Lavorare con la propria immagine, ma non in tutti i modi possibili. È la direttiva rilanciata dai vertici del tennis globale, mentre agli US Open devono fare i conti con la realtà. E cioè che un buon numero di tennisti e tenniste ha dei contratti commerciali con OnlyFans, piattaforma online a pagamento di contenuti per adulti. Qualcosa di inconciliabile con l’immagine stessa dello sport elegante per antonomasia, riflettono gli addetti ai lavori. Eppure, per chi partecipa alle competizione ATP e WTA, non è sempre facile trovare le risorse giuste per sostenere costi e ritmi di questa carriera. Mica tutti sono come Alcaraz o Sinner, incensati dagli sponsor. Senza scendere troppo in graduatoria, gli atleti godono di tutt’altro status. E introiti.
“Se gli uomini vogliono pagarmi, perché non lo posso accettare?”, fa notare Sachia Vickery, 30enne americana scivolata in posizione 557 del ranking WTA, dopo aver toccato quota 73. “Mi mostro in bikini o mentre faccio allenamento. Non offro contenuti sessuali, non poso nuda. Appena vedono OnlyFans, i media ti associano subito al porno. Ma ci sono tanti contenuti intermedi”. Il problema è che Vickery in questi giorni ha partecipato agli US Open, vincendo un turno eliminatorio prima di uscire di scena a sua volta. E il regolamento ATP parla chiaro: è vietato esibire il logo della piattaforma per adulti, e presto potrebbe essere considerata problematica anche la semplice presenza di tenniste affiliate come Vickery. “Ma è così che mi posso costruire un futuro, guadagnando bene fuori dal tennis. OnlyFans mi dà molta libertà e mi aiuta a finanziare la mia carriera”.
Una situazione che riguarda molti altri professionisti di livello, ma fuori dai vertici della piramide tennistica – dove si concentra la maggior parte del giro d’affari: premi e sponsorizzazioni restano strettamente correlati ai risultati. Dunque c’è chi s’ingegna come può, fin che si può. La complicazione è che portali come OnlyFans non sono invisi soltanto alla classe dirigente del tennis, ma ancora di più agli sponsor tradizionali attorno al Grande Slam: Rolex, Lacoste, Moët & Chandon. Tutti marchi di lusso, particolarmente attenti alla reputazione commerciale. Senza alcuna intenzione di venire collegati – anche in secondo grado – alle ambiguità esplicite di OnlyFans. Motivo per cui tennisti come lo spagnolo Pedro Martínez o il francese Alexandre Müller, tra i testimonial più noti del sito d’intrattenimento, non possono mostrare quel logo in alcuna parte del loro abbigliamento sportivo. Altrimenti scattano pesanti multe. E per il momento, così le cose sembrano restare: c’è chi ricorda il precedente con Playboy, che pure arrivò a sponsorizzare importanti personalità dello sport, soprattutto lato motori. E anche allora fioccarono le polemiche. In analogico come in digitale.