La finale del Roland Garros tra Sinner e Alcaraz è stata un lunghissimo, bellissimo giro sulle montagne russe

Alla fine ha vinto Alcaraz, ma Sinner ha dimostrato (per l'ennesima volta) di essere un fuoriclasse.
di Redazione Undici 09 Giugno 2025 alle 02:44

Per una volta, tutto era scritto dall’inizio. Il primo game della finale del Roland-Garros, durato 12 minuti, è stato un mini teaser di una partita agonica che ha scalpellato una fantastica rivalità tra due ventenni che dominano e domineranno il tennis per tanti anni. «È stata la finale più lunga nella storia del Philippe Chatrier», ha sentenziato lo speaker del campo centrale del meraviglioso impianto parigino. Nel frattempo Carlitos Alcaraz, esausto, teneva la testa bassa avvolta nell’asciugamano; Sinner, attonito, guardava nel vuoto. E sembrava chiedersi: come è stato possibile fare 193 punti, ma mancarne uno solo? Nel quarto set, infatti, Jannik ha avuto tre Championship point, tutti sprecati. Da lì un Alcaraz sulle gambe ha ripreso energia e fiducia, portando la sfida al quinto set e comandando per tutto il super tie-break, chiuso 10-2 al primo dei sette match point.

Dopo la naturale delusione, quando scenderanno un po’ di endorfine, Sinner potrà guardare a quest’incontro come un’ulteriore conferma del suo talento atletico e psicologico. Se, dopo tre mesi di squalifica, arrivi a un soffio dal battere il due volte campione del Roland Garros, significa che sei nell’Olimpo del tennis. Certo, la posizione numero uno del Ranking contribuisce a questa consapevolezza, ma finché non scali certe cime non hai davvero la percezione delle tue possibilità. Del tuo reale livello di gioco. Sinner, in questo senso, può stare tranquillo: alla sua prima finale del Roland Garros, ha dimostrato di avere ciò che serve per battere Alcaraz. Anche sulla terra rossa, persino sulla terra rossa.

Al termine della finale del Roland Garros 2025 ha davvero vinto il tennis, non è una frase fatta. Dopo più di cinque ore erano distrutti tutti: i giocatori in primis, gli allenatori e anche il pubblico. Inevitabile, quando assisti a 329 minuti di intensissima battaglia tennistica, un corpo a corpo infinito vissuto su parziali giganteschi e ribaltamenti continui. L’esempio perfetto si è verificato nel quarto set: alla striscia di 15 punti a uno di Sinner, Alcaraz ha risposto con un un 13-1 grazie al quale si è risvegliato dall’incubo della sconfitta. Ed è andata in questo modo per tutto il pomeriggio parigino.

Sia Sinner che Alcaraz hanno preparato la partita in maniera perfetta. Soprattutto a livello tattico, tanto che il flow del match ha vissuto di dettagli: una smorzata appena al di qua o al di là della rete, un passante sulla riga, uno smash sbagliato. Sinner sapeva benissimo che, finché sarebbe riuscito a rispondere profondo, sui piedi dello spagnolo, avrebbe potuto mandarlo fuori giri. È capitato spesso nei primi due set, e così il giocatore numero uno al mondo è riuscito a portarseli a casa. Per Alcaraz, invece, sarebbero state decisive la potenza e la velocità del suo dritto. Ed è andata così anche per lui: il fuoriclasse ventiduenne di Murcia le ha ritrovate proprio nel momento peggiore, quello di maggior affaticamento, nel quinto set, tanto che nel tie-break è entrato in una vera e propria bolla. C’era la sensazione che non avrebbe mai sbagliato. Un colpo più bello dell’altro: passanti lungolinea e a incrociare, demi-volée tagliate, recuperi da fondo campo. Alcaraz, insomma, ha sciorinato un meraviglioso portfolio tennistico in dieci minuti.

La finale del Roland Garros è stata un viaggio sulle montagne russe. Un viaggio lunghissimo e bellissimo, perché pieno di colpi di scena: quando Sinner e/o Alcaraz sembravano nel periodo più complicato, ne sono venuti fuori con coraggio, determinazione e cervello. Alcaraz cercando di liberare il braccio, Sinner togliendo dei punti di riferimento allo spagnolo, soprattutto sull’angolo destro, lasciato troppo sguarnito durante tutto il terzo set. E alora Alcaraz ha martellato proprio lì, sentiva di averne di più, anche se Sinner non ha mai mollato. Persino sul 6-5 del quinto, quando sul 30 pari, Alcaraz ha sfoderato un chop offensivo con il corpo complimento girato all’indietro. Una magia che avrebbe abbattuto chiunque, ma non un cyborg come Sinner. Pochi istanti dopo, infatti, Jannik ha riequilibrato la situazione con grande naturalezza: riposta super sulla riga e 40 pari, nessun problema. Non è servito a evitare il tie-break.

Nei game chiave per Sinner è forse venuta meno qualche prima di servizio che avrebbe indirizzato lo scambio e facilitato il punto. Questo può essere un suo piccolo rimpianto, insieme all’aver permesso all’avversario di scendere a rete un po’ troppo spesso. Minuscoli aghi in un pagliaio d’eccellenza. «Complimenti a Carlos, un’altra battaglia stupenda e una prestazione eccezionale» ha dichiarato Sinner, non a caso, nel post partita. «La sua è una vittoria meritata. Noi pochi mesi fa avremmo firmato per essere qui, è stato un torneo straordinario, anche se ora è molto difficile accettare questa sconfitta. Non dormirò molto bene stasera, ma va bene così».

Queste parole lo dicono chiaramente: Sinner, prima ancora di chiunque altro, sa benissimo che l’impresa fallita – per un metro, per un centimetro, per un nonnulla – al Ronald Garros è una specie di timbro impresso a fuoco sulla sua patente di fuoriclasse assoluto, l’ennesimo raccolto nella sua carriera. Perché questo Alcaraz sarebbe stato ingiocabile per qualasiasi altro essere umano sulla faccia della Terra, perché questa prestazione così straordinaria è arrivata nonostante l’inattività forzata nella prima parte dell’anno, perché tre settimane fa la distanza tra Jannik e Carlos era sembrata siderale e ora si è ridotta quasi a zero. E perché, infine, Alcaraz è un fenomeno generazionale che può dare il meglio di sé e allora si esalta sulla terra rossa. A Parigi si gioca proprio su quella superficie, e quindi sembrava tutto apparecchiato per il banchetto del tennista spagnolo. Sinner invece si è autoinvitato, si è seduto, ha quasi rovinato la festa. La rivincita è solo questione di tempo, di dettagli da sistemare ancora, ci sarà modo di coltivarla: siamo solo all’inizio di una rivalità stellare tra due campioni assoluti.

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