È iniziata la nuova stagione della Bebe Vio Academy, un progetto davvero bellissimo

La fondatrice e ideatrice del progetto, mito dello sport paralimpico italiano, ha spiegato che l'obiettivo è «diffondere cultura della diversità e sulle possibilità offerte dallo sport. Per tutti, senza differenze».
di Redazione Undici 26 Settembre 2025 alle 17:15

La Bebe Vio Academy, il progetto sportivo e inclusivo ideato dalla campionessa paralimpica Beatrice “Bebe” Vio Grandis, promosso e gestito dall’Associazione art4sport in collaborazione con Nike, ha iniziato la sua nuova stagione. Il kick-off è avvenuto a Roma martedì 23 settembre, presso il Centro Sportivo SapienzaSport, e poi anche giovedì 25 settembre a Milano, al Centro Sportivo Iseo. L’inaugurazione di Milano è stata un evento bellissimo, in cui era possibile incontrare i protagonisti del progetto: non solo Bebe Vio, ma anche i coach e soprattutto i bambini iscritti, il cuore pulsante di un’iniziativa che mette insieme sport e cultura della diversità.

Sul parquet della palestra del Centro Sportivo Iseo era possibile praticare cinque discipline: pallacanestro in carrozzina, sitting volley, scherma in carrozzina, atletica paralimpica e calcio integrato, e tutti gli esercizi erano praticati da bambini normodotati e/o diversamente abili, senza alcuna differenza. Ed è così che le cose andranno per tutto il resto della stagione sportiva, come da elemento fondativo della Bebe Vio Academy. L’obiettivo dell’intero progetto, naturalmente, è quello di abbattere le barriere e aprire nuove possibilità di comunicazione e comprensione reciproca tra i ragazzi iscritti, i coach e il resto dello staff, in modo da diffondere cultura della – e sulla – disabilità e sulle possibilità offerte dallo sport paralimpico. E di farlo in modo gratuito, visto che l’accesso all’Academy non prevede costi.

Da questo punto di vista, Bebe Vio è il volto perfetto. È stata lei stessa, intervistata in esclusiva da Undici, a sottolineare come «la bellezza di quello che facciamo sta nel creare le condizioni per cui i bambini possano giocare e divertirsi insieme. A loro non interessa che ci possano essere differenze, anzi non le vedono nemmeno. Sono in quella fase in cui i genitori o la società non gli hanno ancora inculcato il concetto della diversità. Ed è a partire da questo che vogliamo stimolargli il seme della cultura della disabilità e dello sport paralimpico».

Tra una partita di sitting volley e una corsa al centro della palestra, Vio racconta il significato di questo progetto, i suoi obiettivi e le prospettive per il futuro: «Al momento siamo al quinto anno a Milano e al secondo a Roma e i bambini iscritti, sia quelli normo che quelli diversamente abili, sono in costante aumento. Abbiamo coach professionisti e volontari che, a loro volta, hanno passato un anno in questa nostra realtà e poi sono tornati perché si sono sentiti coinvolti neel progetto. Abbiamo anche un sistema di stage universitari (a Milano con la Cattolica, a Roma con la Sapienza) e di alternanza scuola/lavoro, e un progetto collaterale che prevede una serie di corsi per i volontari in modo che si specializzino e prendano tutte le certificazioni necessarie».

Insomma, alla Bebe Vio Academy si costruiscono non solo gli atleti, ma anche i formatori del futuro. Anche se i bambini e i ragazzi iscritti possono fermarsi soltanto per un anno. È una scelta fatta proprio perché si aprano altre possibilità: «Il progetto dura un anno», prosegue Vio, «per uno scopo ben preciso:  arrivare a capire, al termine del periodo qui da noi, quale dei sei sport ogni ragazzo preferisce, così da indirizzarli ad associazioni dedicate. L’idea è creare una cultura sportiva, per poi rendere ogni membro dell’Academy una sorta di piccolo ambasciatore nelle palestre di tutta Italia. E non importa che sia normodotato o diversamente abile». È proprio questo il bello.

Siamo di fronte a un progetto bello e in fase di espansione: «Anche altre città», spiega Vio, «hanno chiesto la nostra disponibilità ad aprire centri anche da loro. Torino e Venezia sono le principali candidate, ma anche per Bologna e Firenze abbiamo dei progetti. L’essenziale, però, è che non diventi un franchising: vogliamo aprire solo quando saremo pronti a farlo seguendo i bambini nel modo giusto, come abbiamo sempre fatto. Lo sport paralimpico, in Italia e in generale, ha un potenziale enorme. E noi vogliamo far esplodere quel potenziale».

Inevitabile, a questo punto, parlare anche dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, in programma a Milano e Cortina d’Ampezzo (e in altre località del Nord Italia) all’inizio del 2026: «Avere un’Olimpiade e una Paralimpiade in casa è  qualcosa di incredibile, sia per il Paese che per gli atleti. Io ancora piango per la mancata assegnazione a Roma delle Olimpiadi 2024. Se però rimaniamo all’impatto culturale che può avere un evento del genere, qui in Italia può creare ancor più consapevolezza, visto che in Europa siamo tra i più avanzati nella cultura dell’inclusività. Per i Paesi che verranno ospiti, sarà l’occasione per prendere esempio, vedere che il nostro mondo può essere replicato e migliorato». Proprio come fa la Bebe Vio Academy.

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