Come siamo arrivati a questa storica Olimpiade della ginnastica artistica femminile

Le medaglie alla trave e nel concorso generale a squadre sono state costruite a Brescia, con un sistema che va avanti da 40 anni esatti.
di Francesco Caligaris 06 Agosto 2024 alle 15:30

Negli ultimi giorni, i media statunitensi ma non solo sono impazziti per la ginnasta italiana Giorgia Villa e soprattutto per il suo profilo Instagram, pieno di foto in cui è circondata da grosse forme di Parmigiano Reggiano, uno dei suoi sponsor. Non si è capito bene il motivo, però: in fondo Parmigiano Reggiano è uno sponsor come molti altri, tra i suoi volti c’è anche Jannik Sinner (e nessuno dei due è di Reggio Emilia, curiosamente), Thomas Ceccon per esempio è sponsorizzato da Parmacotto e su internet si può trovare una sua foto con la scritta “Vitello is the new prosciutto” (questa sì, già più cringe), ma poi? Fa davvero così ridere? È una cosa tanto inusuale? Forse c’entra il mito che hanno gli americani per il cibo italiano, la pasta e il formaggio, forse par-mi-gia-no-reg-gia-no per loro sono parole difficili da pronunciare e quindi buffe, divertenti, esotiche: di sicuro la più grande democrazia del mondo è parecchio sopravvalutata.

Negli ultimi giorni, invece, in Italia siamo impazziti per le medaglie che ha vinto la Nazionale femminile di ginnastica artistica alle Olimpiadi di Parigi 2024. Tre: l’argento nel concorso generale a squadre e l’oro e il bronzo alla trave conquistati rispettivamente da Alice D’Amato e da Manila Esposito. Il podio nella gara a squadre mancava esattamente da 96 anni, dai Giochi di Amsterdam del 1928, mentre in tutta la sua storia olimpica l’Italia femminile della ginnastica artistica non aveva mai portato un’atleta al primo posto. L’ultimo uomo a esserci riuscito è Igor Cassina, oro alla sbarra ad Atene 2004, preceduto da Yury Chechi agli anelli ad Atlanta 1996 e da Franco Menichelli al corpo libero a Tokyo 1964. Prima di loro bisogna risalire all’epoca dell’Italia fascista, o a quella di Giolitti.

Per raccontare i successi di Alice D’Amato e di Manila Esposito, ma anche delle altre ginnaste della gara a squadre (Angela Andreoli, Elisa Iorio e per l’appunto Giorgia Villa), occorre invece partire da Brescia, e da un’associazione sportiva, la Brixia, fondata esattamente 40 anni fa, nel 1984, da Enrico Casella, Daniela Leporati e Paola Rietti. Oggi Enrico Casella, ex rugbista 67enne laureato in Ingegneria nucleare, è il direttore tecnico della Nazionale italiana femminile, ma negli anni ha formato a Brescia diverse generazioni di ginnaste italiane, da Francesca Morotti, qualificata per le Olimpiadi di Atlanta 1996, a Vanessa Ferrari, la prima italiana a diventare campionessa del mondo nel concorso generale individuale ai Mondiali di Aarhus (Danimarca) del 2006. La Brixia è l’unico centro federale del Paese per la ginnastica artistica femminile (quello maschile è a Milano, in via Ovada), ed è qui che sono cresciute, fin da quando erano poco più che delle bambine, allenandosi di giorno e andando a scuola la sera, D’Amato (insieme alla gemella Asia, infortunata), Andreoli, Iorio, Villa e molte altre. La storia di Esposito è leggermente diversa, perché dalla provincia di Napoli si è spostata dapprima a Civitavecchia, ma da due anni anche lei gravita nell’orbita della Brixia. Anche l’allenatrice Monica Bergamelli in passato è stata un’atleta della società di Brescia.

Le ginnaste italiane (a sinistra) medaglia d’argento nel concorso generale a squadre delle Olimpiadi di Parigi 2024, dietro agli Stati Uniti d’America di Simone Biles e davanti al Brasile. (Patrick Smith/Getty Images)

«È un sistema di lavoro che va avanti da anni», spiega a Undici Enrico Casella, «Alice D’Amato che ha vinto la medaglia d’oro alla trave per esempio è arrivata a Brescia da Genova quando aveva 10 anni, gareggiava ancora nella categoria Allieve. È un gruppo di ginnaste che col tempo è cresciuto e ha acquisito consapevolezza. Abbiamo vinto l’oro agli Europei, la medaglia ai Mondiali, siamo saliti sul podio alle Olimpiadi giovanili e agli Eyof, il Festival olimpico estivo della gioventù europea. Studiamo le altre Nazionali ma non copiamo: semmai capiamo e adattiamo. Dobbiamo fare tanta programmazione, tanti lavori mirati, dosare le atlete, perché non abbiamo e non ci possiamo permettere la profondità di un movimento come la Cina o gli Stati Uniti d’America. Dobbiamo farci trovare pronti al momento giusto, come è successo a Parigi, dove Alice D’Amato non ha sbagliato neanche un esercizio».

Fino al 2007, le ginnaste della Brixia si allenavano in una struttura fatiscente, una palestrina ricavata da una piscina riadattata temporaneamente. È qui che Vanessa Ferrari ha costruito il suo storico oro mondiale di Aarhus, ed è proprio merito dei risultati ottenuti dalla stessa Ferrari se poco più di 15 anni fa sono stati realizzati il PalAlgeco (la nuova palestra) e Casa Iveco (la foresteria). Li annunciò personalmente l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi durante la consegna dei Collari d’oro nel salone d’onore del Coni ai campioni olimpici, paralimpici e mondiali del 2006. Ma ora il centro federale ha bisogno di ulteriore spazio. «Diciamo che siamo degli “artigiani”», continua Casella, «quello che abbiamo ci è bastato, ma il contorno non è all’altezza». Per questo nel 2026 verrà inaugurata sempre a Brescia la nuova Cittadella della ginnastica artistica, un progetto da 9,5 milioni di euro finanziato per circa 4,6 milioni dall’amministrazione comunale e per il resto da fondi statali e anche del Pnrr. Il nuovo impianto, oltre a una palestra all’avanguardia, sarà dotato di 42 posti letto, «che ci permetteranno di ospitare anche ginnaste straniere e soprattutto di aprire una vera e propria scuola per allenatori, per dare ulteriore sviluppo al movimento italiano», aggiunge Casella.

Ma il PalAlgeco e Casa Iveco, dove si sono definite le più belle imprese della carriera di Vanessa Ferrari e dove sono nate le emozioni di Parigi firmate da Alice D’Amato e compagne, non scompariranno. «Naturalmente li conserveremo», conclude Casella, «sia come cimelio sia per permettere l’attività di base ad altre società che fino a questo momento, per forza di cose, danno la priorità agli impegni del centro federale. È un lascito per il territorio ma anche per tutto il Paese». Del resto lunedì lo ha detto anche Simone Biles: «Sono super eccitata e orgogliosa per loro (Alice D’Amato e Manila Esposito che l’hanno battuta alla trave, ndr). Hanno fatto un esercizio fantastico e saranno d’esempio per le giovani ginnaste italiane».

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