Il bellissimo ritorno di Florian Thauvin nella Nazionale francese

A sei anni dall'ultima convocazione, l'ex Udinese è andato in gol nel 3-0 con cui la Francia ha sconfitto l'Azerbaigian.
di Redazione Undici 11 Ottobre 2025 alle 10:43

È difficile che tredici minuti ti svoltino la vita, ma di sicuro, se si allinea qualche pianeta, possono raddrizzartela. Lo dimostra la storia di Florian Thauvin. Da 10 dell’Udinese a 10 del Lens nel giro di un’estate. Il suo non è stato solo un cambio di stemma, colori, campionato e domicilio, ma forse, in qualche modo di modo di visione del mondo. Lui, sempre così intrepido, in Friuli era diventato un po’ tiepido, abituato a un cuscinetto che sì lo rendeva un attaccante da seconda o terza fascia in Serie A, ma lo aveva anche fatto accomodare su un livello difficilmente superabile.

Nel nord della Francia, Florian, un tipo che ha sempre sguazzato nei posti caldi, da Marsiglia al Messico, si è dovuto confrontare con il clima freddo di un ambiente che non gli ha regalato nulla, nemmeno il posto fisso che aveva a Udine. Facendo un passo indietro, quanto meno all’inizio, Thauvin ne ha fatti un paio in avanti, riconquistando in questi giorni la nazionale sei anni dopo l’ultima volta. E proprio come quel giorno contro Andorra, nel 2019, è andato in gol, sfruttando al massimo quei 13 minuti che Deschamps gli ha concesso contro l’Azerbaigian e chiudendo un cerchio che parte dal Friuli e arriva al Parco dei Principi, sul cui prato si è inginocchiato per festeggiare un gol che sa di ritorno nella nobiltà del calcio francese.

Deschamps è uno che non concede spazio tanto per farlo. Se gli ha dato anche solo la possibilità di riassaggiare certe sensazioni con quella divisa tutta blu, è perché crede nel nuovo Thauvin, visto in questo avvio di stagione al Lens. L’ex Udinese ha completato la trasformazione in regista offensivo cominciata in Italia. «Credo che la miglior stagione della mia carriera sia stata nel 2018, ma oggi mi considero più forte – ha spiegato dopo la partita contro il Rennes – nel 2018 ero un giovane giocatore: efficace sotto porta, ma forse un po’ troppo individualista. Oggi ho una visione del calcio più collettiva. Ho delle responsabilità e devo essere un esempio per i miei compagni. Mi piace questo ruolo, mi sento molto più completo». Un processo che lo ha portato a modificare alimentazione, sonno, entourage professionale e preparazione mentale e perché no, pure i capelli, da corti a raccolti in uno chignon. Sarà la nostalgia di un look più alla francese. Anche se si sta godendo questa convocazione, l’idea di essere inserito per la lista finale del Mondiale di quest’estate non è da escludere, specie se manterrà le medie stagionali. Da agosto ad oggi, infatti, con il club ha messo insieme due gol in sei partite e mezzo di Ligue 1. Non male per un 32enne che in tanti in patria consideravamo un po’ finito.

«Devo ammettere che ho le stelle negli occhi, mi sento come un bambino. Poter indossare di nuovo questa maglia era già qualcosa di importante, avere qualche minuto in campo, segnare, davanti a mio figlio, è la prima volta che mi vede giocare con la Nazionale francese» ha rivelato dopo il 3-0 di Parigi (completato da Mbappè e Rabiot) che ha di fatto portato la Francia a mezzo passo di distanza dal mondiale. «Mi sento meglio in allenamento, voglio sempre avere il pallone. Sono arrivato alla maturità a 31 anni e credo che stasera si sia visto – ha aggiunto – è un grande momento per la mia famiglia e per me. Mi sono sempre detto che avrei dato tutto se avessi avuto la possibilità di rimettere questa maglia. Il mio più grande orgoglio è non aver mai mollato. A un certo punto ero più vicino a smettere di giocare che a tornare in Nazionale». E chi se ne importa se da ex OM il Parco dei Principi, casa del PSG, lo ha fischiato all’ingresso in campo. Per uno caldo nell’animo, la freddezza non è mai stata un problema.

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