Tra Manchester City e Real Madrid, la differenza l’ha fatta Andriy Lunin

Alla fine di una sfida bellissima tra due superpotenze, il risultato è stato deciso dai dettagli.
di Redazione Undici 18 Aprile 2024 alle 12:17

Il return match tra Manchester City e Real Madrid è stato meno spettacolare rispetto all’andata. Oppure, per dirla meglio: la partita di Etihad Stadium è stata più tattica, più bloccata, e allora sono emerse cose diverse rispetto alla gara di una settimana fa. Tanto per cominciare, il City – anche a causa del gol di Rodrygo dopo pochi minuti – ha dovuto imporre il suo dominio assoluto sul possesso palla e il Real di conseguenza è stato costretto a rinculare, ad arretrare molto il suo baricentro; così si sono determinate le condizioni per una partita a senso unico, almeno nei numeri della fase offensiva: il City ha messo insieme il 66% di possesso palla e 33 conclusioni tentate di cui nove in porta contro i nove tiri totali del Real. Alla fine, però, va detto anche che le occasioni clamorose della squadra di Guardiola non sono state poi così tante.

Ecco, quest’ultima frase ha un peso, ha un significato: misurare il calcio soltanto attraverso le statistiche, attraverso certe statistiche, sarebbe fuorviante. Ci sono dei numeri, però, che servono a fotografare bene la realtà. Nel caso di Manchester City-Real Madrid, i numeri che contano di più sono quelli di Andriy Lunin, ex terzo portiere della squadra di Ancelotti – a inizio stagione era partito alle spalle di Courtois e poi anche di Kepa, arrivato dal Chelsea dopo l’infortunio del belga – che si è preso il posto da titolare e ha saputo ergersi a protagonista assoluto. Di quali numeri stiamo parlando? Eccoli qui: nei 120 minuti di gioco prima dei rigori, Lunin ha messo insieme otto interventi decisivi (anche se nessuno davvero complicato), quattro uscite di pugno risolutive, un’uscita alta con pallone bloccato.

Proprio perché il calcio non si può misurare soltanto attraverso le statistiche, ora bisogna parlare dei rigori. Ovvero di un evento calcistico che sfugge inevitabilmente alle metriche tradizionali, del momento in cui Lunin si è davvero preso la scena: dopo il gol di Álvarez e l’errore di Modric, il portiere ucraino ha bloccato il tiro centrale di Bernardo Silva e poi ha smanacciato il diagonale di Kovacic con un bel tuffo sulla destra. Grazie a queste due parate, di fatto, il Real Madrid ha battuto la squadra campione d’Europa e del mondo. Grazie a queste due parate, di fatto, la squadra di Ancelotti ha fatto la differenza con la squadra di Guardiola.

I rigori, ovviamente, sono alla fine

Dopo la partita, Lunin ha detto candidamente che «ai rigori dovevamo rischiare contro un giocatore del Manchester City, e abbiamo scelto Bernardo Silva». Il sottotesto di questa dichiarazione è piuttosto semplice da intercettare e comprendere: Lunin e i coach che seguono i portieri del Madrid avevano studiato i rigoristi della squadra di Guardiola, quindi sapevano che Bernardo calcia dagli undici metri privilegiando la soluzione centrale. È a andata esattamente così, per merito di Lunin e per merito di chi di chi lo prepara, di chi lo segue. Di chi l’ha fatto crescere a tal punto da essere all’altezza di un quarto di finale – sarebbe meglio dire una finale anticipata, vista la qualità dell’avversario – di Champions League.

Alla fine di una (doppia) partita tra due superpotenze del calcio, tra due squadre lontanissime tra loro ma entrambe fortissime, resta una sensazione di totale appagamento – a meno che non siate tifosi del City, ovviamente. Anche perché il margine è stato così sottile, l’abbiamo spiegato finora, che nessuno può rimproverarsi nulla, o tantomeno può recriminare su qualcosa. A cominciare da Pep Guardiola, che non a caso ha commentato l’eliminazione dicendo che «la mia squadra è mancata soltanto nei dettagli». Avrebbe potuto fare un nome e un cognome: Andriy Lunin. E non perché il suo Ederson abbia demeritato, ma perché in certe partite la vittoria o la sconfitta sono una questione di dettagli millesimali. E ala fine la sconfitta del City è stata una questione di dettagli millesimali. Di un portiere che fa un’ottima prestazione e para due rigori. In fondo, a pensarci bene, il senso della vittoria del Real è tutto qui.

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