Cresciuta alternando i lanci di peso e giavellotto con gli sprint sui 100 metri, in proiezione olimpica Valentina Margaglio si ritrova a essere la speranza più sostanziosa per l’Italia dello skeleton. Archiviato il pessimo avvio di stagione, senza alcuna presenza in Top 10 nelle prime quattro gare, Margaglio ha messo a tacere le critiche sfoderando due ottime performance sulla pista di Winterberg subito dopo Capodanno. Non sono state sufficienti per salire sul podio (il ritardo è stato di appena otto centesimi, nonostante il terzo tempo assoluto nella seconda discesa), ma il quarto posto è stato un messaggio forte per se stessa e per le avversarie. Oltre che per l’Italia, adesso quasi certa di poter contare su due pass per Milano Cortina 2026, con la stessa Margaglio chiamata a gestire il largo vantaggio sulle inseguitrici nelle due prove che mancano prima dei Giochi, per poi giocarsi le chance di medaglia sul budello di casa insieme ad Alessandra Fumagalli.
Con il conto alla rovescia che corre veloce, l’appuntamento più atteso è sempre più imminente nella testa dell’atleta. Dici Cortina e si delinea il sogno di un’Olimpiade trionfale sul ghiaccio di casa, ma pure la necessità di gestire la pressione e godersi il momento, forte della negativa esperienza nel debutto cinese di quattro anni fa. «A Pechino 2022», ricorda Margaglio, «ero nel gruppo delle favorite. Ma c’è stata paura e ho offerto prestazioni molto al di sotto delle mie possibilità. Stavolta non ricapiterà». Al Cortina Sliding Centre, l’atleta azzurra è attesa anche dall’impegno di coppia, per la prima volta in programma ai Giochi invernali.
Idealmente destinata a tutt’altra carriera sportiva, la scelta non sarebbe stata scontata per un’atleta capace di brillare in varie discipline dell’atletica leggera e altrettante tra gli sport invernali, Margaglio è attesa alla prova definitiva di una carriera che volge al termine. La discesa di Cortina sarà la sua ultima Olimpiade (ma non l’ultima stagione) e tanto basta per focalizzare energie e mente su una gara che potrebbe portare la gloria che l’Italia cerca da quasi 80 anni. Era il 1948 e ai Giochi di St. Moritz a sventolare più in alto di tutti c’era il tricolore imbracciato da Nino Bibbia, primo italiano di sempre a fregiarsi di una medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali. L’impresa cui mira Valentina è assai ambiziosa, perché le rivali più quotate sono tante e, per una serie di fattori legati alla giornata di gara, nello skeleton è quasi impossibile fare pronostici. Però se c’è qualcuno in grado di prendere il testimone da Bibbia, la 32enne di origini africane (la mamma, ex velocista, è originaria della Costa d’Avorio) è tra i pochissimi azzurri con le carte in regola per regalare (e regalarsi) il grande sogno.
D’altronde è stata proprio lei la prima donna italiana a vincere una medaglia (di bronzo) ai Mondiali di skeleton, con la grande prestazione firmata in coppia con Mattia Gasperi durante l’edizione di Altenberg 2020, una tra le piste più tecniche e difficoltose in assoluto. A quello che i media specializzati battezzarono come “il miracolo italiano”, seguirono il primo podio tricolore in Coppa del Mondo (Innsbruck 2021) e un altro bronzo agli Europei di St. Moritz 2022, entrambi nella prova individuale.
Giocarsi le Olimpiadi sotto lo sguardo amico di familiari e tifosi rappresenta una rivincita all’ennesima potenza per Margaglio, che i cinque cerchi se li è impressi sulla pelle. Costretta fino ai 21 anni a mettere lo sport dopo il lavoro da cameriera, necessario per tirare avanti e supportare i genitori. La versatilità maturata grazie alle diverse discipline testate da adolescente e la potenza fuori scala sprigionata sulla pista di atletica sono state la sua salvezza. La solidità di quelle leve ha infatti attirato i tecnici della squadra azzurra di bob, che nel 2011 hanno trasformato Margaglio nella frenatrice del team in gara alle Olimpiadi giovanili dell’anno seguente, chiuse con un buon quinto posto. Ma per chi vive di competizione e ama prendersi responsabilità senza doverle condividere con le compagne la squadra, optare per gareggiare in singolo è stato un passo obbligato.
Così, dopo la pausa forzata in cui si districava tra i tavoli di un ristorante, Margaglio è tornata al primo amore. E, grazie all’intuizione dell’allenatore (e compagno di vita) Andrea Gallina, ha provato lo skeleton trovando la sua dimensione. Detto che la scintilla non è stata propriamente l’ideale per avviare una carriera sportiva (mento rotto alla prima discesa), il tempo e la voglia di migliorarsi ha permesso alla casalese di affinare i dettagli ed emergere come una delle più forti nella fase di spinta. «La slitta pesa 30 kg e per i primi metri bisogna spingere come i velocisti sui 100 metri. Poi bisogna distendersi e restare immobili nei 30 secondi successivi quando si raggiunge il picco di velocità tra 125-140 km/h e per me questa fase è sempre un po’ problematica, perché arrivo con l’energia post spinta». A proposito di carica, il fattore che potrebbe lanciare Margaglio sul tracciato di casa è proprio l’energia di giocarsi la più ghiotta delle occasioni per scrivere ancora una volta il suo nome nella storia dello sport italiano. «Voglio godermi l’esperienza, conosco bene la pista e ciò mi toglierà l’ansia. Mi aspetto tanto da me stessa e anche dalla staffetta, perché puntiamo a un doppio podio. Abbiamo una responsabilità e tanta voglia di metterci al collo delle medaglie».