondo quanto rilevato da un sondaggio dell’istituto di ricerca d’opinione YouGov, il 64% degli appassionati di calcio tedeschi sarebbero favorevoli all’interruzione dei rapporti tra Gazprom e Schalke; il 15% si è detto in disaccordo, mentre il restante 21% ha preferito non rispondere alla domanda.

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