Nella storia del tennis, ci sono stati molti giocatori che si sono fatti accompagnare dal loro cane. Si pensi a Martina Navratilova o a Serena Williams, perennemente seguite dai loro animali domestici. Agli US Open hanno fatto in modo che questi protagonisti alternativi, beh, avessero un ruolo più centrale. A raccontarlo è il New York Times, che parte dal caso di Danielle Collins – attualmente al 61esimo posto del Ranking WTA, eliminata al primo turno da Jaqueline Cristian – per spiegare come vengono accolti e gestiti i cani dei tennisti che partecipano al torneo di Flushing Meadows. In particolare, se siete interessati, il cane di Collins si chiama Quincy e la sua padrona lo definisce «molto viziato».
Secondo il NYT, che ha raccolto l’opinione di molti tennisti, gli US Open sono «il torneo più pet-friendly del circuito». Perché? Semplice: tutti i cani dei giocatori sono identificati con la loro foto stampata su una sorta di distintivo/pass di colore blu che preparato e consegnato dallo stesso torneo, e grazie a questo segnale di riconoscimento possono entrare nella maggior parte degli spazi utilizzati dai tennisti. E quindi anche dai media, dagli allenatori, da tanti altri professionisti impegnati in un evento così importante. La USTA, acronimo di United States Tennis Association, ha chiesto espressamente ai tennisti di lasciare fuori i loro cani dagli spogliatoi e dalle sale da pranzo, ma spesso queste regole vengono “ignorate”, e da parte dell’organizzazione c’è una certa tolleranza. Per un motivo molto semplice: ci sono molti giocatori che hanno cani e che quindi, inevitabilmente, li amano.
Ma da dove nasce questa passione dei tennisti per i cani? Lo ha spiegato Marta Kostyuk, attualmente al 28esimo posto del Ranking ATP: «Noi giocatori stiamo sempre meno a casa, quindi diventa necessario avere delle distrazioni rispetto al nostro team, agli allenamenti, alle partite. Altri tennisti intervistati dal NYT hanno spiegato che la presenza dei loro animali domestici gli trasmette un amore senza vincoli e senza condizioni, anche in caso di sconfitta. E forse è proprio per questo, per far sentire meglio i giocatori, che agli US Open danno ampia libertà ai cani, e a volte chiudono anche entrambi gli occhi quando si tratta di loro. Finché qualcuno non si lamenta, va benissimo così.