Ad Anfield Road ci sono lunghe code e un’atmosfera meno calda, e così i tifosi del Liverpool stanno iniziando a lamentarsi

Il turismo calcistico e delle nuove misure di sicurezza stanno modificando le abitudini di uno degli stadi più iconici del mondo.
di Redazione Undici 20 Gennaio 2026 alle 02:52

Da tempo, ormai, andare a vedere una partita di Premier League è diventata un’esperienza complessa, per quanto bellissima. Tra code, prezzi altissimi dei biglietti e difficoltà logistiche legate al nuovo turismo dello sport, andare negli stadi, comunque sempre pienissimi, non è proprio una comodità. Soprattutto per i tifosi local e non proprio ricchissimi. In un lungo reportageThe Athletic ha raccontato cosa vuol dire andare ad Anfield Road, uno degli impianti pi amati e iconici d’Inghilterra, per i fan storici del Liverpool. E quello che è venuto fuori è un quadro meno brillante rispetto a quello che abbiamo disegnato nella mente.

Il problema più grande riguarda le file, intese come code, per l’ingresso. In occasione del match di FA Cup contro il Barnsley, quando macavano trenta minuti al calcio d’inizio era già evidente che molti tifosi non sarebbero riusciti a essere sugli spalti in tempo per godersi l’atmosfera di Anfield, il rituale prepartita. I disagi erano diffusi in tutta la zona intorno allo stadio. La tensione non è mai sfociata in caos, ma la frustrazione era palpabile. Ed è così dal 20 novembre scorso, ovvero da quando il club ha annunciato che tutti i tifosi in ingresso allo stadio sarebbero stati sottoposti a controlli di sicurezza più rigorosi.

I controlli rafforzati derivano dall’introduzione della “Martyn’s Law”, la normativa britannica sulla sicurezza dei luoghi pubblici, nata dopo l’attentato alla Manchester Arena del 2017 al concerto di Ariana Grande. La legge sarà pienamente in vigore nel 2026 e il Liverpool si è portato avanti, come altri sette club di Premier League. La società ha ammesso le difficoltà iniziali ma ha parlato di miglioramenti costanti. Contro il Leeds, il 99,45% dei tifosi era dentro allo stadio al calcio d’inizio. Nel frattempo, i tifosi sono invitati ad arrivare prima. Una scelta che ha colpito anche i pub della zona. La tradizione inglese prevede un ingresso tardivo, ma con questi rallentamenti le abitudini sono inevitabilmente destinate a cambiare.

Sei giorni dopo la gara con il Barnsley, in occasione della sfida di Premier League contro il Burnley con calcio d’inizio alle 15, si sono ripetute le stesse scene. Le immagini delle lunghe code hanno fatto il giro dei social, amplificate anche dalla condivisione su X di Jamie Carragher, ex difensore dei Reds e ora opinionista in tv. L’impatto sull’esperienza del giorno della partita è evidente. E se il club assicura di essere al lavoro per migliorare la situazione, nelle prossime gare entrare ad Anfield continuerà ad essere complicato.

Le code, però, non sono l’unico tema caldo legato all’esperienza ad Anfield. Lo stadio che ospita il Liverpool dal 1892 è stato profondamente trasformato sotto la proprietà di Fenway Sports Group: la capienza è salita a 61mila posti (dai 44.000 del 2010) e le strutture d’accoglienza decisamente più lussuose. Sotto molti aspetti Anfield non è mai stato così bello. Eppure non mancano le critiche. Basta scorrere i social o ascoltare uno dei tanti podcast dedicati ai Reds per imbattersi in commenti pungenti sull’atmosfera, sulle presenze sempre più numerose di tifosi “turistici” e sull’aumento dei prezzi.

Storicamente, Anfield è sempre stato un crocevia di tifosi: da decenni, infatti, sulle gradinate si mescolano gli scousers che frequentano sempre lo stadio, i sostenitori stranieri che arrivano ogni settimana e i visitatori occasionali attratti dal mito del Liverpool. È per questo che la dirigenza dei Reds ha messo in vendita solo 28mila abbonati, una cifra relativamente bassa per il quarto stadio più grande d’Inghilterra. In estate, inoltre, il club ha introdotto ulteriori condizioni che favoriscono la vendita dei biglietti a tifosi occasionali, spesso più inclini a spendere per merchandising e servizi, mentre le aree e le attenzioni per l’hospitality corporate sono aumentate sensibilmente. Un’ampia porzione della nuova Anfield Road Stand è destinata proprio ai posti premium, una scelta redditizia che ha contribuito a rendere il Liverpool il club più profittevole del Paese. Ma in questo modo, quando le partite – specie quelle con meno appeal – arrivano al secondo tempo, i vuoti sugli spalti sono evidenti.

Il mercato dei tifosi “una tantum” è esploso. I siti di rivendita propongono biglietti a cifre esorbitanti: un posto in Kop contro il Newcastle arriva a 469 sterline. Intorno allo stadio, molte abitazioni sono state trasformate in Airbnb. Una miscela inevitabile per un club globale, ma non senza conseguenze per la sua fanbase storica. L’atmosfera di Anfield può ancora essere travolgente, ma ora succede quasi solo nelle grandi notti europee o in momenti chiave del match più importanti di Premier. In incontri più ordinari, come contro Barnsley o Burnley, il clima è decisamente più tiepido. Ed è davvero un peccato.

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