I piloti di Formula Uno hanno stipendi sempre più alti, anche perché non possono guadagnare molto fuori dalle piste

Forbes ha pubblicato la classifica dei piloti di Formula Uno che hanno guadagnato di più nel 2025: spoiler, il primo non è il campione del mondo.
di Redazione Undici 09 Dicembre 2025 alle 17:57

Nel sempreverde e a volte un po’ stucchevole dibattito sulla categoria di sportivi che guadagna di più, molto spesso i calciatori vengono considerati come i veri “paperoni”, dimenticandosi di tutti quegli sport in cui il giro d’affari è decisamente più alto, come quelli americani o la Formula Uno. Nel caso dei motori c’è ovviamente da tenere in considerazione gli investimenti che si fanno per arrivare ad altissimi livelli, i rischi che si corrono in pista, gli sponsor che si riescono a portare a vantaggio del team e anche il numero ristretto di quella che di fatto è un élite di piloti. Eppure, è innegabile come star del calibro del campione del mondo Norris, di Max Verstappen, Lewis Hamilton, Charles Leclerc, George Russel o Fernando Alonso ricevano dalle scuderie una cifre da capogiro. Anche perché i ricavi al di fuori di quello, tra pubblicità e brand personali, sono sempre meno.

Come analizzato dalla rivista specializzata Forbes, infatti, i dieci piloti più pagati di Formula 1 hanno incassato complessivamente 363 milioni di dollari tra stipendi e bonus nel 2025, in aumento del 15% rispetto all’anno precedente. Norris ha incassato un bonus di circa 10 milioni di dollari, che si aggiunge a uno stipendio stimato in 18 milioni e a 29,5 milioni in premi prestazionali, per un totale di 57,5 milioni. A livello economico, però, chiude solo terzo.

Davanti a lui c’è Lewis Hamilton, passato in Ferrari dopo dodici stagioni in Mercedes, con uno stipendio record stimato in 70 milioni di dollari e mezzo milione in bonus. Ma il leader assoluto resta ancora una volta Max Verstappen, che guida la classifica dei guadagni per il quarto anno consecutivo con 76 milioni di dollari, frutto di 65 milioni di stipendio e 11 milioni in premi. Nel complesso, i compensi dei piloti continuano ad aumentare, sospinti dalla crescita commerciale della Formula 1: gli introiti medi dei team nel 2024 hanno raggiunto i 430 milioni di dollari, mentre il valore medio delle scuderie è salito a 3,6 miliardi, quasi il doppio rispetto al 2023. Il cost cap limita le spese tecniche, ma gli stipendi dei piloti ne restano esclusi, lasciando alle squadre un importante margine competitivo proprio nel monte ingaggi.

Anche le situazioni individuali incidono sulle cifre. Charles Leclerc, quinto con 30 milioni, ha beneficiato dell’aumento previsto dal nuovo contratto firmato nel 2023. L’uscita di scena di Sergio Pérez (rimasto senza sedile Red Bull) e di Pierre Gasly (scaricato dalla Alpine) ha aperto spazio a due nuovi ingressi nella top 10: Lance Stroll è così passato all’ottavo posto con 13,5 milioni, grazie alle cifre emerse dai bilanci Aston Martin e Kimi Antonelli è diventato decimo con 12,5 milioni dopo un debutto convincente a 18 anni. Al nono posto, invece, si è piazzato Carlos Sainz che dopo aver lasciato la Ferrari ha comunque trovato un ottimo contratto in Williams, a 10 milioni di dollari più tre di bonus.

Il mercato piloti, però, è meno trasparente rispetto ad altri sport: compensi e bonus sono raramente pubblici e spesso legati direttamente ai risultati in pista. I veterani dei top team garantiscono salari elevati e premi per vittorie e titoli; i piloti emergenti o appartenenti a scuderie minori ricevono stipendi più contenuti ma bonus potenzialmente molto ricchi. Per quanto riguarda il marketing personale, gli spazi sono limitati dagli accordi con gli sponsor delle scuderie. Hamilton resta il più appetibile, con 20 milioni di dollari generati fuori dalla pista nell’ultimo anno. Verstappen, per esempio, ne ha raccolti solo sei, pur avendo accumulato complessivamente 323 milioni da quando Forbes pubblica la classifica dei guadagni F1. Uno meccanismo forse un po’ troppo squilibrato, ma che risulta comunque profittevole per entrambe le parti. I team in qualche modo limitano le attività extra dei loro piloti che però a loro sono consapevoli che i bonifici che arrivano dalle squadre, specie se ottengono risultati, saranno sempre più cospicui.

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