Esordiente in Coppa del Mondo nel 2006 e ancora in lizza per conquistare un pass per Milano Cortina 2026: sono due decenni che rendono straordinaria la carriera di Christof Innerhofer. Il veterano azzurro, carta d’identità alla mano, deve inchinarsi solo all’eterno Roland Fischnaller, snowboarder 45enne capace di centrare l’ennesimo successo in una recente tappa di Coppa del Mondo. Inseguire il sogno dei Giochi tra le nevi amiche a 41 anni, nello sci alpino e in una Nazionale di primo livello, sfiora l’assurdo (d’altronde Vonn che vince alla stessa età genera inevitabili fiumi d’inchiostro). Ma se il diretto interessato è il nativo di Brunico, la cosa cambia e la sorpresa svanisce: già nel 2019, tre anni prima delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022, il Superman su pista bianca prometteva di voler essere protagonista tra i pali larghi dell’edizione a cinque cerchi in programma dal 6 al 22 febbraio 2026.
L’inevitabile romanticismo della storia cozza con il pragmatismo dei più giovani colleghi a caccia di un pass per sciare a Bormio, con l’Italia che nel maschile al momento conta già sette elementi, mentre altri quattro si giocheranno l’accesso olimpico nelle gare in programma fino al 18 gennaio. Nel gruppone degli inseguitori figura proprio Innerhofer, desideroso di vivere la sua quinta Olimpiade. Un traguardo che sarebbe storico, che gli permetterebbe di eguagliare Kristian Ghedina e Dominik Paris (già qualificato) in cima alla classifica maschile degli sciatori con più partecipazioni ai Giochi. Nel team azzurro di sci alpino, oltre a Paris, figurano Alex Vinatzer, Giovanni Franzoni, Florian Schieder, Mattia Casse e Tommaso Sala, mentre mancano pochi punti a Guglielmo Bosca.
Per quanto sia lontano dalla sua migliore forma, di Innerhofer impressiona la volontà di esserci. Che significa non lasciare nulla di intentato nel percorso di avvicinamento ai Giochi. Non quello di quest’anno, perché bisogna allargare il raggio alle ultime stagioni quando, nonostante le ripetute tribolazioni per i numerosi infortuni, lo sciatore ha intensificato il programma di allenamenti per tenere al passo dei più giovani. «Sono felice perché amo sciare, allenarmi e cercare di piazzarmi ancora davanti. Alla fine ho fatto bene a non lasciar perdere, del resto ogni volta che mi alzo al mattino ho voglia di mettermi in gioco in ciò che amo fare», ha detto l’altoatesino a Race Sky Magazine, dopo l’undicesimo posto ottenuto lo scorso dicembre nella discesa sprint di Coppa del Mondo in Val Gardena.
Sfiorare la Top 10 sarebbe una delusione per tanti, mentre in questo caso è la certezza che Inn può ancora competere con i più forti. Nonostante tutto. Merito di gambe e fibre eccellenti, più ancora di una mentalità parecchio fuori dall’ordinario. «Vado in palestra che domani c’è un’altra gara. È già vigilia e bisogna fare la rifinitura», ha spiegato ai cronisti appena tornato in hotel dopo la positiva discesa sulla Saslong, conclusa tra l’altro con parecchio ritardo rispetto al programma iniziale. Un aneddoto semplice ma esplicativo di una dedizione totale per la neve (non ditegli che sciare è un lavoro), al contrario della maggioranza dei colleghi, che dopo i 40 anni si limitano alle discese con amici e familiari.
Per inquadrare il personaggio, val la pena rimembrare che Innerhofer è salito sul gradino più alto del podio per la prima volta vincendo in discesa libera a Bormio nel 2008. Tre lustri fa significa un’altra era per lo sci, allora dominato da Bode Miller ma non solo, considerando che in quelle settimane il mondo guardava l’iPhone 3G lanciato da Apple e la Spagna trionfante sulla Germania agli Europei di calcio grazie alla zampata di Fernando Torres, mentre la paura dilagava ovunque per il fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers, affondata dalla bolla dei mutui subprime. Non si può chiedere a Innerhofer di tornare indietro nel tempo e replicare le imprese al Mondiale di Garmisch Partenkirchen, con le tre medaglie con cui entrò di prepotenza nella storia dello sci alpino (oro in super-G, argento in combinata e bronzo in discesa). Tre anni dopo, ai Giochi olimpici di Sochi 2014, ecco un’altra doppietta da campionissimo, pur mancando il metallo più ambito (argento in discesa e bronzo in combinata). Le sei vittorie e i 18 podi in Coppa del Mondo sono ormai lontani – gli ultimi acuti, rispettivamente, nel 2013 e 2018, ma la forza di Christof sta nel riconoscere il momento e saperlo vivere, allo stesso modo di quando primeggiava.
«Lo sport è vita e, consapevole di non essere più quello di 15 anni fa, ho accettato di passare dall’essere invincibile a diventare uno normale. L’agonismo è la mia via per affrontare una carriera che mi ha gratificato, quando ho iniziato nell’anonimato, così come quando ho vinto e ora che inseguo altri obiettivi. Mi godo tutto e punto forte su Milano Cortina 2026», ha spiegato l’atleta classe 1984. Che ha le idee molto chiare anche riguardo alle sue condizioni di forma: «Erano anni che non mi sentivo così bene, convinto di poter gareggiare con i migliori, tanto che nella discesa in Val Gardena a metà gara ho fatto segnare il miglior tempo». La sfida è lanciata, ancora poche gare e scopriremo se sarà l’amata pista di Bormio a regalare l’ultimo giro di pista a un grande interprete dello sci alpino italiano.