La partita col Napoli ci ha ricordato che Foden aveva e ha tutto per diventare un fuoriclasse

Un grande assist, un'espulsione procurata, la personalità e l'efficienza calcistica di una volta: quando si accende, il classe 2000 è ancora tra i migliori al mondo.
di Redazione Undici 19 Settembre 2025 alle 03:55

Ci sono giocate che spaccano una partita. Basta un tocco: minuto 20 di Manchester City-Napoli, Phil Foden si inventa un filtrante immaginifico per Haaland e costringe Di Lorenzo al fallo da ultimo uomo. Rosso diretto e giovedì di Champions League, da lì in poi, destinato a scorrere a senso unico. Si può parlare della tenace resistenza degli uomini di Conte nel primo tempo, dello splendido gol di Doku nella ripresa o ancora dell’ennesimo di Haaland in questa stagione. Eppure, si farebbe un torto al calcio a non menzionare la prestazione di spessore assoluto sfoderata dal centrocampista inglese. Non a caso man of the match, elogiato da Guardiola e di nuovo al centro di uno squadrone che negli ultimi tempi aveva smarrito uno dei suoi giocatori chiave. Ci sono giocate che talvolta spaccano anche una stagione.

«Il Napoli è un’avversaria da incubo», ha dichiarato il 25enne nel postpartita. «Non si riesce a scardinare: il primo tempo è stato davvero frustrante ma bisogna dire che loro hanno giocato in modo molto intelligente, senza concederci spazi». Pochi ne sono bastati a Foden, per decidere il match. «Cercavo il passaggio tra le linee, so che Erling è sempre pronto a scattare. Ma il più delle volte non trovavo lo spazio». Fino all’avvio di ripresa, quando Phil s’inventa un tocco sotto da antologia che il norvegese deve soltanto prolungare in porta di testa. Gol magnifico. L’assist ancora di più. E statistiche da dominatore totale: 82 tocchi, 56 passaggi a destinazione – accuratezza dell’86% – e poi 8 occasioni da gol create, 6 tocchi nell’area avversaria, un tiro nello specchio, un altro a fil di palo al termine di un inserimento dei suoi. Gigante vero.


Una grande prestazione

«Abbiamo segnato soltanto grazie al nostro talento», applaude Guardiola. «Phil in quella posizione è semplicemente incredibile: non avete idea quanto ci sia mancato. Questo è il Phil che conosciamo, quando giocando vicino a Haaland era il miglior giocatore di Premier League. L’anno scorso non riusciva a essere lì, a essere incisivo vicino all’area. Quando la sua vita va bene, il resto viene naturalmente di conseguenza. A partire dal suo straordinario talento. Dunque non gli va messa pressione: è un ragazzo che ha bisogno di sentirsi abbracciato. Da me, dal club. A prescindere dal campione che è».

Foden infatti è reduce da una stagione particolarmente difficile, di quelle che rischiano di lasciare il segno sull’ascesa di un fuoriclasse. Più che dal punto di vista realizzativo – comunque emblematico: “soltanto” 13 gol, rispetto ai 27 dell’annata precedente –, per un disagio interiore ben più profondo che il centrocampista aveva ammesso pubblicamente. Una sorta di stanchezza fisica e mentale, a partire dall’estate degli Europei, culminata in un vero e proprio burnout che l’ha portato – per quanto possibile – a prendersi una breve pausa dal calcio. «Avevo perso la voglia di scendere in campo», raccontava Phil, lo scorso gennaio. Meno male che presto l’ha anche ritrovata. Che peccato sarebbe, per il calcio tutto, perdersi delle perle così.

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