La crisi del Manchester City è davvero terribile, lo dicono i numeri

L'incredibile 3-3 contro il Feyenoord è solo l'ultimo capitolo di un momento davvero assurdo, per la squadra di Guardiola.
di Redazione Undici 27 Novembre 2024 alle 12:18

In un mondo e in una stagione normale, Manchester City-Feyenoord 3-3 finirebbe per essere derubricata come una partita assurda: i tre gol grotteschi subiti dal City in un quarto d’ora dopo 75 minuti di dominio, Guardiola che si fa intervistare mostrando degli inequivocabili segni di graffi autoinflitti sulla sua testa senza capelli, gli occhi increduli di Gvardiol e di Éderson dopo errori da terza o quarta divisione, in effetti, sono tutte cose piuttosto inverosimili. E invece sono capitate. Per altro tutte insieme, nella stessa serata. Il punto, però, è che quella del Man City non è una stagione normale: il 3-3 contro il Feyenoord, anzi, ha interrotto una sequenza di cinque sconfitte consecutive in tutte le competizioni. E in qualche modo ha dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la crisi della squadra di Guardiola è davvero terribile.

Per comprendere la profondità dei problemi del City, quindi, non basta riavvolgere il nastro e rivedere gli highlights dell’ultima partita. Bisogna rimettere insieme molti più fatti, molti più elementi. E così numeri e le statistiche storiche diventano un appiglio irrinunciabile, sono l’unico modo per capire a che punto siamo arrivati. Per esempio si potrebbe iniziare dai 17 gol subiti nelle ultime sei partite (Tottenham-City 2-1, Bournemouth-Man City 2-1, Sporting-Man City 4-1m Brighton-Man City 2-1, Man City-Tottenham 0-4 e Man City-Feyenoord 3-3): era addirittura dal 1963 che il City non subiva due o più gol in sei gare consecutive. Oppure si potrebbe rilevare come quella di Guardiola sia diventata la prima squadra nella storia della Champions a non vincere una partita in cui era in vantaggio di tre gol al minuto 75′. E ancora, tornando per un attimo al tecnico catalano: è la prima volta nella sua carriera in panchina – siamo a quota 942 gare complessive tra il 2007 e oggi – che viene rimontato e alla fine non porta a casa la vittoria partendo da tre reti di vantaggio.

Se guardiamo alla Premier League, scopriamo che in questo momento il Manchester City ha subito lo stesso numero di gol (17) del Crystal Palace 18esimo in classifica. E il bello è che, prima dell’inizio della crisi – la sconfitta numero uno della serie è arrivata il 30 ottobre scorso – la squadra di Guardiola aveva messo insieme i soliti numeri eccezionali, ma in senso positivo: nelle prime 14 partite della stagione, infatti il City aveva segnato 2,3 gol a partita, con 0,8 reti subite; questi dati, ora, sono praticamente ribaltati: nelle ultime sei gare, i gol subiti sono diventati 2,8 per match, quelli segnati sono scesi a quota uno. E i tre realizzati contro il Feyenoord, come dire, hanno aiutato a rimpolpare un po’ la media.

Si potrebbe andare avanti per ore, ma allo stesso modo avrebbe senso anche capire come perché si sia materializzata una crisi così clamorosa. Di certo hanno pesato e stanno pesando gli infortuni: quello gravissimo di Rodri, che è fuori da due mesi e resterà fermo fino alla prossima stagione, è stato ovviamente decisivo; ma Guardiola ha dovuto e/o deve rinunciare, per diverse partite, anche a Rúben Dias, Nathan Aké, Kevin De Bruyne, Oscar Bobb. Vista così non sembra che il City abbia dovuto far fronte a un’ecatombe, ma è vero pure che il City ha iniziato la stagione con 20 giocatori di movimento in rosa, al netto dei vari aggregati dalle formazioni giovanili. Forse erano/sono troppo pochi, per una stagione mai così ricca di impegni ravvicinati. Poi è chiaro che un rendimento così scadente, a maggior ragione se si parla di una squadra come il City, non si può spiegare solo con le assenze: i problemi sono decisamente più profondi, e ora sta a Guardiola – che qualche giorno fa ha annunciato il suo rinnovo di contratto e quindi la sua permanenza a Etihad, ma evidentemente non è bastato per risollevare un po’ l’ambiente – trovare il modo per risolverli. Non sarà facile.

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