Gli arbitri stanno diventando una grande opportunità commerciale

Le sponsorizzazioni delle divise stanno iniziando a coinvolgere anche la classe arbitrale europea, per cifre fra i 200 e i 300mila euro. Dietro il marketing, il ruolo del Var.
di Redazione Undici 04 Aprile 2025 alle 12:32

Tutto si riduce a quegli interminabili secondi, in cui il direttore di gara è fermo davanti al monitor: dai giocatori al pubblico, fino alle telecamere, per un attimo gli occhi di tutto il calcio ruotano attorno a lui. E tanto basta per farne anche una nuova fonte di marketing. Nel segno di contratti di sponsorizzazione che fino a qualche anno fa erano inimmaginabili. Oggi, però, anche gli arbitri di tutta Europa hanno il loro appeal economico. A partire dalle loro divise.

Intendiamoci, rispetto alle cifre corrisposte a club e giocatori si tratta di poca cosa. Il valore delle operazioni commerciali non è noto, ma secondo il quotidiano spagnolo Marca può essere stimato fra i 200 e i 300mila euro, a seconda dell’importanza delle competizioni. E in questo senso, ciascun campionato ha la sua formula. L’Associazione Italiana Arbitri, ormai dal 2019, ha un accordo con Net Insurance, il cui logo compare sul bordo delle maniche dei componenti della squadra arbitrale. I colleghi di Premier League hanno una collaborazione con EA Sports. In Francia ci si affida a LaPoste, in Germania alla compagnia telefonica Das Örtliche. Mentre la Liga spagnola è l’unica a prevedere non uno, ma due spazi pubblicitari sulla divisa: maniche e schiena, targate Würth, produttrice di materiali di montaggio.

Per gli addetti ai lavori si tratta insomma di un’opportunità di investimento e visibilità, sia per gli organizzatori delle competizioni sia per le aziende: si creano così nuove entrate e connessioni fra i protagonisti del gioco, nel segno dello sviluppo positivo. Così si è individuato un vero e proprio potenziale da capitalizzare, che prescinde dal ruolo polarizzante dell’arbitro, perché soprattutto in quei pochi secondi di controllo al Var chi ha il fischietto in bocca si ritrova sempre più al centro della scena (e della tv). Un’occasione pubblicitaria a tutti gli effetti, per garantire esposizione strategica ai marchi e apportando benefici alla classe arbitrale stessa, migliorandone perfino l’immagine e la percezione esterna. Polemiche alla mano, in quei momenti di tecnologia assistita, sembra difficile a credersi. Eppure anche gli arbitri hanno le loro storie, e d’ora in poi anche i loro sponsor.

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