Che è sucesso alla vita di Gue-sung Cho dopo che è diventato un sex symbol al Mondiale 2022?

Tutto è cambiato in pochi giorni, più o meno un anno fa. E ora è sbarcato anche nel calcio europeo.
di Redazione Undici 15 Dicembre 2023 alle 13:26

Un anno fa, di questi tempi, il mondo conosceva Gue-sung Cho. Cioè, chiaramente nel suo Paese – la Corea del Sud – c’era qualcuno che già sapeva chi fosse, dopotutto era un calciatore della Nazionale chiamato a giocare la Coppa del Mondo, non era proprio l’ultimo arrivato. Ma la sua storia, come dire, era piuttosto banale: 24 anni, a inizio carriera era un centrocampista difensivo che poi è stato spostato in attacco; ha esordito nell’Anyang, poi è stato preso dal Jeonbuk Hyundai e ha vissuto una stagione e mezza in prestito al Gimcheon Sangmu, la squadra che in qualche modo “ospita” la gran parte dei calciatori sudcoreani impegnati nel rigoroso e inflessibile e inevitabile servizio militare imposto dalla legge locale. Proprio al Sangmu, Gue-sung Cho ha scoperto una chiara vocazione per il gol: ne ha segnati 22 in 51 partite, ha conquistato la promozione in K-League e così è stato chiamato in Nazionale. Infine è tornato al Jeonbuk.

Una bella storia calcistica, ci mancherebbe. Solo che ko stesso Gue-sung Cho la considerava «insignificante», soprattutto se guardata da una prospettiva esterna alla Corea del Sud. Poi, però, sono arrivati i Mondiali. E Gue-sung Cho è diventato un giocatore di culto. Certo, la doppietta segnata al Ghana e la qualificazione agli ottavi l’hanno aiutato molto, ma la verità è che la sua fama è cresciuta a dismisura – non è un’esagerazione, tra poco daremo i numeri – grazie alla sua bellezza. Lo racconta The Athletic in questo articolo-intervista: in pratica, durante la gara d’esordio ai Mondiali contro l’Uruguay, Gue-sung Cho si è riscaldato e poi è entrato nella ripresa. Ecco, quei momenti  in cui è stato inquadrato dalle telecamere l’hanno reso una sorta di sex symbol: le sue foto e i suoi video sono diventati virali sui social, e così – ecco i numeri – i suoi follower su Instagram sono saliti fino a quota 1,6 milioni. Prima dei Mondiali erano 20mila. A fine torneo, dopo che la Corea del Sud è stata eliminata dal Brasile agli ottavi, il suo profilo era seguito da 2,7 milioni di persone.

«Nel corso del torneo», ha spiegato Gue-sung Cho, «ho dovuto staccare le notifiche del mio smartphone. Non riuscivo a concentrarmi sull’allenamento e sulle partite, considerando tutti i messaggi che ricevevo». Erano dichiarazioni d’amore nei suoi confronti, ovviamente. Inevitabile che, da lì in poi, la sua vita sia cambiata. Anzi, si può dire: è stata stravolta. Poche settimane dopo, l’attaccante del Jeonbuk è diventato il quinto uomo e il secondo sportivo in assoluto ad apparire sulla copertina di Vogue Korea; ha partecipato a diverse trasmissioni non solo sportive, ma anche generaliste, trasmesse sui canali più importanti del Paese; un sondaggio lo ha eletto al secondo posto tra le celebrità maschili coreane più sexy e desiderate, dietro solo all’attore Song Kang.

Insomma, da un giorno all’altro Gue-sung Cho è diventato una star. Sportiva, ma soprattutto mediatica. Al punto che «ogni volta che torno in Corea, indosso un cappello o una maschera per nascondere il mio volto. Ma la gente mi riconosce ancora: una volta mi hanno inseguito per strada. È stato pazzesco». Sì, perché nel frattempo Gue-sung Cho ha lasciato il suo Paese: ora gioca nel Midtjylland, in Danimarca, e ha anche segnato otto gol nelle sue prime 16 gare in Superligaen, la prima divisione locale; in Conference League, invece, la sua media è leggermente più bassa: un gol in cinque match. Si era parlato di un suo potenziale trasferimento in Gran Bretagna, si dice che per lui siano arrivate delle offerte da Leicester City, Watford e Celtic, ma alla fine ha scelto la Danimarca. Anche perché, lo ha spiegato lo stesso Cho, «volevo concentrarmi solo sul calcio. Volevo un club dove sarei titolare in ogni partita. Per questo ho accettato l’offerta del Midtjylland». Nel frattempo, però, ha imparato cosa vuol dire essere un sex symbol. Non è poi tanto male.

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