Se pensiamo a tutti i grandi vettori di identificazione tra gli esseri umani e i loro territori, beh, lo sport è tra i più potenti in assoluto. È un discorso che va decisamente oltre il calcio, oltre gli altri grandi movimenti che hanno un seguito massiccio e in cui esistono e proliferano le tifoserie organizzate: anche una disciplina cosiddetta “minore”, o “di nicchia”, può essere profondamente legata a un certo luogo, e di conseguenza può determinare una connessione fortissima con le persone che vivono o frequentano – e quindi sono – una certa comunità. In questo senso, nel vasto e variegato panorama degli sport invernali italiani, uno dei casi più significativi è quello che riguarda Cortina d’Ampezzo e il bob: il bob club più antico – tra quelli che non hanno mai interrotto la loro attività – del nostro Paese è stato fondato proprio nella “Perla delle Dolomiti” nel 1948, ed è quello che ha conquistato più titoli tricolore in assoluto (sono 32 complessivi dal 1949 ai giorni nostri, di cui 15 nel bob a due e 17 nel bob a quattro).
Come detto, però, l’identificazione riguarda anche i singoli esseri umani, le singole persone, e anche in questo senso lo sport può essere un collante davvero formidabile. Prendiamo per esempio la storia di Franco Dompé, fondatore di Dompé farmaceutici: dopo essersi avvicinato a discipline come il canottaggio, il nuoto e il rugby, Dompé arriva a Cortina d’Ampezzo e si innamora in un lampo, perdutamente, del bob. Siamo nel 1936 e il bob è uno sport che, di fatto, è conosciuto e praticato solo nei Paesi del Nord Europa – la prima pista del mondo è stata costruita in Svizzera, a Sankt Moritz, nel 1884.
Eppure quel colpo di fulmine fa iniziare una storia articolata su tappe indimenticabili, sia per la famiglia Dompé che per l’intero movimento: Franco Dompé, infatti, subisce un grave infortunio durante una discesa nel 1937, poi è tra i fondatori del bob club di Cortina; nel 1950 partecipa ai Campionati Mondiali, che si svolgono proprio a Cortina d’Ampezzo, infine arriva a rappresentare anche la Nazionale italiana ai Giochi Olimpici Invernali, per la precisione quelli che vengono organizzati a Oslo, la capitale della Norvegia, nel 1952. Quattro anni dopo, per l’edizione del 1956, la manifestazione a cinque cerchi viene ospitata proprio a Cortina d’Ampezzo. Nel frattempo, cioè dal 1940 in poi, Franco Dompé aveva già iniziato la sua carriera come imprenditore, e così si materializza l’occasione di mettere insieme il lavoro e la passione per lo sport: la Dompé farmaceutici viene scelta per il servizio medicinali e di pronto soccorso nel corso delle Olimpiadi. Grazie a una serie di furgoncini, tutti con il marchio Dompé, gli 822 atleti partecipanti all’evento vengono assistiti con grande puntualità ed efficienza. Quei giorni, in seguito, vengono raccontati anche in un cortometraggio intitolato Operazione S.O.S.
E non solo: Franco Dompé dedica alle Olimpiadi Invernali anche il secondo numero del 1956 di Bellezza d’Italia, rivista dedicata ai medici che ha ideato nel 1947. Più che una semplice esperienza editoriale, il magazine deve essere considerato come un vero e proprio laboratorio di idee: la direzione creativa viene affidata al designer Franco Grignani, autore di famosissime campagne pubblicitarie e celebri loghi aziendali, tra i collaboratori figurano autori come Dino Buzzati, Indro Montanelli, Camilla Cederna e Giuseppe Ungaretti; le foto di Cortina pubblicate sulla rivista – anche negli anni successivi alle Olimpiadi – restituiscono ancora oggi l’atmosfera di quegli anni, sia a livello sportivo che socio-culturale, e quindi rappresentano un patrimonio davvero enorme.
Ecco, proprio per salvaguardare questo patrimonio non solo sportivo, ma soprattutto storico e culturale, la Fondazione Dompé – istituita nel 2020 – ha creato un vasto archivio, una vera e propria miniera in cui sono custoditi tantissime testimonianze del rapporto che esiste tra la famiglia Dompé, Cortina d’Ampezzo e gli sport invernali. Con il bob in prima fila, naturalmente. Chi ha la fortuna di poter rovistare nell’archivio può imbattersi in foto e articoli che documentano le visite di Ernest Hemingway – sì, proprio quell’Ernest Hemingway, uno degli scrittori più influenti del XX secolo, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1954 – nella località ampezzana, i suoi incontri a cena con Franco Dompé, e poi i bozzetti del logo del bob club Cortina, i programmi olimpici e dei Campionati Mondiali, le copertine più belle e più significative di Bellezza d’Italia, le testimonianze fotografiche della partnership stipulata in occasione dei Giochi Invernali del 1956, la corrispondenza a tema sportivo tra Dompé, gli atleti e i dirigenti, i primi schizzi progettuali per la costruzione dei vari bob usati da Franco Dompé nel corso della sua carriera. Insomma, nell’archivio della Fondazione c’è il racconto di un segmento di vita davvero pieno di eventi. Ci sono la storia primordiale del bob italiano, ma soprattutto c’è uno spaccato della cultura ampezzana, e non solo in senso sportivo.

Oggi, settant’anni dopo la prima e ultima volta, Cortina d’Ampezzo è pronta a ospitare di nuovo il più grande evento degli sport invernali. Fondazione Dompé, che supporta la ricerca scientifica e il talento con borse di studio in Italia e negli USA, vuole rinnovare e rinsaldare la sua vicinanza con la “Perla delle Dolomiti”, e lo farà attraverso una serie di eventi e iniziative che si ispirano al suo passato e guardano al futuro. Tanto per cominciare, alcuni dei documenti più importanti inseriti nell’archivio saranno esposti nella mostra prodotta dal Comune di Cortina, curata da M9 – Museo del ’900 e realizzata in collaborazione con l’Associazione Azzurri e Olimpici d’Italia Belluno-Cortina, lo studio di architettura Gris+Dainese e Studio-Visuale.
Altre tracce del rapporto storico tra la famiglia Dompé, Cortina e il bob si trovano e si trovano nel volume Cortina 1956. Le prime Olimpiadi bianche in Italia, scritto da Massimo Spampani, curato da Eleonora De Filippis ed edito da Marsilio. E poi ci sono stati e ci saranno dei talk, degli eventi dedicati, è stato realizzato un montaggio intitolato L’attimo che cambia la vita, ovvero un video che intreccia memorie, testimonianze storiche e la biografia di Franco Dompé. Infine, ma non in ordine di importanza, verrà realizzata una scultura commemorativa ispirata alla “Grande S”, la curva più famosa della pista di Cortina, e che avrà forme fluide e dinamiche. Sarà collocata nell’area arrivi della pista, lungo il percorso verso il futuro Bob Bar a Cortina, e quindi sarà un modo per celebrare il grande amore tra la famiglia Dompé e la comunità ampezzana. Dopotutto certe emozioni e certi legami possono nascere in tanti modi, ma quelli che nascono attraverso lo sport, come dire, sono davvero unici.