Cosa importa se Dimarco volesse tirare o crossare?

Il gol contro al Frosinone è il nostro momento preferito della 12esima giornata.
di Redazione Undici 13 Novembre 2023 alle 16:27

Federico Dimarco ha segnato un gol che lo ha già consegnato alla leggenda. Perché il suo tiro è partito da 56 metri – i social da ieri sono invasi dalle più svariate rilevazioni metriche – e perché quella sequenza, Federico che alza e poi abbassa la testa, il corpo che si inarca, l’impatto palla-piede, la sfera che prende a volteggiare, Turati che arretra e poi si lascia scavalcare, San Siro che impazzisce e Dimarco che esulta, la rivedremo migliaia di volte. Da tutte le angolazioni, incastonata in ogni servizio televisivo in cui si parlerà di Federico Dimarco, fino a quando sarà un giocatore professionista e anche dopo, quando intraprenderà la carriera di allenatore, quella di dirigente o anche quella di semplice opinionista. Insieme a questa diffusione senza confini, è iniziato anche il dibattito: Dimarco l’ha fatto apposta? Veramente? Oppure voleva cambiare gioco per Dumfries e alla fine è venuta fuori una traiettoria irripetibile?

Beh, la risposta a questa domanda è: chissenefrega. È chiaro che l’eventuale intenzione di fare un gesto del genere – e vale per qualsiasi gesto, non solo nello sport – darebbe un peso diverso all’esecuzione e al senso ultimo della giocata. Ma quando si tratta di tiri da lontano, a maggior ragione da lontanissimo, l’elemento imponderabilità ha sempre un peso significativo. Ecco qualche esempio illustre: per segnare la sua indimenticabile punizione contro la Francia, Roberto Carlos ha dovuto beneficiare della deviazione buona del palo interno; la rovesciata di Ibrahimovic contro l’Inghilterra resta un’intuizione geniale, ma ce la ricordiamo solo perché il pallone è entrato: se la traiettoria fosse stata sette o otto centimetri più alta, quello di Ibra sarebbe stato un tentativo folle finito malino.

E allora il senso di tutto è: possiamo discutere quanto vogliamo, possiamo credere a Dimarco – «All’inizio ho visto Dumfries, poi ho visto Turati fuori… Meno male che è entrata» – oppure a Henrikh Mkhitaryan  – «Tutti noi sappiamo che voleva crossare per Dumfries» – e ai tifosi di altre squadre sui social. Quello che resterà è un bellissimo tirocross (meno male che esiste questa parola, così ci tiriamo fuori da ogni impaccio) finito in porta, che Turati non avrebbe mai potuto parare, che Sommer ha salutato mettendosi le mani in testa, che resterà per sempre nella memoria di chi era a San Siro. Compreso e soprattutto Dimarco, ovviamente L’inquadratura da dietro e dal basso è surreale: al netto di ciò che Dimarco fa con la testa e con gli occhi, la porta è lontanissima, si vede il suo piede sinistro che impatta la sfera con il collo interno, la telecamera che non ha lo spazio necessario per seguire la traiettoria del pallone, Turati che arretra correndo e poi tenta un tuffo all’indietro per evitare di essere superato. Tutto inutile: la palla entra, l’Inter è in vantaggio.

Un gol da vedere e rivedere

Il punto è proprio quello della didascalia che leggete appena sopra: il gol da Dimarco è da vedere e rivedere, perché è bello. Anzi: è unico e indimenticabile. Il discorso sulla volontarietà del tiro diventa collaterale, anche perché in fondo non toglie niente alla realtà dei fatti: l’Inter ha segnato e poi ha vinto la partita contro il Frosinone, il tiro di Dimarco è partito da 56 metri e rotti, Turati è stato beffato e non c’è molto altro da aggiungere. Se non che rivedremo tante volte queste immagini nei prossimi anni, e non ci stancheremo mai. C’è chi si chiederà di nuovo, ancora e sempre, se Dimarco l’ha fatto apposta. E c’è chi invece si godrà le immagini senza farsi troppe domande. Noi abbiamo scelto da che parte stare.

>

Leggi anche

Calcio
Il Brighton ha ingaggiato un lottatore di MMA per aiutare i calciatori a difendere meglio sui calci piazzati
Dal club non hanno voluto rivelare l'identità del fighter, ma l'idea è chiara: con una squadra non particolarmente alta, sui calci da fermo meglio imparare a sgomitare per bene.
di Redazione Undici
Calcio
Il Porto ha vinto il campionato, e per Francesco Farioli si tratta di un successo dal significato enorme
Il tecnico italiano ha conquistato il primo titolo della sua carriera, consolidando la sua ascesa nell'élite del calcio europeo.
di Redazione Undici
Calcio
Se il Nottingham Forest è a vicino dalla salvezza e alla finale di Europa League, il merito è di Vitor Pereira, del suo approccio rilassato e della musica anni Ottanta
Tra playlist vintage prima degli allenamenti e un'attenzione maniacale alle statistiche, l'allenatore portoghese ha cambiato la stagione dei Reds.
di Redazione Undici
Calcio
Il Bodo/Glimt ha annunciato il suo nuovo stadio: avrà 10mila posti, sarà a forma di diamante e verrà costruito con materiali sostenibili e adatti per il Circolo Polare Artico
La struttura punta a essere un punto di riferimento per gli impianti sportivi in aree caratterizzate da un clima estremo.
di Redazione Undici