Come il Kaiserslautern può diventare la squadra europea degli americani

Tutto parte da una base militare, ed è un progetto che va in diverse direzioni.
di Redazione Undici 24 Marzo 2023 alle 19:41

Il Kaiserslautern è una delle squadre più blasonate del calcio tedesco, ma è anche reduce dal periodo più amaro della sua storia: una profonda crisi economica e tecnica ha determinato la prima retrocessione in terza serie, nel 2018, e il ritorno in Zweite Bundesliga si è concretizzato solamente quattro anni dopo, cioè pochi mesi fa, grazie al terzo posto conquistato a danno di un’altra nobile decaduta di Germania, il Monaco 1860. In questo modo, almeno, Die Roten Teufel (“Diavoli Rossi”) festeggeranno il 25esimo anniversario dell’ultimo titolo nazionale – quello conquistato con Rehhagel in panchina e da neopromosso in Bundes – giocando in seconda divisione, anche se in realtà ci sarebbe ancora la possibilità di sperare nel ritorno tra i grandi, visto che la zona playoff dista dieci punti quando mancano ancora nove turni alla fine del campionato. Nel frattempo, la società sta cercando di portare avanti un progetto stabile, proiettato al futuro, partendo anche da un aspetto logistico, geografico e culturale che è davvero peculiare: la possibilità di penetrare facilmente nel mercato statunitense.

Tutto nasce dal fatto che la base aerea di Ramstein, praticamente il quartier generale dell’aeronautica degli Stati Uniti in Europa, si trova a venti minuti di macchina dal centro città. Inevitabilmente, la comunità americana locale è costituita da 53mila persone: un numero enorme, che rende appetibile la creazione di una connection – sportiva, ma ovviamente anche commerciale – con gli Usa. Il fatto che la stella della squadra sia l’attaccante americano Tim Boyd, poi, ha in qualche modo mostrato le grandi potenzialità di questa partnership ideale. È stato lo stesso Boyd, nato a Brema da padre americano e madre tedesca, a spiegare perché: «Credo che il Kaiserslautern possa essere un riferimento per gli appassionati di calcio americani», ha detto in un’intervista a Espn. «Lo stadio è sempre pieno, anche se siamo in seconda divisione, e questo rende il club un ambiente perfetto in cui innamorarsi di questo sport».

Finora la dirigenza del Kaiserslautern, l’ha ammesso lo stesso Boyd, non ha fatto molto per coltivare questo legame con la comunità americana locale e con gli Stati Uniti. Le cose, però, potrebbero cambiare presto, già dalla prossima estate: il club ha infatti già organizzato il suo ritiro precampionato in Minnesota; inoltre, la squadra tedesca giocherà delle amichevoli contro Louisville City e Minnesota United. In merito a questa tournée, Boyd ha detto che «si tratta di un primo passo per cercare di attrarre nuovo pubblico». In realtà non sarà la prima volta negli Usa, per il Kaiserslautern: tra il 1957 e il 1993, la squadra ha visitato per tre volte il Paese, e su questi viaggi lo storico Eric Lindon ha scritto in maniera approfondita. Proprio Lindon ha spiegato a Espn che «il Kaiserslautern può diventare la squadra europea degli americani perché ha dalla sua l’atmosfera incredibile del suo impianto di casa, il Fritz-Walter Stadion: l’enorme presenza di tifosi lo rende un luogo perfetto per unire un’intensa esperienza calcistica con la giusta quantità di intrattenimento richiesta dalla tipica famiglia americana, che vuole arrivare allo stadio in gruppo, mangiare e poi divertirsi guardando la partita». È andata in questo modo anche in occasione del Mondiale 2006, quando l’impianto di Betzenberg (nome della collinetta su cui è stato edificato) ospitò due partite della Nazionale americana: l’amichevole di preparazione contro la Polonia, la prima gara organizzata dalla Federcalcio statunitense fuori dai confini nazionali, e poi la gara della fase a gironi tra gli Usa e l’Italia di Lippi.

Lo stadio ha avuto un peso importante anche nel convincere alcuni investitori a credere nel nuovo progetto del Kaiserslautern: Chien Lee, uno degli imprenditori che ha rilevato il 10% delle quote societarie insieme a Pacific Media Group, ha detto che «guardare le partite in un ambiente del genere è davvero incredibile, soprattutto se pensiamo che parliamo di una squadra che non gioca in prima divisione. Ma il gigante si sta risvegliando». In realtà la dirigenza del club ha negato che il viaggio in America della prossima estate serva ad attirare nuovi investitori americani, ma è evidente che la strada è tracciata. Ed è davvero interessante.

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