La MLB sta lavorando per portare davvero i suoi giocatori alle Olimpiadi 2028

Sarebbe una vetrina eccezionale per l'intero movimento, e lo stanno iniziando a capire anche le franchigie.
di Redazione Undici 29 Ottobre 2025 alle 16:32

Un passo in più verso la prima base. Tra la Major League Baseball e il comitato organizzatore di Los Angeles 2028 sono in corso dialoghi sempre più fitti. Obiettivo: consegnare i migliori campioni della disciplina al palcoscenico olimpico. “Abbiamo fatto grandi progressi, innanzitutto a partire dal calendario”, ha dichiarato Rob Manfred, commissario della MLB. “In questo momento stiamo parlando con l’Associazione dei giocatori per affrontare tutte le tematiche d’interesse”. Non c’è ancora la fumata bianca, “ma sono fiducioso che i professionisti della nostra lega possano prendere parte al grande evento: penso che ormai i proprietari delle franchigie abbiano superato le perplessità e siano pronti a fare in modo che la cosa funzioni”.

Non sarebbe svolta da poco, visto che il baseball andrebbe incontro ai Giochi più importanti di sempre – nella patria di questo sport e alla sesta presenza complessiva nel programma del Cio. Come però succede anche nel basket, coi reiterati tira e molla fra NBA e tornei per nazionali, le franchigie sono spesso restie a mettere a repentaglio la forma fisica dei propri atleti – cioè dei propri asset economici – per una manifestazione esterna al circuito americano. Le Olimpiadi tuttavia valgono bene l’eccezione, sembra di capire dalle parole di Manfred. Resta comunque da risolvere lo scoglio logistico: l’All-Star Game organizzato dalla MLB nel 2028 dovrebbe tenersi l’11 luglio, mentre le gare olimpiche di baseball saranno in programma soltanto pochi giorni dopo, tra il 15 e il 20. Una finestra temporale piuttosto ristretta, ma per la quale c’è tutto il tempo di trovare un compromesso – e a giudicare dall’entusiasmo di Manfred, ci si dovrebbe arrivare.

Più in generale, la MLB ancora prima delle franchigie ha perfettamente intuito che i Giochi rappresenterebbero una vetrina senza precedenti nella storia di uno sport estremamente popolare in alcuni Paesi – Giappone, Cuba e Stati Uniti su tutti – ma che altrove, a partire dall’Europa, fatica ancora a prendere piede. Celando dunque un gran potenziale inesplorato. “Si tratta di un’occasione unica di diventare un fenomeno veramente globale”, aveva esortato Manfred negli ultimi mesi, trovando l’appoggio di diversi protagonisti. “Sappiamo che molti giocatori sarebbero interessati a partecipare alle Olimpiadi, sia con Team USA o per qualunque altra Nazionale. Dobbiamo soltanto trovare il modo di far quadrare ogni esigenza”. E la recente apertura delle franchigie potrebbe essere un fattore ancora più importante della proficua collaborazione con il comitato di Los Angeles ’28. A vantaggio di tutto il baseball.

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