La NBA ha annunciato il nuovo formato dell’All-Star Game, in cui si sfideranno squadre USA e del Resto del Mondo

Una novità assoluta, necessaria dopo anni di flop. E che dimostra ancora una volta la crescente globalizzazione del basket americano.
di Redazione Undici 12 Novembre 2025 alle 15:59

Una NBA come non si era mai vista. USA contro Resto del Mondo: è il nuovo format che l’All-Star Game della massima competizione di pallacanestro adotterà a partire dall’edizione 2026, il prossimo 15 febbraio. Ad annunciarlo è la stessa lega di Adam Silver con un comunicato ufficiale, in cui si descrive l’inedita formula del torneo. Niente più West contro Ovest, o Team Giannis contro Team LeBron: d’ora in avanti a contendersi il trofeo ci saranno tre mini-squadre composte da almeno otto giocatori ciascuna. Due saranno contraddistinte dalla presenza di soli cestisti americani. La terza invece, ed ecco la novità più notevole, metterà insieme i migliori talenti sul parquet provenienti da qualunque altro Paese del pianeta.

Come avverrà il processo di selezione? In buona parte come in passato: il quintetto base di ciascuna squadra verrà scelto per il 50% dal voto dei tifosi, per il 25% dagli stessi professionisti NBA e per il restante 25% da un’apposita giuria giornalistica. Altri sette giocatori per ogni Conference verrano “convocati” dai coach NBA. E questo garantisce almeno 24 partecipanti. Cosa succederà se il consueto sondaggio non porterà alla specifica composizione necessaria per la nuova formula – 16 cestisti americani e 8 dal resto del mondo? Interverrà direttamente il commissario Adam Silver, che deciderà a sua discrezione chi saranno le star aggiuntive per arrivare al numero minimo di ciascuna squadra.

Altro ribaltone: cancellare del tutto l’affaticato ricordo di un All-Star Game infinito, a punteggi inverosimili e ritmi da oratorio del basket. Per alzare i giri della qualità senza compromettere la tenuta atletica dei protagonisti – va sottolineato che la kermesse si disputa nel bel mezzo della stagione NBA, a poche settimane dall’inizio dei playoff –, la lega ha ideato un mini-campionato a tutti gli effetti. Le tre squadre si affronteranno in un girone all’italiana, mentre ciascuna partita avrà la durata di appena 12 minuti: un quarto di un match ordinario, in cui si concentreranno le migliori giocate dell’anno. Le prime due squadre classificate si affronteranno poi nella finalissima, sempre da 12 minuti. Il tutto nell’arco di un solo pomeriggio di pallacanestro, all’Intuit Dome di Los Angeles, l’arena dei Clippers.

È chiara a questo punto la duplice intenzione degli organizzatori. Da un lato fare tabula rasa rispetto al fiasco del passato recente, contraddistinto da All-Star Game sempre più noiosi e da un tasso tecnico-agonistico al di là di ogni amichevole (l’edizione del 2025 è stata la seconda peggiore della storia, sia in termini di rating sia di telespettatori: un terzo rispetto a due decenni fa). Dall’altro coinvolgere la componente internazionale della lega: ormai circa un cestista su quattro proviene fuori dagli Stati Uniti, spesso da protagonista nelle rispettive franchigie. Da Giannis a Doncic, passando per Nikola Jokic. Going global significa anche aprirsi a nuovi mercati e potenzialità commerciali, come dimostra anche il recente piano d’azione per una futura competizione NBA in Europa. In questo senso, l’All-Star Game è la più scintillante delle vetrine. E deve tornare a riaccendere l’entusiasmo del pubblico, cambiando tutto affinché tutto resti com’è.

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