«I calciatori hanno tanti problemi perché non hanno il congedo di paternità», ha detto Pablo Sarabia

L'ex attaccante del PSG, ora ai Wolves, ha raccontato che «quando sono nati i miei gemelli, la mia capacità di concentrarmi era pari a zero».
di Redazione Undici 25 Marzo 2024 alle 16:28

Pablo Sarabia è un calciatore di buona qualità che però ha sempre fatto fatica ad andare oltre certi limiti. Per dire tutto in una frase: è bravissimo, ma non abbastanza per imporsi in un top club. Con lui ci ha provato il Paris Saint-Germain, ma le cose non sono andate benissimo. Anche la Nazionale spagnola – soprattutto durante la gestione di Luis Enrique – ha puntato su Sarabia, ma l’ultima immagine che abbiamo di lui in maglia roja resta quella del rigore sbagliato contro il Marocco, ai Mondiali in Qatar. Dopo quell’errore dagli undici metri, Sarabia si è trasferito al Wolverhampton e solo adesso è tornato nel giro dei convocati: in occasione dell’ultima amichevole della Spagna, quella persa 0-1 a Londra contro la Colombia, l’ex attaccante del PSG ha giocato da titolare ed è stato sostituito a pochi minuti dalla fine. La sua prestazione non è stata memorabile, ma essere di nuovo lì è già qualcosa.

Intervistato dal quotidiano El Mundo proprio in occasione del suo ritorno in Nazionale dopo un anno e mezzo, Sarabia ci ha tenuto a sottolineare un aspetto che raramente viene citato dai calciatori, o anche da chi scrive di calcio: la nascita dei figli e i disagi che provano i professionisti nei primi mesi di vita dei loro bambini. «Mi sono trasferito a Wolverhampton a inizio 2023», racconta Sarabia, «quando mancavano poche settimane all’arrivo dei miei gemelli. Da quel momento in poi, naturalmente, è cambiato tutto. Perché i calciatori, purtroppo, non hanno il congedo di paternità».

I problemi vissuti dai calciatori sono di immediata comprensione, tipo le assenze legate ai viaggi e alle partite da giocare in vari giorni della settimana, ma anche più complessi. Anche solo da da immaginare. Per Sarabia, tutto è cominciato poche ore dopo la nascita dei suoi figli: «I gemelli sono nati di martedì, io avevo il mercoledì libero e sabato ero già in campo. Quindi sono andato a lavorare nei primi giorni di vita dei miei bambini, senza possibilità di assentarmi. Ma la mia capacità di concentrarmi era pari a zero». Nelle settimane successive, poi, è iniziata una vita completamente nuova: «Dovevo dormire separato da mia moglie in modo che i bambini non mi svegliassero durante la notte: avrebbero compromesso il mio riposo. Ho dovuto rimodulare anche le mie abitudini alimentari: quando hai figli vivi per loro, e allora mangi solo dopo che gli hai dato da mangiare. Il problema è che questo tipo di condotta, per un atleta professionista, non è salutare: devi fare lo spuntino a una certa distanza dalla cena, la sera devi mangiare a un determinato orario altrimenti non riesci a digerire e a riposare bene. A volte rinunciavo a pranzare con i compagni per andare ad aiutare mia moglie a casa, ma questa scelta mi faceva mangiare alle 15: troppo tardi».

In effetti è un racconto che non fa una piega. Per un motivo molto semplice, come spiega lo stesso Sarabia: «Per noi calciatori, il corpo è un vero e proprio strumento di lavoro. E quindi dobbiamo curarlo al massimo: nutrirsi e riposare bene sono due aspetti fondamentali, che incidono sul nostro rendimento in campo». A volte, per esempio quando nasce un figlio, tutta questa – inevitabile – attenzione a certi aspetti diventa incompatibile con altre esigenze logistiche. Figuriamoci quando si tratta di due gemelli. Sarabia, quindi, ha messo in luce un aspetto molto trascurato, che finisce per perdersi nei discorsi (spesso vuoti) sulla condizione da privilegiato di chi gioca a calcio ad alti livelli. Condizione di cui lo stesso Sarabia è consapevole: «Naturalmente so benissimo di essere un privilegiato. Ma fin dai tempi del Getafe lavoro con uno psicologo per accettare le cose che non sono andate come mi aspettavo. Anche noi calciatori dobbiamo saper accettare la frustrazione, dobbiamo essere in grado di convivere con i nostri errori». Anche questa è una dichiarazione interessante.

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