Immaginando i nativi di Buenos Aires la mente viaggia verso un binario su cui scorrono eleganza e garra, che si mescolano in un carattere caliente, pronto a sfidare qualsiasi ostacolo la vita metta sul proprio percorso. Superare le sfide di una parabola irregolare e ricca di trappole è diventata abitudine per Veronica Maria Ravenna, argentina sbocciata nella capitale di Maradona e Messi, ma con un segno particolare sulla carta d’identità: alla voce professione c’è scritto slittinista. Non proprio la prima attività che viene in mente guardando la mappa del Sud America. Eppure la 27enne che sventola la bandiera su cui svetta Il Sole di Maggio è un’anomalia diventata celebre nel suo paese. Anche se vive quasi 12mila km più a Nord, nella piccola ma simbolica Whistler, una cittadina di circa 14mila abitanti nota per moltiplicare la sua popolazione grazie alla più grande stazione sciistica del Nord America.
La traiettoria di Ravenna abbraccia anche altri confini, perché se il Canada l’ha accolta appena seienne, la passione per lo slittino l’ha poi portata ad avvicinarsi alle colleghe statunitensi, prima di poter apprendere i segreti del mestiere allenandosi con Natalie Geisenberger (medaglia d’oro individuale e in staffetta nelle ultime tre edizioni olimpiche) e le altre campionesse tedesche. «Sono successe molte cose nella mia vita, sia a livello personale sia sportivo, e disputare le prossime Olimpiadi in Italia rappresenta un po’ la ciliegina della mia torta», ha detto la slittinista argentina.
Già, perché lungo un cammino pieno di sliding doors Ravenna si appresta a partecipare per la terza volta ai Giochi Olimpici, allungando la breve lista di atleti argentini al via del prestigioso appuntamento a cinque cerchi. Prima di lei l’Argentina contava solo quattro atleti in grado di conquistare il pass olimpico nello slittino, con Michelle Despain-Hoeger in gara a Torino 2006 – nonché unica donna ad tagliare un traguardo storico per i rappresentanti albicelesti. Ravenna, però, è l’unica donna a partecipare a tre edizioni olimpiche, migliorando una tradizione che, seppur lontana dai riflettori del podio, ha riportato l’Argentina sulla mappa dello slittino.
Per arrivare a gareggiare a Milano Cortina 2026, Ravenna ha aggirato tanti ostacoli, contando sulla forza di carattere e di un fato che le ha riservato gioie e sorprese. Dopo essere cresciuta a Buenos Aires, si è trasferita a sei anni in Canada per volere dei genitori. All’iniziale destinazione (Vancouver), il papà innamorato dello sci e dedito alla lavorazione del legno ha preferito virare verso Whistler, estremo occidente della Columbia Britannica distante due ore di auto dalla più nota località. Il motivo è facile da rintracciare: proprio a Vancouver nel 2010 erano in programma le Olimpiadi Invernali del 2010, ma a Whistler si sarebbero tenute le gare di ben otto discipline. L’arrivo della famiglia Ravenna coincise con l’avvio dei lavori del Whistler Sliding Centre, sede delle gare di bob, skeleton e slittino. In quel periodo Veronica ebbe il battesimo di fuoco con quest’ultimo, durante una gita scolastica che tecnicamente ha fissato il primo vagito di una carriera inattesa. «Ho provato per la prima volta, poi mio padre mi ha iscritto a un camp e le sensazioni sono state indescrivibili», ha raccontato Ravenna a Olympics.
Interrogata sull’atipicità delle sue pulsioni sportive, la 28enne ha equiparato le discese sul budello ghiacciato alle montagne russe: «Per me sono simili, perché in entrambe si inizia dalla parte bassa della pista e poi si sale più in alto, fino a gustarsi ogni curva, consapevole di ciò che ti attende». Quanto alle vibrazioni provate durante i lanci a 140 km/h, momenti in cui puoi contare solo sui movimenti del tuo corpo per inseguire il culmine della rapidità senza rischiare incidenti, l’argentina ha specificato che «quando inizi a scendere con lo slittino in giovane età, poi fai l’abitudine e non hai alcuna paura, anche se adesso è diverso da quando in adolescenza ogni discesa era puro divertimento». Impossibilitata a saggiare le sue qualità nella terra natia, perché in Argentina non esistono piste da slittino – per una struttura simile servono investimenti oltre i 100 milioni di euro, mentre qualche altro milione è necessario per il mantenimento annuale – Ravenna ha sposato lo slittino in Canada, riscoprendo la sua patria quasi per caso. Fermata da una frattura alla clavicola durante gli allenamenti con la Nazionale juniores canadese, Veronica è stata avvicinata dalla FASA (Federación Argentina de Ski y Andinismo) per un programma di medio-lungo respiro. «Mi hanno invitata in Norvegia e chiesto di rappresentare il Paese. Ero al settimo cielo, anche perché poi la Federazione ha sostenuto tanto me e la mia famiglia. Così nel tempo sono stata travolta dal calore del popolo argentino che, seppur non conosce bene la mia disciplina, mi fa sentire legata alla mia terra».
Dopo essere stata selezionata dal FIL Group, la Federazione Internazionale dello Slittino che coinvolge atleti di paesi con poca o nulla tradizione in questa disciplina, Ravenna ha iniziato a infilare buoni risultati a livello giovanile e poi anche nella categoria senior. Così si sono schiuse le porte olimpiche di Lillehammer 2016, gareggiando tra le giovani, mentre poco dopo è arrivato l’esordio tra le grandi nell’edizione coreana di otto anni fa. Nel mezzo c’è stata la scoperta delle piste europee, la competizione ai massimi livelli e prestazioni convincenti come il quinto posto in Coppa del Mondo Junior (Sigulda 2015). A proposito di PyeongChang 2018, anche in questo caso la gioia è arrivata in maniera sorprendente, con una sorta di ripescaggio dopo l’iniziale mancata selezione. A soli 20 anni, da unica testimonial dell’Argentina sullo slittino, ha chiuso al 24esimo posto eguagliando il precedente della connazionale Despain-Hoeger, di scena a Torino dodici anni prima. Altri quattro anni ed ecco il bis olimpico a Pechino 2022, dove lo spirito argentino si è fatto sentire come non mai. «Ho concluso le gare all’una di notte e quando sono tornata in camera ho trovato una scatola di biscotti sul letto con un biglietto che diceva ‘Congratulazioni’. Un piccolo gesto che ha reso tutto ancora più speciale».
Romanticismo a parte, però, slittino e Olimpiadi fanno rima con competizione, per questo Ravenna ha voluto salire di livello sfruttando l’aiuto offerto dalla Germania, il movimento più forte e con più tradizione nella storia dello slittino. Condividendo i ritiri con le colleghe tedesche, Veronica ha incamerato preziosi consigli e nuove convinzioni per affrontare la terza olimpiade della carriera. «Mi aiutano con la slitta, con le linee sulla pista e con i filmati delle mie discese, così che riguardando le immagini riesco a capire come affrontare certi passaggi e migliorare la prestazione». Con l’ultima esperienza e un bagaglio tecnico ricco di sfumature, Ravenna è attesa ora dall’impegno a cinque cerchi in Italia: un’altra occasione per ricordare a tutti che slittino e Argentina non sono due mondi così distanti.