La Coppa d’Africa e la Coppa d’Asia a metà stagione hanno fatto dei grossi danni, dice il Guardian

Molti giocatori hanno accusato dei vistosi cali di rendimento. E il discorso non riguarda solo il fisico, anzi.
di Redazione Undici 02 Maggio 2024 alle 13:46

In occasione di Bayern Monaco-Real Madrid, la prestazione imperfetta – per usare un eufemismo – di Kim Min-jae non è potuta passare inosservata. Soprattutto per noi italiani, soprattutto se consideriamo il rendimento mostruoso tenuto dal centrale sudcoreano nel corso della sua unica stagione in Serie A, nel Napoli campione d’Italia 22/23. Ecco gli highlights, per quei pochi che si sono persi la semifinale d’andata di Champions: Min-jae è stato bruciato da Vinícius nell’azione del gol del Real Madrid e poi ha causato il rigore – fallo su Rodrygo – che ha determinato il pareggio della squadra di Ancelotti dopo la rimonta firmata da Sané e Kane. Il problema è che la gara complicata di Kim è solo l’apice di una stagione opaca, che l’ha visto finire anche in panchina per un certo periodo. Per la precisione, dopo la partecipazione alla Coppa d’Asia con la sua Nazionale.

Ecco, il caso di Kim Min-jae non è proprio isolato. Come il difensore del Bayern, anche il suo connazionale Son Heung-Min e Momo Salah – giusto per citare altri due nomi belli grossi – hanno avuto degli infortuni e/o dei vistosi cali di rendimento dopo le manifestazioni continentali che si sono svolte a cavallo tra gennaio e febbraio. E il discorso potrebbe essere ampliato: Anguissa e Osimhen sono stati raramente brillanti con il Napoli da febbraio in poi; Lookman è rimasto uno dei giocatori più importanti dell’Atalanta di Gasperini, ma in ogni caso ha messo insieme solo quattro gol in tutte le competizioni negli ultimi tre mesi; Hwang Hee-chan, attaccante sudcoreano del Wolverhampton, aveva già raggiunto la quota di dieci gol prima della Coppa d’Asia, da cui però è rientrato con un infortunio che lo ha costretto a saltare altre cinque gare di Premier League. Solo nell’ultimo weekend, in occasione della gara contro il Luton, è tornato a far gol.

Anche se non c’era bisogno di avere una mente particolarmente acuta per prevederlo, ora siamo di fronte a un dato di fatto: la Coppa d’Africa e la Coppa d’Asia a metà stagione hanno fatto dei grossi danni. Anche solo virtuali. Lo pensa e lo scrive anche John Duerden, giornalista del Guardian, in un articolo che racconta la situazione da diverse prospettive: quella fisica e sanitaria, innanzitutto, perché è inevitabile pensare che sei o sette partite ad alta intensità giocate nell’arco di un mese, per altro in un altro continente, non è che siano state un toccasana, per i calciatori. E poi c’è anche un altro aspetto importante: quello relativo ai risvolti emotivi dei due tornei, soprattutto per chi ha perso. In questo senso, il Guardian fa riferimento ai casi di Salah e Son: «Parliamo di uomini che, dal punto di vista calcistico, sono dei punti di riferimento per intere nazioni, dei protagonisti dentro e fuori dal campo. Quanto ha pesato la sconfitta dell’Egitto nella forma di Salah, nel suo scatto di nervi nei confronti di Klopp? Non possiamo saperlo, ma di certo entrambi devono aver pensato che forse sarebbe stato meglio non andare in Coppa d’Africa. E cosa dire di Son Heung-min? È rimasto così scioccato dalla sconfitta della sua Corea del Sud, 0-2 contro la Giordania in semifinale, che riusciva a malapena a parlare, nei giorni successivi».

La conclusione tratta dal Guardian è impregnata di buon senso: «Le competizioni continentali giocate a metà stagione potrebbero non essere l’unica o comunque la principale ragione dei crolli accusati negli ultimi mesi, almeno per quanto riguarda certi calciatori. Ma una serie di partite intense e una profonda delusione finale devono aver inciso per forza sul loro fisico e sulla loro mente. Un po’ come i postumi di una sbornia». In effetti il calo del rendimento di Salah, Kim Min-jae e tanti altro non è – non può essere – una prova empirica rispetto all’infelice collocazione di Coppa d’Asia e Coppa d’Africa, almeno a guardare la cosa da una prospettiva eurocentrica. Ma, ecco, è davvero difficile pensarla in maniera diversa.

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