Nessuno si aspettava l’addio tra Maresca e il Chelsea, ma in realtà era l’unico epilogo possibile

Per diverse ragioni club e allenatore avevano iniziato a prendere traiettorie divergenti già da qualche mese: più dei risultati, a volte, conta l'appartenenza a un progetto.
di Redazione Undici 02 Gennaio 2026 alle 11:32

Il calcio sa precipitare in modi impensabili. Nessuno al mondo, nemmeno sei mesi fa, avrebbe anche soltanto scherzato sul fatto che Enzo Maresca e il Chelsea si sarebbero di lì a poco separati nella bufera: poche settimane dopo la vittoria in Conference League, i Blues disegnano un 3-0 da antologia contro l’invincibile PSG, conquistano il Mondiale per Club e l’allenatore italiano un assoluto riconoscimento internazionale. Eppure a Londra si dice che la rottura fosse nell’aria. Anzi: talmente prossima a consumarsi da deflagrare come un fuoco d’artificio, letteralmente, nella notte di Capodanno. Dopo mesi di incomprensioni, tensioni latenti e chiacchierate sottobanco con la concorrenza che decisamente non sono piaciute ai vertici societari.

Sia chiaro: Maresca non paga solo per i risultati. Sarebbe folle, anche se nelle ultime settimane il Chelsea è incappato in una fase di flessione – due sole vittorie nelle ultime nove gare in tutte le competizioni – che avrebbe agevolato la scelta definitiva della dirigenza. Il bilancio di un’annata e mezza con l’ex Leicester al timone resta però superlativo. Basti pensare che i Blues, nel 2023, erano reduci da un disastroso 12esimo posto in Premier condito da quattro cambi di allenatore. Era andata meglio con Pochettino, ma non abbastanza. In un amen Maresca ha invece restituito identità alla squadra, trascinandola alla vittoria della Conference League – forse il traguardo più scontato, visto l’abisso tecnico fra Palmer e compagni e il resto delle avversarie –, al ritorno in Champions e soprattutto alla profanazione della corazzata parigina – sia pure in un torneo estivo – che soltanto un mese prima aveva sbigottito l’Europa intera. Nella stagione in corso il Chelsea magari è un po’ in ritardo in chiave lotta al titolo, ma resta in corsa su tutti i fronti. Nessuno, dati alla mano, contesterebbe il progetto.

Così, in Inghilterra, da un lato c’è chi accusa i proprietari del club di essere tornati ai tempi di Abramovich, vulcanico presidente mangia-allenatori: «Maresca potrebbe anche essere un profilo difficile da gestire, forse nemmeno adatto alla pressione di questo ruolo», scrive il Telegraph. «Ma il Chelsea utilizza con i manager lo stesso approccio impiegato con i giocatori: firmare i prospetti di potenziale a basso costo e con contratti a lungo termine (per proteggere l’asset e ammortizzare le uscite), quindi o tenerli o venderli/guadagnarci se poi le cose non funzionano». E per la buona riuscita di un ciclo tecnico, questo è un approccio quantomeno rischioso.

Dall’altro però viene rinfacciato a Maresca di aver tirato la corda oltre ogni possibile sopportazione. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, racconta The Guardian, è la gestione mediatica del deludente pareggio contro il Bournemouth martedì scorso, con Maresca che ha scelto di non presentarsi in conferenza stampa per una presunta indisposizione (che col senno di poi sa tanto di calcolato temporeggiare). E l’allenatore stesso si sarebbe perfino augurato che la separazione avvenisse in tempi così brevi: proprio domenica il Chelsea giocherà contro il Manchester City, dove Enzo fu collaboratore tecnico nel 2022/23. E con cui, racconta la stampa inglese, avrebbe intavolato diverse conversazioni negli ultimi mesi qualora Guardiola dovesse lasciare la panchina a fine stagione.

Chiaramente queste indiscrezioni, sempre più insistenti, non sono piaciute affatto alla dirigenza del Chelsea. Maresca avrebbe quindi richiesto un miglioramento contrattuale che suonava più come un pretesto per spingere il club ad agire in fretta. E il club l’ha fatto, dopo un autunno a tratti surreale, culminato «nelle mie 48 ore più difficili da quando alleno questa squadra», Enzo dixit, all’indomani di un’ordinaria vittoria sull’Everton, senza ulteriori spiegazioni per quelle parole sibilline. Dietro le quinte però l’attenzione era rivolta altrove: sempre il Telegraph racconta che, oltre a dialogare col City, tra ottobre e dicembre Maresca avrebbe anche parlato con rappresentanti della Juventus (almeno prima che la mossa Spalletti avesse iniziato a dare i suoi frutti). Insomma, a queste condizioni e con una simile atmosfera, forse l’addio era davvero la mossa migliore per tutti. O comunque l’unica possibile. E Maresca ora potrà guardare il big match di domenica con opportuno distacco. Quello di chi, nel limbo del presente, aspetta una chiamata fra passato e futuro.

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