L’Arsenal è una grandissima squadra, ma l’Inter continua ad avere delle amnesie che si pagano carissime, nei big match

I nerazzurri hanno offerto una buona prestazione, ma hanno compromesso tutto con degli errori gravi ed evitabili.
di Redazione Undici 21 Gennaio 2026 alle 03:53

Succede spesso che, al momento del fischio finale, le facce dei giocatori e dei tifosi raccontino le partite meglio di qualsiasi cronaca. Ecco, i volti della squadra nerazzurra e del suo pubblico dopo Inter-Arsenal spiegano molto, praticamente tutto, di una gara giocata al massimo eppure perduta, da Chivu e i suoi giocatori. A San Siro, l’Arsenal poteva presentarsi in ciabatte grazie ai 18 punti accumulati in sei partite, alla qualificazione già ipotecata. E invece Arteta e i suoi calciatori hanno dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, di essere una delle migliori squadre d’Europa. Forse la più forte in assoluto.

Eppure per l’Inter resta un po’ di rimpianto nei nerazzurri. Niente a che vedere con la beffa di Madrid contro l’Atlético, niente a che vedere col rigore contestato fischiato al Liverpool nel finale di partita: contro l’Arsenal, a condannare l’Inter sono state delle chiare ed evidenti amnesie difensive. Sullo 0-1 dei Gunners, Luis Henrique sale in ritardo e lascia in gioco Gabriel Jesus; sull’1-2 la difesa non legge bene una situazione da corner classica dell’Arsenal, con un gruppone di sul secondo palo e la sponda sul primo; sull’1-3 di Gyokeres, infine, è evidente la mancanza di comunicazione tra Sucic e Dimarco dopo il rimpallo che accomoda la palla per il destro a giro dello svedese.

«Sono stati più forti per intensità, tecnica in velocità, occupazione del campo e idee nell’attaccare le linee», ha spiegato Cristian Chivu a Sky Sport nel post partita. «Noi abbiamo provato a stare in gara e abbiamo fatto una buona prestazione nel primo tempo, sull’1-1 potevamo segnare e andare in vantaggio siamo stato sfortunati sul gol su palla inattiva, la palla prende la traversa e finisce sulla testa di un giocatore. Nel secondo tempo loro hanno alzato il livello di attenzione e noi abbiamo fatto fatica a creare occasioni, poi hanno anche i cambi per metterti in difficoltà».

Tutto verissimo, tutto condivisibile, ma resta il fatto che l’Inter ha diversi momenti in cui stacca la spina, quantomeno nelle grandi partite. A volte sono le numerose occasioni da gol non sfruttate, stavolta i nerazzurri hanno pagato la scarsa attenzione in difesa. Quello delle sbavature arretrate è un tema che ritorna, visto che emerso più che altro a inizio stagione, quando l’Inter subiva tanti gol. Quindi non si tratta di un problema strutturale costante, o quantomeno lo diventa solo contro avversari di alto livello, quando ogni minimo calo concentrazione viene punito con puntualità. L’Arsenal, dopo Milan, Juventus, Napoli, Atlético Madrid e Liverpool, ha sfruttato errori diversi, ma riconducibili a un comune denominatore: la difficoltà dell’Inter nel gestire i momenti chiave sotto pressione.

Nel derby l’Inter ha sofferto soprattutto quando ha dovuto fare delle letture preventive; contro la Juventus, la squadra di Chivu ha pagato una linea difensiva incapace di leggere la posizione di Yldiz tra le linee e non sincronizzata con il centrocampo; contro il Napoli, il problema sono state le transizioni e le seconde palle; la sfida con l’Atletico Madrid ha evidenziato una fragilità già nota ma mai del tutto risolta: le palle inattive; contro il Liverpool, dopo una gara equilibrata e decisa dai dettagli, l’Inter ha compromesso il risultato con un errore individuale evitabile: una trattenuta ingenua di Bastoni in area, frutto di un anticipo sbagliato e di una gestione emotiva poco lucida. Poi è venuta la gara contro l’Arsenal, di cui abbiamo già detto.

Insomma, si può dre: l’Inter 2025/26 paga a caro prezzo delle imprecisioni che diventano decisive contro avversari di élite. Se i nerazzurri vorranno compiere un ulteriore salto di qualità, la crescita dovrà passare soprattutto dalla capacità di restare concentrati nei momenti più importanti. Per dirla in una frase: serve uno switch, un cambio di mentalità. «Sull’1-2 di Gabriel Jesus, il pallone è finito sulla traversa e ha preso una traiettoria strana», ha detto uno sconfortato Dimarco dopo la partita. Ecco, forse sarebbe meglio focalizzarsi sul motivo per cui, dopo quella traversa, a ribadire la palla in rete ci fosse un giocatore dell’Arsenal.

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