Sinner riesce a fare Sinner anche quando c’è qualcosa che non funziona

Contro Shapovalov, al primo vero momento di difficoltà dopo la finale di Wimbledon, il numero uno del mondo ha saputo riprendersi la partita. E il merito è anche del suo angolo.
di Redazione Undici 31 Agosto 2025 alle 01:38

Quarantasette giorni dividono il terzo turno degli US Open e la finale di Wimbledon. E quindi 47 giorni sono l’esatta quantità di tempo necessaria perché quella macchina da tennis che risponde al nome di Jannik Sinner potesse avere un momento di difficoltà durante una partita. Tralasciando l’ultimo atto del Master 1000 di Cincinnati, dove le condizioni fisiche del numero uno del mondo gli hanno di fatto impedito di giocare, era proprio da quel pomeriggio londinese che Sinner non rischiava seriamente di perdere il match. Allora, in occasione della finale contro Alcaraz, Jannik non era riuscito a trovare continuità con il servizio, sbagliando spesso la prima. Contro Shapovalov, invece, i momenti più complicati sono arrivati all’interno dello scambio.

Soprattutto nel primo set, Shapovalov ha risposto benissimo alla bordate da fondo di Sinner, aprendosi tanto spazio per colpire con il dritto e per far male con quelle variazioni che portarono molti esperti a immaginare, per il tennista canadese, un futuro da top ten. Ecco, forse ora quei tempi sono lontani, eppure nella singola partita Shapovalov può ancora giocarsela con tutti. Anche con Sinner e Alcaraz, che francamente sembrano stare due o anche tre livelli sopra a tutti gli altri giocatori ATP, Zverev e Djokovic compresi. A differenza poi di quanto gli è successo in carriera, poi, il canadese non è mai uscito dall’incontro, anche dopo aver subito il controbreak nel primo set, quando sembrava che Sinner potesse uscire alla distanza e cominciare a imporre quel ritmo impossibile da sostenere per qualsiasi avversari. E invece Shapovalov è riuscito a riprendersi il break e a conquistare il primo set.

Nel secondo set, Sinner ha reagito all’approccio in chiaroscuro capitalizzando il break conquistato nel settimo gioco (sull’unica palla break del set, per altro). Jannik ha alzato l’intensità, ha cercato di far partire lo scambio in risposta e ha trovato soluzioni per scardinare il gioco di Shapovalov. Che ha tenuto un livello alto anche in questo set, ma ha visto scendere le pecrcentuali al servizio (43% di prime contro il 61% del primo set). Qui pareva potesse svoltare il flusso della partita. E invece l’avvio di terzo set di Sinner è stato da incubo: Jannik è andato sotto 3-0, Shapovalov ha avuto addirittura la palla per portarsi sul 4-0. Di questo turno newyorchese restano due frasi di Vagnozzi, l’allenatore di Sinner, che quando Jannik si è girato verso di lui lamentando l’incapacità nello sviluppare il suo piano gara, ha risposto: «Oggi è così, bisogna star lì e lottare». Consiglio scontato per qualsiasi tennista, un po’ meno banale per un alieno come Jannik. Parole che comunque hanno aiutato il numero uno del mondo: dopo aver annullato la palla break del 4-0, ha infilato nove game di fila, concludendo sul 6-3 il terzo set – in 49 minuti – e volando sul 3-0 nel quarto, chiuso ancora sul 6-3.


Gli highlights della partita

Per due ore Shapovalov ha espresso un gran tennis e ha fronteggiato al meglio tutte le soluzioni di Sinner, deficitario con la seconda di servizio. Jannik però, non si è scomposto. Al punto da annullare anche una palla break che, quasi a tempo scadito, avrebbe potutp riaprire il quarto set quindi e la partita. È questa, a pensarci bene, la vera grandezza di Sinner: non esce mai dal gioco, se non quando è completamente fuori fase, e alla fine riesce sempre e comunque a trovare non solo la forza, ma anche le soluzioni per vincere le partite. E questa cosa succede anche quando ci sono cose che non funzionano, anche quando l’avversario gioca davvero bene, anche quando sembra che la partita gli sia sfuggita di mano, una, due, tre volte. Non è una cosa semplice da vedere, anche nel tennis ai massimi livelli. Non è una cosa semplice da accettare, per i suoi avversari.

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