Jordan Stolz ha appena 21 anni, ma sa solo vincere ed è già considerato uno dei migliori pattinatori di velocità di sempre

ALL EYES ON I protagonisti dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 – Alle Olimpiadi di Milano Cortina, l'asso americano punta al Grande Slam: quattro medaglie d’oro per entrare nella leggenda.
di Redazione Undici 15 Gennaio 2026 alle 17:38

A cinque anni fantasticava di essere il suo idolo che volava sul ghiaccio, poi appena maggiorenne ha sorpreso il mondo bruciando i più quotati avversari per laurearsi campione del mondo in tre distanze differenti. E l’anno dopo ha bissato quei titoli, infarcendo un biennio stratosferico con record mondiali e prestazioni inspiegabili per gli addetti ai lavori. Per questa strana e impareggiabile parabola, un buon modo per cercare di capire l’impatto generato nello speed skating da Jordan Stolz è ascoltare le parole dei suoi rivali in pista. «Viene da un altro mondo», ha sentenziato Laurent Dubreuil, pattinatore canadese con tre ori mondiali e un argento olimpico in bella vista nel salone di casa.

A pochi minuti dalla gara che ha incoronato Stolz per la prima volta campione del mondo nei 500 metri sul ghiaccio della Thialf, lo stadio del ghiaccio di Heerenveen, tempio sacro nella cultura dei Paesi Bassi (dove lo speed skating è uno sport seguitissimo), il nativo del Québec è stato chiaro: «Anche con una gara perfetta, sarei comunque arrivato secondo». Perché contro il «Michael Jordan del pattinaggio veloce», il paragone è dello stesso Dubreuil, non c’era  assolutamente nulla da fare.

Avviato alla futura gloria con un paio di pattini da hockey su una pista creata nello stagno (spesso ghiacciato) sul retro della casa dei genitori a Kewaskum, cittadina del Wisconsin non proprio entusiasmante che dista 45 km da Milwaukee, il baby Stolz ha passato giornate a impostare curve mozzafiato e volate al fotofinish vestendo i panni di Apolo Anton Ohno, stella dello short track a stelle e strisce che ha strabiliato gli appassionati nel primo decennio del nuovo millennio, con otto medaglie conquistate nelle gare su distanze brevi in tre edizioni dei Giochi Olimpici (Salt Lake City 2002, Torino 2006, Vancouver 2010).  La passione per la disciplina, l’attenzione ai dettagli e la volontà di dedicare tutto il proprio tempo ai pattini, a patto di mantenere le uscite di pesca, convinsero i genitori di Jordan a ritirarlo dalla scuola per farlo studiare a casa all’età di nove anni. Un modo per guadagnare maggior tempo da investire nella crescita tecnica, nonostante più di qualche vecchio seguace non abbia ricordi di un fisico possente né di doti particolarmente spiccate del piccolo Stolz. Con lo sviluppo della muscolatura e la crescita in centimetri ad arricchire gambe lunghe e potenti, il giovane Jordan si è, però, imposto rapidamente all’attenzione del movimento, a partire dai due quinti posti ai Giochi Olimpici Giovanili Invernali di Losanna 2020.

Da lì al debutto in Coppa del Mondo, mentre fioccavano i record a livello juniores, Stolz si è guadagnato il pass a cinque cerchi firmando il record nell’anello del ghiaccio del Pettit National Ice Center (la pista di Milwaukee in cui è cresciuto) nei 500 metri e nei 1000 metri. A Pechino, alla sua prima esperienza ai Giochi invernali senior, l’allora 18enne ha chiuso al 13esimo e 14esimo posto, unica e ultima volta in cui Stolz ha vissuto nell’anonimato. Poco male, per, perché l’inizio di un volo senza fine era ormai dietro l’angolo, perché la stoffa del fuoriclasse era evidente. «Sente molto bene i pattini e quando gareggia di fatto non pensa, che è la situazione migliore per un atleta», ha detto di lui Joey Mantia, ex compagno di nazionale che ha vissuto da vicino e da veterano l’exploit di Stolz (tra i due ci sono 18 anni di differenza).

Dall’inverno 2023 il figlio di Dirk, poliziotto di origine tedesca, e Jane — igienista dentale che da tanni anni frequenta meno gli studi dentistici e più le piste del ghiaccio, dove spesso riprende gli allenamenti del figlio, che così può rivedersi in azione e capire su cosa lavorare — ha iniziato a vincere senza più sbagliare un colpo. Campione indiscusso ai Campionati Mondiali su distanza singola nel 2023 in Olanda, Stolz si è ripetuto nelle tre distanze predilette l’anno successivo a Calgary, in Canada. Così non solo è diventato il primo atleta a conquistare tre titoli individuali ai Mondiali, ma anche l’unico a bissare la straordinaria tripletta, appena dodici mesi più tardi. «La sensazione della prima volta è stata surreale, perché erano le prime medaglie vinte ai Mondiali; aver realizzato il tris per due volte è pazzesco, qualcosa di impressionante perché difficilissimo», disse l’allora 20enne al termine della rassegna canadese.

La continuità di successo in Coppa del Mondo, con diverse triplette tra 500, 1000 e 1500 metri, combinata con l’abilità di liberare il massimo potenziale nelle sfide ai Mondiali, a dimostrazione che le pressioni non scalfiscono la sua tenuta mentale, ha convinto tutti sull’effettivo valore di un atleta che gareggia per fare la storia. Quasi scontato, così, il paragone con Eric Heiden, considerato il più grande pattinatore di velocità della storia e capace di firmare una clamorosa cinquina ai Giochi invernali di Lake Placid nel 1980: cinque medaglie d’oro nel giro di pochi giorni, trionfando nei 500, 1000, 1500, 5000 e 10000 metri.

Jordan Stolz tenterà di avvicinare questa impresa a Milano Cortina 2026, dove l’obiettivo è imporsi nelle tre gare sulle brevi distanze e nella mass start. A proposito di quest’ultimo format, lo statunitense ha fornito una prova dell’eccezionale stato di forma e della fame che lo contraddistingue con l’one-man show andato in scena ad Hamar (Norvegia) lo scorso dicembre. Cinque vittorie su altrettante gare, con record della pista nei 500 metri (33″97), 1000 metri (1’07″63) e 1500 metri (1’44″16), più il primo sigillo nella mass start, con il nostro Andrea Giovannini che ha chiuso in terza posizione.

È assai improbabile pensare che l’asso statunitense non firmi il tris nelle gare che ha dominato negli ultimi due anni, a meno di clamorosi intoppi come il piccolo passo falso durante i Trials americani di inizio gennaio, con in palio l’accesso alle gare olimpiche. All’inizio della gara dei 1000 metri Jordan ha avuto un passaggio a vuoto, finendo con un piede fuori pista, per poi ricomporsi e chiudere al terzo posto (va detto che lui era già qualificato in virtù dei risultati ottenuti in stagione). «Niente problemi col ghiaccio, ero solo un po’ disidratato alle gambe e quindi ho perso un pizzico di equilibrio. Ma mi sono ripreso in fretta», ha detto nel post gara. Un modo per tranquillizzare tutti e mandare un messaggio chiaro agli avversari: per i sogni di gloria olimpici, bisognerà fare i conti con il fenomeno del Wisconsin.

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