Jude Bellingham ha scelto la partita più importante, il Clásico tra Barcellona e Real Madrid, per ricordare a tutti il fuoriclasse che è

Un gol, un assist, un rigore procurato e un'infinita trama di passaggi immaginifici. Come Jude pochi altri al mondo, forse nessuno.
di Redazione Undici 27 Ottobre 2025 alle 14:09

Il gol, tap-in facile facile su sponda aerea di Militão, è stato l’acuto più facile della sua partita. Tant’è che Jude Bellingham nemmeno festeggia, anzi passeggia, di fronte alla distesa di tifosi in estasi al Bernabéu. Tutti ai suoi piedi. Letteralmente. Perché a 22 anni, il centrocampista inglese ha dimostrato a tutti di essere l’indiscusso signore del calcio. Almeno per una notte – certo non l’unica –, soprattutto dinanzi al confronto a distanza con Pedri: ad un tratto fattosi impietoso, con il talento blaugrana smarrito e spesso in ritardo, fino al fallo da espulsione in pieno recupero. Il Clásico è roba del Real, ben oltre il punteggio finale che ai blancos va stretto (2-1 con tre reti annullate più il penalty sbagliato da Mbappé). E Madrid, il giorno dopo, si sveglia deliziandosi del suo fuoriclasse più in palla.

Bellingham non solo ha segnato – due volte, la seconda vanificata da un precedente offside –, si è procurato un rigore – piuttosto fortuito, va detto – e ha servito l’immaginifico assist a Kylian per l’1-0 che ha spaccato in due il match e la difesa del Barcellona – giravolta e fendente telecomandato sui piedi del francese, da vedere e rivedere. Più di tutto questo, che già è tantissimo, Bellingham ha comandato ogni singola fase di gioco nella squadra di Xabi Alonso. Trame di passaggi da urlo, regia impeccabile, interdizione generosa tra ripieghi in difesa e falli procurati. Fino a tramutarsi all’occorrenza in mortifero terminale offensivo: a rimorchio, da rapace d’area o di puro estro. Poco cambia. Certo, tutto il Real ha sfoderato una prestazione maiuscola. Ma a volte ci vuole quel quid in più – e un po’ di buona sorte – per diventarne il trascinatore: né sa qualcosa Mbappé, altrettanto dominante eppure iellato, a conti fatti meno incisivo – eurogol da antologia annullato per centimetri, paratona di Szczesny su di lui dagli undici metri.

“Jude sta vivendo un momento di gran forma”, ha detto Xabi Alonso a proposito del man of the match. “Sapevamo prima dell’ultima pausa nazionali che aveva bisogno di tempo, continuità e minuti nelle gambe. Ha fatto ancora meglio di quanto potevamo immaginare”. Ed ecco il passaggio forse più significativo: “Questo ragazzo è tutto sentimento, comunicazione e connessione coi suoi compagni. Per questo oggi riesce a rendere così bene”.

Se tre indizi sono una prova, dalla ripresa con il suo club Bellingham ha messo in fila una serie di performance maiuscole. Dominante già contro il Getafe. Gol-vittoria alla Juve in Champions. E quindi un Clásico che non vedeva un simile strapotere assoluto – partite così spingono all’azzardo – sin dai tempi di Messi e Cristiano Ronaldo. Perché nel frattempo c’erano state triplette, goleade, giocate straordinarie da parte di svariati campioni: nessuno, però, con l’onnipresenza tecnico-tattica del numero 5. E Bellingham ce l’ha voluto ricordare proprio ieri sera, con gli occhi del mondo puntati addosso. Come solo i fenomeni sanno fare. Nel senso più letterale del termine: ciò che appare, si manifesta. E dispensa calcio.

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