Il paradosso non è il fatto in sé, ma il come e il quando. Perché Ruben Amorim viene esonerato nel pieno di una striscetta positiva – vittoria sul Newcastle e striminziti pareggi contro Wolves e Leeds: di questi tempi, però, basta poco per ravvivare l’aria desolata che tira a Old Trafford. E viene esonerato dopo un singolare j’accuse alla proprietà che finora l’aveva tenuto in sella oltre l’indifendibile. Ci sarebbero stati fior di momenti per rompere con l’allenatore portoghese, da parte del Manchester United: il flop della scorsa stagione, con 16 ko e l’Europa League sfumata all’ultimo atto; l’umiliante eliminazione per mano del Grimsby Town in EFL Cup all’inizio di quella in corso. Eppure, fatti alla mano, sembra che per la dirigenza dei Red Devils essere toccati nell’orgoglio conti più di tutto il resto.
«Sono venuto a Manchester per essere un manager, non un semplice allenatore», aveva puntualizzato Amorim nel weekend, dopo l’1-1 sul campo del Leeds. «E questo dev’essere chiaro: lo so che il mio nome non pesa come quello di Tuchel, Conte o Mourinho. Ma sono pur sempre il manager del Manchester United. E sarà così per i prossimi 18 mesi o fino a quando il board deciderà di cambiare. Non me ne vado: voglio fare il mio lavoro fino a quando qualcun altro non verrà a rimpiazzarmi». Un ultimatum, scrive il Telegraph, che sapeva tanto da “supportatemi o cacciatemi”. E i vertici societari ci hanno messo un attimo a prendere la decisione.
«Purtroppo sentiamo che è il momento giusto per cambiare», rispondono i Red Devils con un comunicato. «Dobbiamo dare alla squadra l’opportunità di concludere il campionato nel migliore dei modi. Ringraziamo Ruben per il suo contributo in questi mesi». Ora al suo posto subentrerà ad interim Darren Fletcher, ex bandiera del club e fino a oggi alla guida dell’Under 18. Ma in ogni caso si tratta di una separazione salata, visto che il portoghese rimarrà a libro paga fino al 2027 e non sarà facile trovare un profilo d’alto livello disposto a sobbarcarsi la scoraggiante situazione in casa United.
È vero, al momento Maguire e compagni sono quinti in classifica, a -3 dalla zona Champions. E con tutte le carte in regola, calendario alla mano – l’assenza di coppe potrebbe diventare un fattore positivo –, per centrare l’obiettivo. Al contempo però la piazza è stanca, ai ferri corti con la società che di più non si può, mentre la squadra viene puntualmente fischiata ed è al centro degli sfottò per tutta la Premier League. E i 250 milioni di euro stanziati dal Manchester United per allestire la rosa attuale sono il segnale definitivo che nel calcio non conta spendere tanto, ma farlo bene. In 13 mesi alla guida, Amorim lascia con il poco invidiabile record di 24 vittorie, 18 pareggi e 21 sconfitte su quella che fino a un decennio fa era la panchina più gloriosa d’Inghilterra. Non ha legato con l’ambiente, si è incaponito su alcune contestate decisioni tattiche – il 3-4-3 a oltranza, per esempio – e alla fine s’è bruciato pure il rapporto con la società. Peggio di così sarà difficile fare: chi si accollerà il rischio?