Lazar Samardzic è un giocatore molto intermittente, ma quando si accende la sua luce è accecante

Un altro gol da antologia, in un'altra grande notte di Champions, come l'anno scorso.
di Redazione Undici 06 Novembre 2025 alle 01:34

Sprint per cinquanta metri palla al piede. Poi un dribbling, anzi due. I difensori del Marsiglia piantati in asso come figure stanche: il giocatore con la dieci dell’Atalanta s’accentra, mira all’incrocio e segna un gol da vero dieci. Palla a giro, telecomandata dai trenta metri laddove anche un Rulli in serata di grazia non può arrivare. Il Vélodrome è ancora attonito, in attesa di un rigore a favore che, nonostante mille proteste, non viene assegnato. C’è invece l’eurogol di Lazar Samardzic: un altro, come un anno fa, dopo la meraviglia della scorsa Champions in casa dello Young Boys. Questo però pesa anche di più, vale il colpaccio e la prima vittoria esterna dell’Atalanta nell’edizione 25/26.

Al termine di una gara combattuta, concitata, colma di errori, soprattutto sprechi sotto porta, da parte di entrambe le squadre. A mettere tutti d’accordo – o almeno, i tifosi della Dea – ci ha pensato Samardzic. Che, come per magia, entra dalla panchina e in una manciata di minuti la risolve mettendo il pallone all’incrocio dei pali.

È fatto così, Samardzic. Se prendiamo l’ipotetico tasso “reti meravigliose su reti segnate in totale” – statistica indefinibile, condizionata dalla soggettività estetica del bello –, probabilmente il 23enne serbo non andrebbe molto lontano dal coefficiente di Leo Messi. Il dettaglio non irrilevante è che però in carriera ne ha realizzate poco più di una ventina in tutto. Vietato nascondersi dietro il suo ruolo, quello del trequartista puro, che gioca più indietro di una seconda punta: lo stesso Lazar sa benissimo che, con i colpi che si ritrova, potrebbe fare di più. Soprattutto sotto il profilo della continuità. Questa stagione è iniziata in maniera promettente, anche per la fiducia dimostratagli da Juric con un buon minutaggio. Ma se il ragazzo ha i connotati del baleno, dell’epifania calcistica, per diventare un campione degno delle sue enormi potenzialità ha bisogno di diventare un maratoneta. Uno stakanovista del rendimento.

Certo, qualità e quantità non possono sempre far rima. Soprattutto per un fantasista dotato dell’estro di Samardzic. Eppure occorre trovare un equilibrio tra l’illuminare una partita e l’eclissarvisi completamente. Emblematico, in questo senso, un siparietto della scorsa stagione: «Spero che Gasperini capisca che su di me si sta sbagliando», disse Lazar, con il chiaro intento di punzecchiare il suo allenatore di allora in seguito a un gol dei suoi messo a segno con la Serbia – tra l’altro molto simile a quello di stanotte a Marsiglia. Risposta laconica del Gasp: «Sarebbe ora che li facesse anche da noi». Di nuovo, il talento non si discute ma il freno a mano tirato è fonte di esitazione per chi poi deve fare delle scelte tecniche. E anche per questo, in quest’Atalanta, in un anno e mezzo Samardzic è stato più un jolly di lusso che un titolare a tutti gli effetti.

«Voglio sempre dare una mano ai miei compagni, anche partendo dalla panchina», ha sorriso invece Samardzic dopo la vittoria di Champions in casa dell’OM. E, a proposito di panchina, a Bergamo c’è chi dice che con questo gol ha salvato quella di Juric. Certo è che in un calcio sempre più avaro di guizzi, coraggio di puntare l’uomo e capacità di danzare con il pallone, il repertorio di Samardzic andrebbe tutelato a beneficio di tutti. Avete presente quegli esemplari in via di estinzione? Ecco, una cosa così. Intanto, finché sboccia come un tiro a fil di palo, ce lo godiamo di replay in replay. Ma il giorno in cui l’eccezione diventerà davvero la regola, sai che affare. Non solo per l’Atalanta.

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