Giocare in casa è un vantaggio in ogni competizione, ma nel caso di un’Olimpiade i benefici si moltiplicano, perché la conoscenza del luogo e il supporto dei tifosi possono fare miracoli. È anche per questa ragione che l’Italia si avvicina a Milano Cortina 2026 con l’ambizione di centrare il record di allori, superando le 20 medaglie (con sette ori) conquistate nel 1994 a Lillehammer. Il fattore casalingo riguarda da vicino gran parte del team azzurro, che ha un feeling speciale con le piste e il ghiaccio di Milano, Bormio, Anterselva, Livigno, Val di Fiemme e Cortina. Nessuno più di Jole Galli, tuttavia, attende con trepidazione il proprio turno: tricolore in mano e cuore a mille accompagnano l’avvicinamento alla gara della 30enne che a Livigno andrà a caccia di una medaglia. E che a Livigno vive, tanto da aver seguito l’evoluzione dei lavori nello snowpark cittadino direttamente dalle finestre di casa.
«Non avrei mai immaginato», ha detto Galli, «di partecipare ai Giochi olimpici sulle piste dove sono cresciuta, tra la mia gente e sulla mia neve. È qualcosa difficile da spiegare, oltre che un sogno che si avvera. Sapere di avere vicino persone che tifano per me mi dà una carica enorme, perché quell’energia ti spinge a dare qualcosa in più». Volti amici, voci familiari e bandiere italiane ovunque rappresentano qualcosa di diverso dal consueto rito (e tifo), perché in gioco ci sono medaglie che fanno storia. L’intera comunità di Livigno ne è perfettamente consapevole: «Guardando quanto è stato fatto in questi ultimi anni, è evidente che ci sia un sentimento forte verso un evento storico. Pensare che il pubblico non tiferà soltanto l’atleta italiana ma Jole, la ragazzina che conoscono da sempre, è magico e al contempo inspiegabile».
Va bene far scattare l’entusiasmo in persone solitamente compassate, ma poi serve ben figurare. Quindi battagliare tra gobbe e saltare più in là delle avversarie per firmare quell’acuto necessario per dare sostanza al sogno a cinque cerchi. «Puntare a una medaglia è quasi un obbligo, ma per essere la più forte bisogna stare un passo avanti agli altri. È per questo che continuo a lavorare sodo, per migliorarmi e senza mai accontentarmi», ha detto Galli a Mediaset.
Nata sugli sci, dopo una carriera dedicata alla versione classica e con la preferenza per il gigante, a 25 anni Galli ha iniziato a provare lo ski cross, trovando subito buone risposte e una facilità d’azione non scontata. «La scelta è legata all’intuizione di mia sorella, che mi vedeva bene tra gobbe e salti, che ho sempre affrontato per divertimento. Provenendo dallo sci alpino, la maggiore difficoltà con lo ski cross sta nel contatto con le rivali, perché bisogna abituarsi a spallate e gomitate (le atlete sono dotate di airbag di sicurezza per le cadute in velocità, ndr), parte integrante delle dinamiche che si creano sul tracciato».
Passare da una sciata chiara e ben definita al freestyle di una disciplina fondata sui duelli richiede un fisiologico tempo di adattamento. Fase che Jole ha superato in maniera brillante, emergendo come una delle interpreti più complete durante la sua seconda carriera. «L’adrenalina che sale nelle discese spalla a spalla con le avversarie consente di intuire dove sei e come sta andando la gara senza l’ausilio del cronometro». Quanto ai fattori che marcano la differenza in gare da 30-60 secondi, l’atleta in forza al Centro Sportivo dei Carabinieri chiarisce che «sono fondamentali resistenza, potenza negli arti inferiori, equilibrio ed elasticità», tutte doti necessarie per affrontare la sequenza di salti e relativi atterraggi, le varie manches che si corrono nel giro di poche ore e l’esuberanza delle rivali.
La cura dei dettagli, combinata alla graduale conoscenza di percorsi e sfidanti, ha permesso a Galli di migliorare in maniera costante le proprie prestazioni. Anche grazie a questo, nella scorsa stagione sono arrivati i primi due successi in Coppa del Mondo (prima italiana a riuscirci) a Passo San Pellegrino e poi sulla neve di Gudauri (Georgia). Il quarto posto in classifica generale è stato il miglior piazzamento nella rassegna annuale, ma la sciatrice freestyle conta in bacheca anche due bronzi iridati, entrambi ottenuti nelle gare a squadre, ai Mondiali di Bakuriani 2023 e nell’edizione successiva a Engadina 2025.
Stavolta la medaglia che rincorre Galli è doppia perché c’è anche e soprattutto l’ambizione nell’individuale, certa che un’occasione così ghiotta non ricapiterà mai più: «Conosco la neve di Livigno, che è quasi americana, nel senso che è più fredda e aggressiva in confronto ad altre tipologie che si trovano in Italia», ha detto Jole a Olympics, aggiungendo che tuttavia proverà il percorso solo una volta definito, nei giorni a ridosso dei Giochi.