È arrivato il momento di ripensare i campionati?

Le strisce di vittorie del Bayern e del Psg, ma anche della Juventus, sono un segnale chiaro: il vecchio modello rende monotone e noiose le leghe nazionali. Come renderle più incerte? Pensare ai playoff è davvero impossibile?
di Alfonso Fasano 23 Settembre 2022 alle 01:21

In primavera, poche ore prima che il Paris Saint-Germain vincesse la Ligue 1 per l’ottava volta in dieci anni, il Times ha scritto che «l’ennesimo campionato non nasconderà tutto ciò che non va nel club di Messi, Neymar e Mbappé». Più o meno in contemporanea, il New York Times ha presentato Bayern-Borussia con un articolo in cui la Bundesliga era definita «noiosa, scontata» anche per lo stesso club bavarese. Una tesi avvalorata da Julian Nagelsmann dopo la sconfitta contro il Villarreal in semifinale di Champions League: «Vincere in Germania non può bastare, al Bayern serve almeno la semifinale di Champions». Il Klassiker è finito 3-1, così i tifosi del Bayern hanno festeggiato la vittoria del decimo titolo consecutivo: mai, nelle cinque leghe top, una squadra aveva raggiunto questo traguardo. La Juventus, con nove scudetti di fila, è quella che ci è andata più vicino.

Visto che anche Liga e Premier League sono andate o stanno andando in una direzione simile, solo che in Spagna e Inghilterra esistono e/o si stanno delineando delle diarchie – Real-Barcellona, City-Liverpool – piuttosto che delle monarchie, è chiaro che siamo di fronte a una tendenza consolidata. Forse definitiva. A monte, dove nasce l’enorme gap tra top club e comuni mortali, è impossibile intervenire in tempi brevi: servirebbe una riforma – economica, strutturale, etico-culturale – che rimetta in discussione certi (dis)equilibri ormai storici. Il problema è che non si sta facendo nulla neanche a valle, cioè nessuno pensa di cambiare il format dei campionati: la nuova Champions già presentata dall’Uefa non impatterà sui tornei domestici, e neanche la Super Lega nata e morta un anno fa l’avrebbe fatto. E invece è proprio lì che servirebbe agire. In ogni caso la squadra campione d’Europa resterebbe ancora una sola, quindi per certi club il titolo nazionale continuerebbe a non bastare. Alla lunga, poi, la competitività delle leghe nazionali risulterebbe ancora più svilita dall’allargamento della forbice economica. E allora perché non provare a ravvivare un po’ il modello dei campionati qui e ora? Con quali soluzioni?

La prima, auspicata un po’ da tutti, è la riduzione del numero di squadre – la Ligue 1 l’ha già attuata, visto che passerà da 20 a 18 club dalla stagione 2023/24. In questo modo il calendario si decongestionerebbe, e soprattutto ci sarebbero meno squadre di livello medio-basso. Questa riforma ridurrebbe però il numero di gare in tv, e quindi anche gli incassi per i diritti di trasmissione. Allo stesso modo, potrebbe aver senso aumentare il numero di retrocessioni: così ci sarebbero meno squadre senza obiettivi quando manca ancora tanto alla fine del torneo, e le tv avrebbero più partite decisive in palinsesto, soprattutto negli ultimi turni.

L’ipotesi più rivoluzionaria e controversa è quella dei playoff, di una post-season che assegni il titolo in maniera differente. Una formula con tabellone in stile basket forse sarebbe eccessiva, perché svaluterebbe la regular season e quindi l’idea stessa di campionato a girone unico: il calcio è uno sport episodico, a basso punteggio, e il round robin serve proprio a diluire l’incidenza del caso. Allo stesso modo, però, i tifosi – e quindi anche le tv – potrebbero restare affascinati dal fatto che lo scudetto venga assegnato al termine di gare secche, fatalmente più incerte. In alcuni campionati europei medio-borghesi – Belgio, Scozia e Grecia – si sono inventati un modello ibrido: dopo la prima fase tutti contro tutti, le migliori (e le peggiori) si affrontano solo tra loro in un girone all’italiana che, quindi, mette in palio punti dal peso specifico maggiore. Potrebbe sembrare una soluzione perfetta, se non fosse che le squadre si portano dietro i punti – tutti o una certa parte – conquistati nella prima fase, e quindi per chi domina come Psg e Bayern Monaco cambierebbe poco o nulla. Qualche mese fa, però, Oliver Kahn ha detto che «un format con i playoff potrebbe rendere più entusiasmante la Bundesliga». Il fatto che Kahn sia l’amministratore delegato del Bayern è un segnale chiaro, per tutti: forse è davvero arrivato il momento di cambiare.

Da Undici n° 44
>

Leggi anche

Calcio
La semifinale tra Atlético Madrid e Arsenal ha dimostrato che un altro calcio, un calcio più equilibrato e difensivo, è ancora possibile (anche se è meno divertente)
Ventiquattr'ore dopo lo spettacolo del Parco dei Principi è andata in scena "l'anti-PSG-Bayern": pochi gol, attacchi contratti, organizzazione tattica da manuale. Vale tanto quanto, se non si dispone di fuoriclasse di grande strappo.
di Redazione Undici
Calcio
La FIFA ha avviato la procedura per obbligare tutti i club del mondo a schierare un giocatore Under 20 o Under 21 cresciuto nel proprio vivaio
Sarebbe una rivoluzione epocale per il calcio, perché costringerebbe le società a cambiare completamente la propria programmazione.
di Redazione Undici
Calcio
PSG-Bayern 5-4 è stata il trionfo dell’attacco sulla difesa, e non ha senso indignarsi: il calcio d’élite, oggi, è un gioco prettamente offensivo
Luis Enrique, Kompany e gli altri allenatori dei top club non fanno altro che valorizzare le qualità dei loro migliori giocatori, anche a rischio di concedere qualche gol in più.
di Alfonso Fasano
Calcio
Per capire lo spettacolo di PSG-Bayern, bisogna guardare Achraf Hakimi: un’ala più che un terzino, ma soprattutto un giocatore decisivo
Il fenomenale esterno marocchino è stato un riferimento offensivo continuo per i suoi compagni, ed è questo a renderlo unico nel suo genere.
di Redazione Undici